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Covid 19
8 Febbraio 2021
18:18

Covid, Crisanti: “Gli anticorpi monoclonali sono uno spreco di soldi senza precedenti”

Secondo il professor Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova, gli anticorpi monoclonali “vanno bene per chi non ne ha bisogno. Perché fondamentalmente hanno un effetto per i casi moderati e non gravi” di Covid-19. Per questo rappresentano “uno spreco di soldi senza precedenti.”
A cura di Davide Falcioni
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Sono destinate a far discutere le dichiarazioni del professor Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell'ateneo cittadino, secondo cui "gli anticorpi monoclonali" per la cura del coronavirus "vanno bene per chi non ne ha bisogno. Perché fondamentalmente hanno un effetto per i casi moderati e non gravi" di Covid-19. Lo scienziato, intervistato dalla trasmissione di Rai1 ‘Oggi è un altro giorno', ha dichiarato: "Penso sia uno spreco di soldi senza precedenti. In presenza di un vaccino, spendere 2-4mila euro per un anticorpo monoclonale senza nessun dato che dimostri che" questi farmaci "sono in grado di prevenire l'infezione grave, quando poi c'è il trial dell'Eli Lilly che dimostra che nei pazienti gravi sono controproducenti, penso che sia sbagliato".

Silvestri a Crisanti: "Le sue affermazioni sono inspiegabili"

Non si è fatta attendere la risposta del professor Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta e da mesi grande sostenitore dell'utilità degli anticorpi: "Ci dicono di evitare polemiche tra esperti, perché creano confusione tra il pubblico. In linea di massima sono d'accordo con questo principio, ma le affermazioni del collega Crisanti sono davvero scientificamente inspiegabili, e creano inutile confusione su un argomento già abbastanza complesso e polarizzato". Per Silvestro "basti ricordare che i tedeschi, certo non noti per i loro sprechi di soldi, hanno appena comprato anticorpi per 200 milioni di Euro (per non parlare di americani, canadesi, ed israeliani). Detto con grande rispetto ma altrettanta chiarezza, queste affermazioni fanno il paio con quelle di alcuni mesi fa, in cui lo stesso collega sosteneva che i vaccini contro Covid erano rischiosi perché, secondo lui, non si facevano i test sul campo".

Sabato scorso il Ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato il decreto per il via libera alla distribuzione degli anticorpi monoclonali in Italia mentre il 3 febbraio è arrivato l'ok agli anticorpi contro il Covid prodotti da Regeneron e da Eli Lilly da parte dell'Agenzia italiana del Farmaco (Aifa). L'ok è stato dato dalla Commissione tecnico scientifica dell'Aifa con alcune limitazioni all'impiego in linea con quelle del Canada e dell’Fda negli Stati Uniti: potranno essere somministrati infatti, in fase precoce, a una categoria limitata di pazienti ad alto rischio di evoluzione dell'infezione da Covid-19.

A cosa servono gli anticorpi monoclonali

Gli anticorpi monoclonali rappresentano una speranza nella lotta al Covid-19, anche se vanno impiegati solo su soggetti non ancora gravi. Curano quindi chi è già malato, fornendo al paziente anticorpi già formati e immediatamente attivi contro il virus. A spiegarlo in maniera pragmatica era stato, tra gli altri, anche il presidente Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli: con questo tipo di trattamento si riducono "le ospedalizzazioni e si migliorano i risultati clinici. Può essere una strategia per condurre a termine la campagna vaccinale in un tempo più flessibile". Come ha sottolineato Giorgio Palù dell'Aifa, "i monoclonali riducono il rischio di ricovero del 72-83%, se presi nella fase iniziale della malattia, a 72 ore dalla comparsa dei sintomi, quando la carica virale è massima, altrimenti sono inutili".

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