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Cosa sappiamo sull’omicidio di Sofia Stefani uccisa dall’ex comandante della polizia locale ad Anzola

Cosa sappiamo sulla morte di Sofia Stefani, 33enne ex vigilessa uccisa con un colpo di arma da fuoco dall’ex comandante Giampiero Gualandi negli uffici della polizia locale di Anzola dell’Emilia. Oggi l’interrogatorio davanti al Gip.
A cura di Ida Artiaco
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A sinistra, l'ex vigilessa Sofia Stefani, 33 anni
A sinistra, l'ex vigilessa Sofia Stefani, 33 anni

È stato fermato ed è indagato per omicidio volontario aggravato da futili motivi e dal legame sentimentale con la vittima Giampiero Gualandi: l'ex comandate ora in forza alla polizia locale di Anzola dell'Emilia (Bologna) è accusato di aver ucciso con un colpo di arma da fuoco la 33enne Sofia Stefani, ex vigilessa con la quale pare avesse una relazione. In attesa dell'interrogatorio di convalida davanti al Gip, che si terrà oggi, Gualandi tramite il suo legale ha ribadito che si è trattato di un incidente. Ma facciamo un passo indietro.

Cosa è successo negli uffici della polizia locale ad Anzola Emilia

Tutto è cominciato poco dopo le 16 del pomeriggio del 16 maggio, nella sede del comando intercomunale della polizia municipale di Anzola-Sala Bolognese, in piazza Giovanni XXIII ad Anzola, quella che tutti chiamano la "Casa gialla", a due passi dal municipio. In quel momento  si è sentito un colpo.

"Stavo pulendo la pistola ed è partito un colpo", ha raccontato Gualandi, che però in fase di interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Tuttavia, la svolta è arrivata qualche ora dopo quando la Procura di Bologna ha deciso di indagare l'uomo per omicidio volontario.

Secondo quanto ricostruito, circa mezz'ora prima dell'arrivo negli uffici della polizia locale di Sofia Stefani, Giampiero Gualandi è andato a prendere la sua pistola di ordinanza, custodita in un armadietto in un'altra stanza della centrale. Un gesto non abituale, avrebbero ricostruito testimonianze raccolte dagli inquirenti, dal momento che non c'era motivo di tenere con sé, durante l'incontro, l'arma di servizio che poi ha fatto fuoco, uccidendo la 33enne. Secondo alcune fonti la pistola era caricata con più di un proiettile. Si dovrà ricostruire se il gesto di uscire per andare a prendere l'arma è precedente o successivo al contatto con cui la donna si accordava con lui per passare in ufficio.

"Cosa sia potuto accadere non lo so — ha detto la comandante della Municipale Silvia Fiorini —, stanno indagando i carabinieri. Stefani era stata con noi fino alla fine del 2023 e aveva mantenuto buoni rapporti con i colleghi ma non so perché fosse qui in sede. Con Gualandi ha avuto rapporti professionali perché era un suo superiore ma non so che tipo di rapporti ci fossero tra loro".

La relazione tra l'ex vigilessa e il collega

Come confermato da fonti inquirenti a Fanpage.it, Sofia Stefani e Gualandi, sposato, avevano una relazione. Il loro rapporto – è riferito – era fatto di alti e bassi, e pare che lui si stesse tirando indietro, mentre lei è probabile che stesse insistendo per il contrario. Tuttavia, cosa sia successo nell'ufficio della polizia locale di Anzola negli attimi prima del delitto non è ancora stato chiarito. Anzi, sono ancora molte le domande a cui gli investigatori stanno tentando di dare risposta.

Tuttavia, per Gualandi non si è trattato di un gesto volontario. "Nell'udienza di convalida domani intendiamo rispondere all'interrogatorio e chiariremo ogni aspetto di quello che è successo. È stato un incidente, non è stato volontario, non è stato un femminicidio. È una tragedia immane per cui siamo tutti devastati", ha detto alle agenzie di stampa l'avvocato Claudio Benenati, difensore Gualandi.

Intanto, la Procura, oltre a disporre l'autopsia, effettuerà anche tutte le analisi del caso relative ai dispositivi della vittima e del presunto assassino, per chiarire ulteriormente cosa è successo negli attimi che hanno preceduto la morte di Sofia.

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