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Ciro Caliendo, arrestato per l’omicidio della moglie a Foggia, coinvolto anche nel caso dell’autobomba a Napoli

Ciro Caliendo, arrestato per l’omicidio premeditato della moglie Lucia Salcone a Foggia, è coinvolto anche nell’inchiesta sull’autobomba esplosa a Bacoli nel 2023 contro un ufficiale della Guardia di Finanza. Secondo l’accusa avrebbe contribuito alla realizzazione dell’ordigno artigianale.
A cura di Biagio Chiariello
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Ciro Caliendo a sinistra, l’attentato a Bacoli a destra
Ciro Caliendo a sinistra, l’attentato a Bacoli a destra

Il nome di Ciro Caliendo, arrestato con l’accusa di omicidio volontario premeditato per la morte della moglie Lucia Salcone a Foggia, compare anche nell’inchiesta sull’autobomba esplosa a Bacoli il 21 marzo 2023 contro un ufficiale della Guardia di Finanza, Gabriele Agostini, rimasto illeso.

L’imprenditore agricolo 48enne di San Severo è finito in carcere lunedì 23 febbraio su disposizione del Gip di Foggia. Secondo la Procura, la morte della moglie, avvenuta il 27 settembre 2024 dopo un’auto finita contro un albero e andata a fuoco nelle campagne del Foggiano, non sarebbe stata un incidente ma una messinscena. Le perizie hanno evidenziato una velocità molto bassa del veicolo, tracce di liquido infiammabile nell’abitacolo e la presenza di monossido di carbonio nei polmoni della 47enne, oltre a ferite alla testa ritenute incompatibili con un semplice sinistro. Da qui l’accusa di omicidio premeditato.

I familiari della donna, assistiti dall’avvocato Michele Calvano, hanno fatto sapere di confidare nella giustizia e di aver seguito per mesi l’evoluzione delle indagini, durate circa un anno e mezzo.

Ciro Caliendo coinvolto anche nel caso dell'autobomba a Bacoli

Ma il nome di Caliendo pare essere tutt'altro che nuovo alle cronache giudiziarie. Nell’indagine dei carabinieri di Napoli sull’attentato di Bacoli, conclusa con l’arresto degli organizzatori, gli viene contestato un ruolo nella fabbricazione dell’ordigno artigianale utilizzato per colpire l’ufficiale delle Fiamme Gialle.

Secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe confezionato l’esplosivo improvvisato e fornito il telecomando per l’innesco su richiesta di Franco Di Pierno, indicato come esecutore materiale del raid. La presunta mandante sarebbe Viviana Pagliarone, 39 anni, originaria di Roma, che avrebbe agito per colpire l’ex marito dopo la fine del matrimonio.

Tra Di Pierno e Caliendo esiste un legame personale: il primo è stato sposato con la sorella di Lucia Salcone, rendendoli ex cognati. Un elemento che, per gli investigatori, spiegherebbe il rapporto di conoscenza e frequentazione tra i due.

Nell’ordinanza si precisa tuttavia che per Caliendo non sussisterebbe l’aggravante relativa alla piena consapevolezza dell’attentato nel suo complesso. Resta però il fatto che il suo nome figura tra quelli coinvolti nella vicenda dell’autobomba, un episodio che oggi torna d’attualità alla luce anche e soprattutto del suo arresto per la morte della moglie.

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