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1 Aprile 2022
14:01

Cosa rischia l’Italia se la Russia interrompe le forniture di gas

“Autoconsumo, grandi impianti ed efficienza energetica sono l’unico modo per ridurre la dipendenza dal gas russo ma anche il costo delle bollette”, così Gianni Silvestrini, ricercatore ed esperto di energie rinnovabili, illustra a Fanpage.it gli scenari possibili per il futuro energetico dell’Italia se la Russia dovesse bloccare la fornitura di gas.
Intervista a Prof. Gianni Silvestrini
Ricercatore ed esperto di energie rinnovabili
A cura di Chiara Ammendola
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La Russia ha chiesto il pagamento della fornitura del suo gas in rubli. Una decisione che ha messo in allarme l'Unione Europa e di conseguenza l'Italia. Putin lo stava minacciando da giorni, soprattutto ai quei governi che hanno imposto sanzioni alla Russia dopo l'inizio della guerra in Ucraina: con l'entrata in vigore, a partire da oggi, del decreto firmato dal presidente russo, a tutti i paesi che si rifiuteranno di pagare in rubli il gas, ha fatto sapere il Cremlino, saranno bloccate le forniture. L'Italia, da parte sua, applicherà le stesse linee concordate a livello europeo, ma l'ipotesi di uno scenario in cui vengano bloccate le forniture di gas deve spingere ancora una volta il nostro paese a rivalutare le proprie scelte soprattutto in fatto di energia green. "Le forniture del gas dalla Russia con lo scoppio della guerra saranno un fortissimo stimolo per passare alle rinnovabili. Finalmente smettiamo di mettere ostacoli burocratici e scegliamo un'accelerazione fortissima – ha spiegato a Fanpage.it da Gianni Silvestrini, ricercatore, impegnato da oltre 30 anni sul versante energetico nelle politiche di diffusione delle tecnologie pulite e autore del libro "Che cosa è l'energia rinnovabile oggi" – autoconsumo, grandi impianti ed efficienza energetica. Sono questi i tre passaggi grazie ai quali potremo fare passi avanti. Se poi si arrivasse a una parziale o totale riduzione del gas russo, tutto questo diventerebbe necessario, quasi un obbligo".

Worst-case scenario: la Russia blocca i rifornimenti di gas. Cosa può accadere all'Italia soprattutto nel lungo periodo?
La fornitura del gas dalla Russia messa in crisi dalla guerra in Ucraina sarà un fortissimo stimolo per passare alle rinnovabili. Finalmente smettiamo di mettere ostacoli burocratici: il provvedimento del governo che rende molto più semplice l'installazione degli impianti fotovoltaici negli impianti più piccoli deve essere solo un primo passo. Bisogna arrivare a delle facilitazioni anche per gli impianti più grandi. Autoconsumo, grandi impianti ed efficienza energetica: sono questi i tre passaggi che ci permettono di fare passi avanti. Se poi si arrivasse a una parziale o totale riduzione del gas russo, allora tutta questa teoria diventerebbe necessaria, quasi un obbligo. E le rinnovabili non sono solo possibili ma anche economicamente vantaggiose.

Di cosa parliamo nel dettaglio? 
Le energie rinnovabili possono dare un contributo rilevante e da più fronti: sole, vento e biometano sono energie esistenti e applicabili. E si tratta di cambiamenti che possono riguardare sia i consumi dell'edilizia che quelli privati delle abitazioni. Ridurre i consumi è possibile anche nelle nostre case: passando ai fornelli a induzioni invece del gas o a pompe di calore invece delle caldaie. Efficienza energetica, solare, eolico e biometano: ogni paese può scegliere la soluzione più adeguata alle proprie esigenze. E per farlo non esiste il problema delle tecnologie, perché la riduzione drastica dei costi ha permesso cambiamenti notevoli. Oggi le imprese chiedono di installare il fotovoltaico disperatamente sui propri capannoni per abbassare la bolletta. Dai grandi impianti, eolico e fotovoltaico, all'autoconsumo delle case e delle aziende: sono passaggi fondamentali per ridurre la dipendenza dal gas russo ma anche il costo delle bollette.

Intanto si ritorna a parlare di nucleare: c'è chi consiglia di prorogare lo spegnimento delle centrali
Sia la Francia che il Regno Unito hanno fatto investimenti sul nucleare è vero, ma in questo caso è lo Stato ad aver investito e non solo sul civile, ottenendo per questo anche una serie di rimborsi. Per il resto la situazione per quanto riguarda i reattori nucleari è catastrofica: i costi per la loro installazione sono triplicati e i tempi si sono allungati di 14/15 anni. Questa generazione di reattori non ci dà garanzie e per questo sono sempre di più i paesi che propongo di passare agli small nuclear power reactors, ovvero i piccoli reattori nucleari che dovrebbero almeno sulla carta essere più sicuri, ma non esistono ancora e per capirne qualcosa in più bisognerà aspettare il 2030. In quel caso bisognerebbe comunque fare un referendum, individuare i siti e poi realizzarli ma a quel punto saremmo al 72% di rinnovabili e entro il 2038 saremmo, si spera, verso l'85% di rinnovabili. Avere il nucleare prima del 2038 sarebbe irrealistico e quindi queste piccole centrali arriverebbero too late, too costly e too risky. Parlare di nucleare oggi in Italia significa fare opera di disinformazione e distogliere dalle reali soluzioni al problema che è imminente.

Quindi sia nel breve che nel lungo periodo bisogna spingere sulle rinnovabili
C'è un blocco delle autorizzazioni in tutte le regioni e questo è un problema. Le dico solo che Confindustria ha detto di poter installare 60mila megawatt in tre anni contro la media di 1000 megawatt all'anno che abbiamo avuto finora: i privati dicono che hanno i siti e i soldi ma non hanno le autorizzazioni. A questo si aggiunge il tema dell'autoconsumo: ora partono le comunità energetiche avviate in via sperimentale col Decreto Milleproproghe e che ora finalmente si possono avere su scala più grande. Parliamo di un intero quartiere o di aree industriali autosufficienti grazie alle fonti rinnovabili. Si possono immaginare migliaia di piccoli impianti che potrebbero consentire di produrre green e di ridurre la bolletta. L'Italia proprio a causa del blocco delle autorizzazioni è rimasta bloccata al 2014 per la produzione di energia verde: entro il 2030 dovremmo passare dal 38% di oggi al 72%, cosa che sembra impossibile ma a quanto pare sono le stesse industrie a dire di poterlo fare. Quindi dobbiamo passare alle rinnovabili e dire basta agli ostacoli burocratici.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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