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Caso Yara Gambirasio, oggi la difesa di Bossetti visiona i reperti in udienza: “Momento atteso da 10 anni”

Oggi, lunedì 13 maggio, a quasi dieci anni dall’arresto di Massimo Bossetti, i legali della difesa potranno visionare per la prima volta i reperti dell’omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate trovata morta il 26 febbraio 2011. A Fanpage.it parla Claudio Salvagni, uno degli avvocati difensori dell’uomo condannato all’ergastolo in via definitiva: “Passaggio importante, cerchiamo nuovi elementi”.
A cura di Eleonora Panseri
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Massimo Bossetti a processo per l'omicidio di Yara Gambirasio: domani la sentenza.
Massimo Bossetti a processo per l'omicidio di Yara Gambirasio: domani la sentenza.
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"Stiamo aspettando questo momento da 10 anni. Massimo Bossetti è stato arrestato il 16 giugno 2014 e da quel momento, oltre a professarsi da sempre innocente, ha chiesto di poter esaminare questi reperti. Cosa che non era stata mai concessa, così come la possibilità di poterli anche solo vedere".

A parlare è l'avvocato Claudio Salvagni, che, insieme a Paolo Camporini, difende Massimo Bossetti, l'uomo condannato in via definitiva all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate nel bergamasco, scomparsa il 26 novembre 2010 e trovata morta il 26 febbraio 2011.

Oggi, lunedì 13 maggio, a partire dalle ore 15 il team della difesa di Bossetti potrà visionare per la prima volta, come spiega Salvagni a Fanpage.it., i reperti legati all'omicidio dell'adolescente davanti alla Corte d'Assise di Bergamo, in un'udienza a porte chiuse a cui il condannato parteciperà in video collegamento dal carcere a Bollate.

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"È un passaggio importante, anche se solo un primo passo perché quei reperti noi vorremmo analizzarli. – prosegue l'avvocato – La prima cosa che vogliamo fare è verificare l'esistenza dei reperti e il loro stato di conservazione, poi con le riprese fotografiche magari riuscire a trovare dei particolari che evidenzino la presenza di altre tracce".

La lunga battaglia per l'accesso ai reperti dell'omicidio di Yara

L'autorizzazione a procedere in tal senso era arrivata il 27 novembre 2019 ma a questa è seguita una lunga battaglia in Cassazione, conclusasi lo scorso febbraio. "Quell'autorizzazione prevedeva anche l'analisi dei reperti ma la Cassazione, con l'ultima sentenza, ha stabilito che possiamo soltanto guardarli, per il momento. Per poi valutare, in una successiva fase, l'analisi", spiega Salvagni.

Anche se il provvedimento di cinque anni fa autorizzava già sia alla visione che all'esame, "la Corte si era rifiutata di farceli vedere e tantomeno esaminare. Abbiamo iniziato una serie di ricorsi con la Cassazione che rimandava gli atti a Bergamo che reiterava il suo diniego. La penultima volta la Cassazione ha detto che il provvedimento del 2019 era intangibile e irrevocabile e che quindi andava eseguito".

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Ma, quello che all'inizio poteva sembrare un grande successo, non lo era perché la Cassazione, nella stessa sentenza aveva scritto che lo stesso provvedimento autorizzava solo alla visione.

Come racconta ancora il legale di Bossetti, "a quel punto, abbiamo fatto un successivo ricorso straordinario per far rilevare questa cosa, ma la Cassazione ha detto che questo era inammissibile perché le sentenze pronunciate nell'ambito dell'esecuzione, e non nel processo di merito, non sono ricorribili in via straordinaria. La sentenza che ci autorizza contiene quindi già al suo interno un errore".

La ricerca di nuovi elementi per la revisione del processo contro Bossetti

Tutta questa attività è finalizzata a individuare elementi nuovi che possano portare a una richiesta di revisione, finora mai presentata, spiega Salvagni.

"Il processo a Massimo Bossetti ruota tutto intorno alla prova scientifica sul Dna ma lui ha sempre detto che non poteva essere il suo perché non aveva mai visto, incontrato e tantomeno ucciso la povera Yara. – continua l'avvocato – Quindi, l'unico modo per confermare il fatto che non è lui è dimostrare che c'è un errore, che l'esame di Ignoto 1 è sbagliato. Di conseguenza, abbiamo sempre chiesto di esaminarlo, l'unico modo per poter fare una revisione è quello".

Massimo Bossetti
Massimo Bossetti

All'epoca dai leggins e dagli slip della ragazzina era stato estratto del Dna, da cui era poi stata desunta l'impronta genetica denominata ‘Ignoto 1′. Secondo il legale, per dimostrare che l'esame su quegli estratti è sbagliato occorreva analizzare proprio quegli estratti. "Questi però sono stati spostati dalla temperatura di -80 gradi dove erano custoditi correttamente alla temperatura ambiente dell'Ufficio Corpi di reato", dice Salvagni.

"È evidente quindi che quelle provette sono state distrutte e alterate, non potranno più essere utilizzate per ottenere la dimostrazione di questo errore. – prosegue – Ci resta allora da esaminare i reperti, quelli che dovremmo vedere oggi, ed estrarre del nuovo Dna per poter fare delle nuove analisi. Questo è ciò che possiamo fare".

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