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Chi è Ikram Nazih, la studentessa italo-marocchina in carcere per un post sul Corano

Lo scorso 28 giugno è stata condannata a tre anni di carcere in Marocco con l’accusa di oltraggio all’Islam per una vignetta condivisa su Facebook nel 2019. Ora la storia di Ikram Nazih, studentessa italo-marocchina, è stata portata in Parlamento dal deputato leghista Massimiliano Capitanio. Mentre Armando Bucco, ambasciatore italiano in Marocco, spiega: “Stiamo seguendo il caso che è particolarmente delicato”.
A cura di Chiara Ammendola
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Ikram Nazih
Ikram Nazih

Si chiama Ikram Nazih e dallo scorso 28 giugno si trova in carcere a Rabat, in Marocco con l'accusa di oltraggio alla religione musulmana. A dare notizia della sua condanna è stato il ministero della Giustizia marocchino ma solo nei giorni scorsi la sua storia è stata resa nota tanto che il deputato leghista Massimiliano Capitanio ha depositato un'interrogazione parlamentare chiedendo un intervento immediato del governo italiano per la sua scarcerazione.

Il post su Facebook e l'accusa di oltraggio all'Islam

Ikram Nazih, è nata in Italia da famiglia marocchina, a Vimercate, comune della Brianza 23 anni fa. Da qualche tempo vive a Marsiglia in Francia dove studia giurisprudenza. È il 2019 quando la giovane studentessa italo-marocchina condivide sul proprio profilo Facebook un post nel quale ironizza su un versetto del Corano, definendolo "versetto del whiskey". Una vignetta al tempo piuttosto diffusa sui social che la 23enne condivide e poi cancella dopo non molto, anche a causa dei tanti commenti offensivi lasciati dagli utenti che reputano quella battuta piuttosto offensiva. Almeno questa è l'accusa che le viene mossa da un'associazione religiosa marocchina che dopo aver intercettato il post sui social decide di denunciarlo alle autorità di Rabat.

Passano mesi, anzi anni, e lo scorso giugno Nazih, prende un aereo per il Marocco dove si reca per trascorrere le vacanze. Atterrata all'aeroporto di Rabat, viene immediatamente fermata: è stata denunciata per aver offeso pubblicamente l'Islam, proprio per quella vignetta condivisa su Facebook. Il 28 giugno viene condannata a una pena di tre anni e mezzo di carcere. L'udienza si conclude anche con una condanna al pagamento di 50.000 dirham, ovvero circa 4.800 euro. La giovane viene prelevata dalla casa del padre dove si era recata per trascorrere le vacanze, in vista della Festa del Sacrificio che cade oggi e portata in carcere. Da quel giorno la sua storia è giunta, lentamente, anche in Italia. A raccontarla è il deputato della Lega Massimiliano Capitanio che presenta un'interrogazione in Parlamento.

La richiesta d'appello e la speranza di una grazia

"Speriamo che la sentenza di primo grado possa essere ribaltata in appello, dopo aver accolto i chiarimenti arrivati dalla difesa. La diplomazia sta facendo di tutto e confidiamo assolutamente nella giustizia e nelle autorità locali per l'esito positivo di una vicenda molto complessa", ha spiegato il deputato leghista. Armando Bucco, ambasciatore italiano in Marocco, ha spiegato: "Stiamo seguendo il caso che è particolarmente delicato". Intanto il Consolato italiano onorario di Marrakech è in contatto con la famiglia della ragazza e cerca di raccogliere informazioni, in assenza fino a questo momento di comunicazioni ufficiali del Marocco. All’avvocato che ha potuto farle visita in carcere ha negato di avere scritto quel messaggio, lo avrebbe ricevuto da suoi contatti e riportato su Facebook. La famiglia ha fatto richiesta d'appello e spera in una grazia da parte del Re, come spesso accade proprio in occasione della "Festa del Sacrificio" o in occasione di diversi anniversari o ricorrenze tradizionali.Lo scorso anno il re, Muhammad VI del Marocco, ha graziato alcune migliaia di detenuti.

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