Covid 19
23 Dicembre 2021
11:00

Covid, aumentano i bambini ricoverati. I pediatri a Fanpage.it: “Vaccinare, non chiudere scuole”

Annamaria Staiano, presidente della Società Italiana di Pediatria: “Chiudere le scuole solo in caso di estrema emergenza. I genitori possono fidarsi dei vaccini: sono sicuri ed efficaci”.
A cura di Davide Falcioni
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Nell'ultima settimana la percentuale di ricoveri pediatrici per Covid-19 è aumentata del 96%. A rivelarlo ieri è stato il report della Fiaso (Federazione italiana delle aziende sanitarie ed ospedaliere), spiegando che si tratta di tutti bambini non vaccinati, e che la metà di loro ha anche genitori non immunizzati. I contagi tra i bambini sono  dunque in netto aumento e rappresentano ad oggi poco meno di un terzo delle infezioni registrate quotidianamente in Italia. Le ragioni di questo boom sono diverse: la maggiore contagiosità della variante Omicron, che si appresta a diventare dominante anche nel nostro Paese; la riapertura delle scuole in presenza e la scarsa aereazione di molte aule; il sovraffollamento cronico dei mezzi di trasporto ma soprattutto la bassissima copertura vaccinale nella fascia d'età tra i 5 e gli 11 anni. Ad oggi, stando al report del Commissario Straordinario Figliuolo, le dosi di vaccino somministrate ai più piccoli sono appena 122.451, pari al 3,35 % della popolazione 5-11 anni. I bimbi che hanno invece completato il ciclo vaccinale sono solo 115 e di questo passo, conti alla mano, serviranno sette mesi per immunizzare il 70% dei più piccoli. Di fronte a numeri del genere appare evidente che milioni di genitori italiani stanno sottovalutando i rischi legati al Covid tra i bambini. "Si tratta di persone spaventate dalle fake news che circolano su internet. Dobbiamo fare di tutto per convincerle a vaccinare i loro figli", spiega a Fanpage.it la professoressa Annamaria Staiano, presidente della Società Italiana di Pediatria.

Annamaria Staiano, presidente della Società Italiana di Pediatria
Annamaria Staiano, presidente della Società Italiana di Pediatria

Professoressa, l’incidenza del Covid nei bambini è molto alta. Quali sono le cause? E quali le possibili conseguenze?
I contagi in età pediatrica stanno progressivamente aumentando soprattutto nella fascia d'età sotto i 10 anni, ovvero quella non coperta dalla vaccinazione. Questi bambini rappresentano dei veri e propri serbatoi per il virus, e con l'incremento dei casi osserviamo non solo tanti soggetti con sintomi lievi, ma anche manifestazioni severe sia a breve che a lungo termine come la MIS-C (Multisystem Inflammatory Syndrome in Children) e il Long Covid. La prima  è un'infiammazione contemporanea di diversi organi, incluso il cuore, i polmoni, i reni, la pelle, gli occhi, e si presenta con sintomi che comprendono dolore addominale, nausea e vomito, diarrea, sfoghi cutanei, occhi arrossati e spossatezza. Si tratta di sintomi importanti che noi pediatri non possiamo in alcun modo predire.

La campagna vaccinale tra i bambini della fascia 5-11 anni procede a rilento. Perché i genitori non si fidano dei vaccini?
È vero, a differenza delle altre fasce d'età le vaccinazioni nei più piccoli stanno procedendo molto a rilento a causa dei timori dei genitori, spaventati dalle molte fake news che sono circolate negli ultimi mesi: abbiamo letto del rischio di effetti a lungo termine del vaccino sulla fertilità, della modifica del Dna e molte altre bufale non supportate da evidenze scientifiche. Non sono però mancate informazioni contraddittorie anche da parte degli esperti: c'è chi ha parlato di trial clinici che avrebbero coinvolto pochi bambini, quando invece sappiamo che nel mondo sono stati vaccinati minori di bimbi e che gli effetti collaterali sono di gran lunga inferiori rispetto alle altre fasce d'età. L'unica arma per combattere le ritrosie dei genitori è la corretta informazione: i vaccini sono efficaci e sicuri – come abbiamo spiegato – anche per i bambini tra i 5 e gli 11 anni.

Esistono invece farmaci antivirali approvati per la popolazione pediatrica?
Non ancora: al momento esistono due farmaci anti Covid, il Paxlovid di Pfizer e il molnupiravir di Merck, che dovrebbero essere disponibili in Italia a partire da gennaio 2022. Sono stati approvati in via emergenziale solo per gli adulti e non ancora per i bambini.

In Italia sono raddoppiati in una settimana i bambini ricoverati per Covid… 
Sì, sappiamo che l'incidenza dei contagi a partire da ottobre è altissima soprattutto nella fascia d'età 6-10 anni. Iniziamo però a vedere molte infezioni anche in bimbi che frequentano i nidi e le scuole dell'infanzia, quindi anche ben prima dei 5 anni, e vi è un deciso incremento delle ospedalizzazioni al di sotto dei 3 anni. Omicron si sta rivelando molto più contagiosa di Delta e – anche se non sappiamo ancora se sia più o meno aggressiva – di certo i centri pediatrici Covid sono affollati di bambini, fortunatamente il più delle volte con manifestazioni lievi e non severe. Alcuni però sono anche ricoverati: si tratta per lo più di neonati figli di mamme non vaccinate positive al Covid.

Alcuni paesi europei prolungheranno vacanze di Natale. Si tratta secondo voi di una decisione corretta per rallentare la circolazione del virus?
Ieri ho ascoltato con attenzione il Ministro dell'Istruzione Bianchi dire di essere contrario al prolungamento delle vacanze di Natale. Noi siamo d'accordo, crediamo che la scuola rappresenti una priorità e vada tenuta aperta più a lungo possibile perché è fondamentale per il benessere psico-fisico dei bambini: a seguito delle prime ondate della pandemia abbiamo potuto toccare con mano i danni causati dalla mancanza di socializzazione ha determinato in termini di disagio psicologico. Crediamo che la sospensione della didattica in presenza debba rappresentare davvero una misura d'emergenza da mettere in atto solo in casi selezionati.

Alcuni sindaci chiedono l’introduzione del Green Pass anche per la scuola: pensate che sarebbe una decisione utile?
Le vaccinazioni nella fascia 5-11 anni sono partite da appena una settimana e procedono a rilento; l'applicazione del Green Pass per i bambini, quindi, ad oggi interesserebbe pochissimi di loro, e per di più solo quelli che hanno ricevuto anche la seconda dose, che sono ancora meno. Come pediatri pensiamo sia più utile aiutare le famiglie a prendere decisioni consapevoli ed informate, sperando che riescano a superare i loro timori.

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