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2 Settembre 2020
13:26

Cosa accadeva a Villa Inferno? Festini con coca e sesso. L’indagine partita dalla mamma della minore

In tutto sono sette le persone indagate a Bologna, i reati ipotizzati sono traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione minorile. Fra di loro diversi esponenti della “Bologna bene”, compreso Luca Cavazza, 27enne agente immobiliare, capo ultrà della Virtus ed esponente del Carroccio. Avrebbe coinvolto una ragazza di 17 anni promettendo cocaina in cambio di sesso.
A cura di Beppe Facchini
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È stata denominata “Villa Inferno” la complessa inchiesta condotta dai Carabinieri di Bologna, su coordinamento del pm Stefano Dambruoso, che ha portato nella giornata di martedì all'emissione di sette provvedimenti di misure cautelari da parte del gip, Letizia Magliaro, nei confronti di altrettanti indagati, per i quali i reati ipotizzati sono prostituzione minorile e traffico di sostanze stupefacenti. Si tratta di sette uomini della "Bologna bene", fra i cinquanta e i 25 anni, che secondo gli inquirenti organizzavano festini a base di coca e sesso, anche di gruppo, con il coinvolgimento di una minorenne adescata in cambio di droga, nella villa di uno di loro, a Pianoro, a pochi chilometri dal capoluogo emiliano.

Fra gli indagati compare anche Luca Cavazza, 27 anni, agente immobiliare, capo ultrà della Virtus Bologna ed esponente leghista candidato nel 2016 alla comunali e anche all'ultima tornata delle regionali, a supporto dell'aspirante governatrice del Carroccio, Lucia Borgonzoni. Quattro anni fa, quando era il più giovane candidato del centrodestra per il Comune di Bologna, fece parlare di sé per un post su Facebook in cui, ad agosto 2015, facendo visita alla tomba di Mussolini a Predappio, scriveva: «Tutto quello che fu fatto non potrà essere cancellato. A noi!».

Cavazza è adesso ai domiciliari, così come Fabrizio Cresi, imprenditore di 47 anni con un'attività proprio vicino al PalaDozza. Davide Bacci, padrone di casa della villa che ospitava i festini e titolare di un'impresa edile di famiglia, a Pianoro, è invece l'unico degli indagati ad essere finito in carcere, per il "concreto pericolo di reiterazione" dei reati di cui è accusati. Gli altri quattro, tutti incensurati, hanno invece l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e fra di loro figura anche un avvocato di 45 anni del Foro di Bologna, che, "si forniva di coca da alcuni clienti che difendeva", secondo l'accusa della ragazzina davanti alle forze dell’ordine.

L'attività investigativa dei Carabinieri di Bologna è partita a fine febbraio scorso grazie alla denuncia della madre della 17enne, preoccupata per alcuni comportamenti della figlia, che spesso si allontanava da casa, e dall'assunzione della giovane di sostanze stupefacenti. Una volta ascoltata dai militari, la ragazza ha raccontato di essere stata diverse volte, insieme ad una sua amica (non minorenne) nella villa di Pianoro e in altre abitazioni del bolognese per assumere cospicue dosi di cocaina in cambio di sesso. Visionando anche il cellulare della 17enne, è infatti emerso “uno stato di sfruttamento della giovane, la quale, in più occasioni nei primi mesi del 2020, ha offerto il proprio corpo per ricevere in cambio denaro (la promessa era di circa 300 euro a prestazione, ndr) e cocaina”.

Tramite intercettazioni, appostamenti e servizi dinamici, i Carabinieri hanno quindi accertato le responsabilità dei soggetti coinvolti, delineando un quadro inquietante e perverso, fatto di festini con droga e sesso di gruppo, con diverse giovani che frequentavano non solo la villa alle porte di Bologna, ma anche le altre abitazioni degli indagati, dove avvenivano gli incontri dello stesso tipo.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, Cavazza (al quale non è contestato il reato di spaccio) “è colui che conduce per la prima volta” la 17enne “nella casa di Bacci” a metà ottobre 2019. La ragazza lo aveva conosciuto frequentando gli ambienti della tifoseria della Virtus e si era fatta convincere dal 27enne con la promessa di partecipare a una festa con un alto livello di “fattanza”, vale a dire il consumo collettivo di cocaina. Grazie sempre a Cavazza, ha raccontato la giovane, c'è stata la possibilità di incontrare gli altri indagati. “Mi utilizzava per accedere a delle feste dove si sarebbe consumata coca -ha spiegato la minore- per assumerne lui gratuitamente e poi di offrire me per attività sessuale di gruppo. Io accettavo perché volevo la coca”.

Dalle carte emergono inoltre altri dettagli, come l'esistenza di un video con la 17enne "nell'atto di compiere atti sessuali" con un'altra ragazza e "successivamente con altri, in un rapporto sessuale di gruppo", a cui partecipava lo stesso Bacci. Un video "successivamente divulgato", arrivando persino sul cellulare del proprietario di casa della ragazza, che l'ha subito avvertita. Non solo. Secondo il racconto della giovane, l'imprenditore Fabrizio Cresi avrebbe le proposto di prostituirsi "anche al di fuori del contesto bolognese", mettendosi a disposizione per fare "da tramite con la clientela estera, in cambio di una provvigione sulle somme guadagnate". Sempre secondo la versione fornita agli inquirenti, la ragazza parla anche di sesso a tre con oggetti sadomaso, foto che la ritraevano seminuda diffuse "su un sito porno, del quale non sarei in grado di indicare il nome" e di un rapporto in particolare così violento con uno degli indagati "tanto da cagionarmi di lividi alle natiche, escoriazioni alle ginocchia e un graffio sulla schiena".

In seguito agli ulteriori controlli dei militari avvenuti nella giornata di martedì, anche in due locali del centro di Bologna indicati come potenziali sedi di attività di spaccio, ma senza riscontri, uno dei destinatari dei provvedimenti è stato arrestato in flagranza perché in possesso di tre grammi di cocaina: prevista per lui la direttissima nella giornata odierna. I Carabinieri di Bologna, inoltre, precisano che non si tratta di una associazione a delinquere, poiché non ci sono ruoli definiti o concorsi veri e propri. Ognuno è responsabile delle proprie condotte. Non solo: la 17enne veniva usata anche da tramite per presentare al gruppo altre ragazze, non minorenni. Oltre alle chat, adesso c'è da verificare se ci siano anche altri filmini registrati durante le feste nella villa di Pianoro, che gli stessi indagati avevano ribattezzato “Villa Inferno”.

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