Antonio Logli, condannato lo scorso dicembre a venti anni di reclusione in primo grado per l’omicidio e l’occultamento del cadavere della moglie Roberta Ragusa, non andrà in carcere. Il tribunale del Riesame di Firenze non ha infatti modificato la misura cautelare nei confronti dell’uomo. Respinti dunque entrambi i ricorsi che erano stati presentati: quello del pm della procura di Pisa, Aldo Mantovani, che chiedeva il carcere per il marito della Ragusa, e quello dei difensori di Logli, gli avvocati Sergio Cavani e Saverio Sergiampietri, che invece chiedevano la revoca di ogni misura per il loro assistito. Chiamato a decidere sulla questione, il Riesame ha confermato la misura disposta dal gip, Elsa Iadaresta. A Logli resta l'obbligo di dimora, nelle ore notturne, presso la sua abitazione a San Giuliano Terme (Pisa), da dove la notte tra il 13 e il 14 gennaio del 2012 scomparse sua moglie Roberta. Inoltre il tribunale del Riesame ha integrato l'obbligo di dimora notturno con il divieto di espatrio e una “reperibilità” che consiste nel comunicare preventivamente i luoghi in cui sarà rintracciabile.

Antonio Logli condannato a venti anni per l'omicidio di Roberta Ragusa

La condanna per Antonio Logli è arrivata dopo circa cinque anni di indagini e un proscioglimento annullato dalla Cassazione. L’uomo, da parte sua, si è sempre detto innocente e dal giorno della scomparsa di sua moglie – mamma di due figli e titolare di un’autoscuola – aveva ipotizzato un allontanamento volontario. Le ricerche della donna sono iniziate subito dopo la denuncia di scomparsa ma nonostante gli sforzi di carabinieri e sommozzatori il corpo di Roberta Ragusa non è stato mai ritrovato. Il giudice Iadaresta ha ritenuto valida la ricostruzione secondo la quale l’uomo avrebbe ucciso la madre dei suoi figli perché aveva scoperto la sua relazione con Sara Calzolaio, la giovane donna che era stata babysitter dei figli e che lavorava come segretaria all’autoscuola di famiglia.