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Opinioni
24 Febbraio 2014
15:30

La dinastia De Mita in Campania? Non finisce mai

Dall’affidamento di un bar all’interno dell’ospedale “Moscati” di Avellino parte una inchiesta che potrebbe coinvolgere il figlio dell’ex premier e più volte ministro democristiano. Una indagine che ricorda da vicino quella costata la poltrona di ministro alla De Girolamo.
A cura di Vincenzo Iurillo
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C’è un’inchiesta sull’assegnazione del bar di un ospedale della provincia campana che lambisce la famiglia di un politico molto potente. Detta così pare la storia del bar del “Fatebenefratelli” di Benevento, costata le dimissioni al ministro Nunzia De Girolamo, registrata di nascosto mentre faceva pressioni sui dirigenti dell’Asl per farlo intestare alla cugina e allo zio. Invece siamo ad Avellino, presso la Città Ospedaliera “Giuseppe Moscati”. E spunta fuori il cognome di un’altra family importante, e da molto più tempo: quella dei De Mita. Pochi giorni fa la Finanza è entrata negli uffici amministrativi dell’ospedale diretto da Giuseppe Rosato, uomo di stretta osservanza demitiana, già consigliere provinciale della Margherita quando De Mita era il padre-padrone del fiorellino del centrosinistra. I finanzieri hanno fotocopiato ed acquisito la documentazione dell’appalto del bar irpino, e hanno trasmesso un’informativa all’attenzione della Procura diretta da Rosario Cantelmo, ex procuratore aggiunto della Dda di Napoli. Il fascicolo è aperto e contiene la ricostruzione delle visure e delle consultazioni delle banche dati. Il rapporto rileva che l’amministratore unico della società che gestisce il bar è un signore di 41 anni nato in Svizzera ma domiciliato a Nusco. Costui, scrivono le Fiamme Gialle, è amministratore unico anche di due società con sede a Roma. Una delle quali ha come oggetto la comunicazione e l’organizzazione di eventi ed ha tra i suoi soci, sottolineano gli inquirenti nell’informativa, «De Mita Giuseppe, quest’ultimo figlio dell’onorevole De Mita Ciriaco attualmente europarlamentare nelle file dell’Udc» e in tempi ormai lontani premier di un dimenticabile governo prima dell’avvento del Caf (Craxi-Andreotti-Forlani). L’appalto del bar del Moscati è stato stipulato nel gennaio del 2007 e ha un valore di 950.000 euro. “Mentre non risultano registrati – si legge nell’informativa – quelli relativi agli anni successivi”.

Il collegamento tra il bar e i De Mita non è gratuito. È l’effetto di una serie di puntate estive de “il Venerdì”, trasmissione in onda su una tv locale avellinese, ‘Prima Tivvù’. Durante le quali il direttore Franco Genzale ha acceso un riflettore sull’appalto del bar del Moscati, definito “dubbio e sospetto” e ha lasciato intendere che di sicuro “era stato favorito qualcuno”. Anche perché, sintetizzano gli investigatori, quello gestito dal socio di De Mita jr. è l’unico bar in tutta l’area ospedaliera e quindi “si trattava di una vera e propria miniera d’oro, tenuto conto che tutti i giorni in quella struttura transitavano migliaia di individui tra personale ospedaliero, pazienti e familiari in visita”. Genzale ha invocato “chiarezza sull’appalto” e indagini sul punto. Finanza e Procura si sono mese al lavoro.

Uno stralcio dell’informativa della Guardia di Finanza sul caso
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Vincenzo Iurillo è giornalista professionista dal 2002. Nel 2009 con Bruno De Stefano ha scritto ‘La Casta della Monnezza’ (Newton Compton). Scrive sul Fatto Quotidiano sin dalla nascita della testata fondata da Antonio Padellaro, Peter Gomez e Marco Travaglio. A gennaio una sua incalzante inchiesta in più puntate da Benevento ha provocato le dimissioni del ministro Nunzia De Girolamo.
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