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L'omicidio di Roberta Ragusa
10 Luglio 2019
12:14

Roberta Ragusa: storia di un omicidio senza corpo

La Cassazione ha deciso il destino di Antonio Logli, condannato in via definitiva a 20 di carcere per omicidio e distruzione di cadavere della moglie Roberta Ragusa. Dopo il verdetto che ha confermato la sentenza d’appello, per Logli si sono aperte le porte del carcere. All’indomani della condanna ripercorriamo l’intera vicenda della bella mamma di Gello San Giuliano Terme.
A cura di Angela Marino
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L'omicidio di Roberta Ragusa

La Corte si Cassazione ha scritto la parola fine alla vicenda giudiziaria di Antonio Logli, condannandolo a vent'anni di reclusione. Ora che l'ultimo capitolo di questa saga è chiuso, ripercorriamo insieme le vicende che hanno portato alla condanna dell'ex elettricista di San Giuliano Terme.

La scomparsa di Roberta Ragusa

La mattina del 14 gennaio 2012, Antonio Logli, 49 anni, elettricista di San Giuliano Terme (Pisa), si presenta in caserma dai carabinieri per denunciare la scomparsa di sua moglie Roberta Ragusa, 45 anni. Logli, padre dei due figli di Roberta, racconta di aver visto sua moglie per l'ultima volta la sera prima, quando, ormai già vestita da notte con il pigiama rosa e le ciabatte, si apprestava a buttare giù la lista della spesa nella cucina della villetta di famiglia. L'indomani, racconta, a svegliarlo sarebbe stato il suono della sveglia di Roberta, puntata alle 6 e 45, ma di lei nessuna traccia.

La ‘perdita di memoria'

Dove può essere? Suo marito ha una sua teoria. Roberta sarebbe scappata nella notte, in stato confusionale e forse è da qualche parte. Il motivo di questa perdita di memoria, spiega Logli, dipenderebbe da un trauma subìto quattro sere prima durante una caduta accidentale da una scala, mentre riponevano gli addobbi di Natale. Logli è agitato, ha uno strano graffio sulla tempia e continua a cercare di accreditare la tesi della fuga, in piena notte, con meno sei gradi, di sua moglie. Una donna che fino al giorno prima non aveva dato alcun segno di perdita di lucidità.

Chi è Sara Calzolaio

Dopo la scomparsa della moglie, Logli fa una serie di cose strane e sospette. Porta via la sua'Ford', per un improvviso guasto, sottraendola così al controllo dei cani molecolari, si reca alla ‘Geste', l'impresa dove lavora, per chiedere un'aspettativa ‘il più lunga possibile' e cosa ancor più sospetta, viene visto due giorni dopo mentre gratta una macchia dal portico di casa. Non finisce qui: Antonio chiede a Sara Calzolaio, dipendente della autoscuola di famiglia, babysitter dei due figli, e amica storica di Roberta, di cancellare le e mail che si sono scambiati e gettare via il cellulare che la ragazza ha in uso per comunicare con lui. Da otto anni infatti, la ventenne Sara è l'amante storica di Antonio Logli, quasi una ‘fidanzata', quella che gli scrive, mentre è a casa con la moglie: "Amore, ci sposeremo presto, vero?".

La relazione extraconiugale

Ora non devono più stare lontani e infatti Sara fa pressioni per andare dagli inquirenti a rivelare la loro relazione, che viene a galla poco dopo. Gli investigatori, intanto, indagano su quella caduta domestica che secondo Logli avrebbe provocato alla moglie un tale choc da farle perdere senno e memoria. Un'amica di Roberta, in particolare, conferma la caduta, che sarebbe avvenuta mentre la donna tentava di prendere una scatola pesante dalle mani del marito sulla scala che porta in soffitta, sbattendo violentemente sul pavimento, con il peso di suo marito sul corpo.

Il diario segreto di Roberta

"Mi ha quasi uccisa" dice all'amica, "ma" aggiunge sarcastica "non l'ha mica fatto di proposito". Il medico curante, peraltro, conferma di aver visitato Roberta dopo l'incidente, descrivendola come molto ‘adirata' contro il marito. Altre testimonianze rivelano che aveva scoperto la relazione del marito, che voleva andarsene, ma non aveva un posto dove stare perché tutti i suoi beni erano in comunione col coniuge. Dall'autoscuola che gestiva, in comproprietà con i suoceri, ai soldi, alla casa di famiglia. Roberta, orfana a 45 anni, non aveva niente. L'amarezza e la solitudine di questa condizione trasparivano anche nel diario segreto che Roberta, che amava scrivere, teneva.

La svolta nel caso Ragusa

Mentre Logli prepara l'ingresso in casa di Sara Calzolaio, ‘per accudire i figli' la Procura acquisisce una testimonianza fondamentale. Si stratta di quella di due persone che la notte del 14 gennaio si trovavano in via Gigli, all'uscita dai campi della famiglia Logli. Lui si chiama Loris Gozi e fa il giostraio, la donna, invece, è sua moglie. Entrambi ricordano chiaramente di aver visto un uomo somigliante al marito di Roberta, mentre trascinava in auto, contro la sua volontà, una donna vestita con un pigiama rosa. L'auto corrisponde a quella in uso al Logli, la descrizione all'abbigliamento di Roberta, e la posizione è esattamente quella dove si sarebbero trovati se Roberta fosse scappata attraverso i campi di famiglia e lui, con l'auto, avesse tentato di bloccarla all'uscita.

Perché non arrestano Antonio Logli

L'episodio della caduta, la relazione clandestina, i comportamenti strani di Logli sarebbero solo indizi se non fosse arrivata, schiacciante, quella testimonianza, di cui viene accertata la bontà. Logli viene incriminato e rinviato a giudizio per omicidio e occultamento di cadavere, senza che per lui, tuttavia, scattino le manette. Dall'inizio del processo fino alla fine, Logli resterà sempre sottoposto a obbligo di firma, ovvero dovrà restare nel suo comune di residenza, Gello San Giuliano, premurandosi di firmare ogni sera. Si tratta di un provvedimento che permetterebbe, in caso di condanna, di non scalare gli anni di detenzione precedenti alla sentenza, dal totale della pena.

Roberta Ragusa, il cadavere che non c'è

L'ipotesi della Procura, riguardo alla notte dei fatti, è che Roberta stesse fuggendo (in pigiama) da un'aggressione del marito fra le mura domestiche e che questi l'abbia ripresa con la forza e ammazzata. Per disfarsi del cadavere aveva tutta la notte. Sul luogo dove sarebbe stata sepolta Roberta si sprecano congetture e ipotesi, alcune corredate da segnalazioni anonime, come la lettera che suggeriva d'indagare su un dipendente del cimitero morto suicida. Tra suggestioni e false piste il processo ha inizio nel 2016. La richiesta di pena per Antonio Logli, per omicidio e occultamento di cadavere, è 30 anni. Anni che diventano 20 nella condanna di primo grado e restano 20 in quella d'appello.

I figli di Logli schierati con il padre

Particolare scalpore, al processo, fa la presa di posizione di Daniele Logli, il primogenito di Logli e Ragusa, che nel 2018, ormai ventunenne, si schiera con il padre e la sua tesi dell'allontanamento volontario. Tesi che è un po' cambiata da quella esposta agli inquirenti il giorno della denuncia. Roberta non sarebbe fuggita nella notte in stato confusionale, come detto sei anni prima, ma sarebbe andata via volontariamente, magari per rifarsi una vita con qualcun altro, magari in America, sebbene non avesse soldi, documenti, passaporto e ogni altro effetto personale.

Caso Ragusa: la sentenza di Cassazione

La tesi dell'abbandono di Roberta, sostenuta da padre e figlio, scatena una pioggia di critiche, specie da parte di Maria Ragusa, la cugina di Roberta, parte civile nel processo contro Logli. Le polemiche non si contano, quando anche Alessia, la figlia minore, si schiera a favore del padre. "È innocente, non l'ha uccisa, speriamo solo che non si sia rifatta una vita da qualche parte senza di noi" dice la ragazza in una chiacchierata intervista a Quarto Grado.  "Alla fine ciò che conta è che Roberta non si sia rifatta una vita, tutto il resto ci può stare" commenta amara Maria, la cugina.

Sara Calzolaio oggi

Il 10 luglio 2019 la Suprema Corte di Cassazione conferma la condanna a 20 anni di carcere a carico di Antonio Logli. Sara Calzolaio, ha reagito alla notizia della sentenza con grida disperate. "Non è giusto!".

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