È il 23 febbraio quando un uomo ricoverato da dieci giorni all'ospedale di Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, risulta positivo al coronavirus: il nosocomio viene chiuso per diverse ore prima di riaprire alle 10 di sera. Intanto fino a quel giorno nessuno sa della presenza del virus e personale medico, pazienti e famigliari dei ricoverati entrano ed escono dall'ospedale senza alcun tipo di protezione: né mascherine né guanti. Il 18 febbraio, qualche giorno prima in quello stesso ospedale Sabrina accompagna la madre che deve essere sottoposta a radioterapie: "Ho portato mia madre il 18 febbraio ad Alzano perché necessitava di radioterapie – racconta la donna a Fanpage.it – dopo qualche giorno mi hanno detto che lei aveva avuto una polmonite, così le hanno fatto il tampone ed è venuto fuori che aveva il coronavirus. La situazione era grave ma mi hanno detto che comunque era stabile e sedata: è morta due ore dopo. È stata una dottoressa a chiamarmi per dirmelo".

Quella domenica sono stati dimessi tanti pazienti senza essere sottoposti a tampone

È una storia nella storia quella di Sabrina che ha persona una madre che aveva solo 55 anni e che ha lasciato un altro figlio di 14 anni: "Mia madre aveva 55 anni e non aveva sintomi di alcun tipo prima di entrare in ospedale. Era in una stanza da sola: dal 23 febbraio non è entrato più nessun parente, per questo credo che quel virus l'abbia preso in ospedale, per forza". Quello di Alzano Lombardo è un caso che sta facendo discutere perché quel giorno, quel 23 febbraio quando è stato diagnosticato il primo caso di coronavirus, molti pazienti, come racconta Sabrina, sono stati dimessi e mandati a casa senza però essere sottoposti a tampone: "C'erano parenti che sono entrati e usciti quella domenica: nessuno è stato fermato per essere controllato – spiega la donna – io ero con un bambino di sei mesi ma nessuno ci ha avvertito del pericolo. Qualcuno pensa che l'ospedale sapeva ma non ha detto nulla. Hanno riaperto senza fare una sanificazione. Mia madre me l'ha detto che non sono stati fatti tamponi ai pazienti prima di dimetterli".