Ai colpi di scena Gianfranco Rotondi ci aveva già abituati. A dicembre 2018 si era lanciato con entusiasmo in un progetto ambizioso: far rinascere come un'araba fenice la Democrazia Cristiana dalle sue ceneri. Un partito che nelle intenzioni del suo fondatore doveva essere un argine al M5S. E così aveva presentato alla Camera il patto federativo programmatico tra i partiti di ispirazione democristiana, come risposta al sovranismo. "Non siamo mai spariti – aveva detto Rotondi – Siamo molto ottimisti perché io sento che c'è una nostalgia crescente nel Paese per un partito e una storia gloriosa". La sfida voleva essere quella di riportare in auge "un partito moderato che si ispiri ai valori cristiani". Il seguito della vicenda lo conosciamo: alle elezioni regionali in Abruzzo, al primo vero collaudo, la lista Udc-Dc-Idea ottenne il 3%, facendo eleggere un solo consigliere.

Quest'insuccesso avrà forse convinto Rotondi a rimodulare i suoi piani. Lo scorso 1 giugno ha annunciato le dimissioni, "a metà tra un vaffa e l'esercizio spirituale" lasciando la guida del partito: non un gesto di resa, si badi bene, ma anzi "un rilancio", ha spiegato l'ex presidente della Federazione Dc e vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera. Detto fatto. L'Ufficio di Segreteria ha ratificato le dimissioni e ha deciso di sospendere le attività della Dc come partito. A nulla è servito rispolverare ‘O Bianco Fiore', l'inno adottato dalla Democrazia Cristiana, che viene dalle lotte sindacali dei cattolici, o intonare ‘Azzurra Libertà' cioè la colonna sonora di Forza Italia, che orgogliosamente facevano parte del ‘kit del candidato', in formato DVD.

Fine di una parabola? Per nulla. La Dc, ostinata, cambia ancora forma, e cede nome e simbolo a una fondazione, chiamata, non c'è nemmeno bisogno di dirlo ‘Democrazia Cristiana'. Lo scorso 8 giugno l'ufficio stampa della Dc, ha fatto sapere che Rotondi presiederà la fondazione insieme a Rocco Buttiglione.

Venerdì 12 luglio, alle ore 15, nella sala della Regina alla Camera dei Deputati, con un dibattito sul tema ‘Ci rivedremo in centro', si conosceranno maggiori dettagli sulla neoformazione. All'evento interverranno Ubaldo Livolsi (Italia Semplice), Achille Colombo Clerici (Istituto Europa Asia), Francesco Verderami (Corriere della sera), Fabrizio D'Esposito (il Fatto Quotidiano), David Allegranti (il Foglio). Oltre naturalmente allo stesso Rotondi, all'onorevole Mario Tassone, e al professor Rocco Buttiglione. "Berlusconi – ha dichiarato Rotondi – non è solo il leader di Forza Italia, ma anche di un'area democristiana che gli è stata leale e che oggi esprime una veduta diversa sulle alleanze". 

Anche in questo caso tutto ruota attorno al ‘suo' leader: "Non mi rassegno a vedere i miei ideali minoritari e addirittura irrisi da politici improvvisati e gazzettieri ignoranti e truculenti – aveva detto Rotondi comunicando le dimissioni – Non mi rassegno a vedere Forza Italia, cioè il Ppe, al nove per cento (negli ultimi sondaggi è sceso poco sopra il 6% ndr) Non mi rassegno a vedere Berlusconi costretto a contrattare con quelli che ha creato".