Alla vigilia del 25 aprile, festa della Liberazione dal nazifascismo, Cavriago – cittadina emiliana con una grande tradizione antifascista e celebre per ospitare un busto di Lenin – si è svegliata con una brutta sorpresa: la scorsa notte infatti degli estremisti di destra – che non sarebbero ancora stati identificati – ha disegnato delle svastiche sulle pareti esterne, sul selciato, ma anche sulla carrozzeria di una vettura di servizio della polizia locale, che era in sosta accanto al palazzo comunale del paese. L’atto vandalico è stato compiuto utilizzando uno spray di colore nero.

A Cavriago 32 uomini e donne uccise da nazisti e fascisti durante la Resistenza

Come ricorda l'Anpi di Reggio Emilia Cavriago ha pagato un importante tributo di sangue nella guerra di Liberazione con 32 persone uccise dai nazifascisti. Gran parte dei partigiani cavriaghesi erano organizzati nelle Squadre di Azione Patriottica: 141 su un totale di 212 partigiani, patrioti e benemeriti ufficialmente censiti. Altri 71 militavano invece nei Gap. Tutti, comunque, arrivavano da mondo del lavoro, in particolare dalle fabbriche del circondario e dalle campagne.  "Cavriago, comune essenzialmente operaio e contadino, venne a trovarsi in posizioni d’avanguardia proprio per il processo di fusione e di unificazione delle basi operaie e contadine dell’antifascismo, che si era perfezionato nella lunga vicenda della cospirazione", spiega l'Anpi. I partigiani della città emiliana erano in particolare 118 operai, 46 contadini, tre braccianti, 14 artigiani, cinque commercianti, dieci studenti, tre impiegati e 13 casalinghe. Era quindi rilevante la presenza delle donne, almeno 19 staffette e combattenti (fra cui alcune con incarichi di comando), "alle quali – spiega l'Anpi – però dovrebbero aggiungersi le numerose attiviste dei gruppi di difesa e inoltre le casalinghe e contadine che si prodigarono, come reggitrici di case di latitanza, nella cura di preziose mansioni in un tipo di guerra che non conosceva differenza tra retrovia e prima linea, essendo combattuta con la stessa intensità in ogni punto del territorio occupato dal nemico". Alcune delle partigiane di Cavriago conobbero il carcere e le torture: tra loro Rosina Becchi, impegnata prima in pianura e successivamente in montagna, Bruna Lucia Davoli e Clarice Boniburini.