I cervelli in fuga ci sono anche nel settore della canapa. Complice la nostra tradizione nella coltivazione di questo vegetale esportiamo da anni coltivatori che si stabiliscono in Spagna, USA o Stati Uniti e mettono a frutto le loro competenze nei vari settori legali che richiedono precisione e professionalità. E' un fenomeno che continua anche oggi e che vale anche per la canapa industriale, un settore in rapida espansione che, secondo un recente report di Research and Markets, potrebbe arrivare alla cifra sbalorditiva di 26,6 miliardi di dollari entro il 2025 con una crescita annua del 34% e il mercato dell'estrazione del CBD che la fa da padrone rispetto agli altri prodotti.

Ma è un settore che non riguarda più solo Europa o Stati Uniti, perché si sta aprendo anche nel resto del mondo. Come sta ad esempio accadendo nel sud est asiatico, regione in cui lo strenuo proibizionismo nei confronti di questo vegetale ha iniziato ad incrinarsi e mostrare le prime crepe. In Tailandia, ad esempio, è stata di recente resa legale la cannabis in medicina, mentre la sostanza è stata tolta dalle sostanze controllate.

La canapa nel sud est asiatico

In Birmania invece stanno puntando sulla canapa a livello industriale e, per mettersi a pari nei confronti di paesi più industrializzati e che hanno una tradizione e una conoscenza maggiore nella sua coltivazione, hanno deciso di chiamare un agronomo italiano, Leonardo Brunzini, che sta ponendo le basi nel paese per lo sviluppo di un settore sempre più strategico a livello internazionale. Una collaborazione nata quasi per caso, grazie ai rapporti che aveva già intrapreso con una holding di Singapore, che ha dei terreni nello stato di Shan, in Birmania, e con il governo.

"Hanno costruito apposta delle strutture per sperimentare la coltivazione di canapa nel paese e io sono ufficialmente il capo agronomico della divisione agricola dell'azienda. Stiamo coltivando canapa ad uso industriale per vari scopi e prodotti, tra i quali anche le infiorescenze per l'estrazione di CBD". La sperimentazione è innanzitutto sulle varietà che meglio si possano adattare a queste latitudini. "Stiamo facendo diversi test per capire quali siano le migliori linee genetiche e fenotipiche che si adattino a questi microclimi e a questi fotoperiodi: qui siamo in ambiente sub-tropicale e il rapporto tra ore di luce e ore di buio (fondamentale per la crescita e la fioritura della canapa, nda) e per quasi tutto l'anno di 12/12".

Il progetto è stato affiancato dal governo della Repubblica del Myanmar: "Ho presentato l'idea direttamente in Parlamento", racconta Leonardo, "e ne ho discusso con il ministro dell'Agricoltura che ha ben capito i potenziali utilizzi della canapa a livello industriale, e, oltre al discorso della canapa alimentare, sono molto interessati al potenziale nella produzione energetica, in particolare per la creazione di pellet che andrebbe ad alimentare le piccole fattorie che oggi invece usano legname e nell'utilizzo come bioplastica biodegradabile". Due prodotti dal forte risvolto ambientale per tentare da un lato di fermare la deforestazione e dall'altro a ridurre l'inquinamento dovuto alle plastiche tradizionali.

Dalla Birmania al Lesotho per la cannabis medica

Il progetto travalicherà anche i confini del paese perché l'azienda che sta affiancando il governo birmano nel frattempo ha acquistato una delle 5 licenze che il governo del Lesotho ha messo a disposizione dopo aver legalizzato la cannabis medica e la sua produzione, ponendosi tra i pionieri africani del settore. "Sarò io a seguire la parte tecnica e agronomica per la produzione, questa volta, di canapa ad uso medico". E' un sintomo chiaro del fatto che l'apertura sulla canapa, ad uso medico e industriale, e in alcuni stati anche per uso ricreativo, è un fenomeno ormai internazionale. Il motivo è semplice: gli stati che legalizzano e normano i vari settori ne ottengono solo vantaggi, a tutti i livelli.

"La cosa di cui vado più orgoglioso è il fatto di essere riuscito a far capire al governo birmano che la cannabis non è poi il demonio che loro hanno combattuto fino a poco tempo fa, ma bensì una risorsa con delle potenzialità incredibili, soprattutto per un paese in via di sviluppo".

Il progetto è infatti partito immediatamente, come spiega Leonardo, "senza problemi, opposizioni o spinte lobbistiche, in uno stato che possiamo definire vergine. Sono rimasto positivamente impressionato sia dalla volontà di perseguire le potenzialità di questa pianta e dal loro stile di vita, in uno stato in cui si vive bene e che da poco si è aperto al turismo e al mondo".