Nell'omicidio di Roberta Ragusa l'assenza di un cadavere non ha mai rappresentato un tassello mancante per la costruzione dell'accusa contro il marito Antonio Logli, nonostante da ben sette anni lui ripeta che Roberta se n'è andata di sua volontà, tanto da aver convinto anche i figli. Non ha convinto i giudici, però, per il quali se in questo delitto manca un cadavere è perché Logli lo ha nascosto bene. Così non fu, invece, per Elena Ceste, la mamma di quattro figli uccisa dal marito Michele Buoninconti a Costigliole d'Asti (Torino) e restituita cadavere dal rio Mersa qualche mese dopo. Anche Roberta è stata cercata, e a lungo, nei fiumi, nei campi di proprietà della famiglia, al cimitero, nel boschetto vicino la stazione, senza che di lei si ritrovasse neanche un capello. Ecco riproposte, dopo la sentenza di Cassazione, le ipotesi più battute sull'occultamento del corpo di Roberta Ragusa.

Le ricerche nei terreni davanti a casa Logli

Secondo la ricostruzione processuale, Roberta scappa dalla casa coniugale in via Ulisse Dini, a Gello attraverso i campi antistanti la villetta e viene riacciuffata dal Logli, che la insegue in auto, in via Gigli, dove la costringe a salire in auto sotto gli occhi di un testimone. Sul terreno tra la villa e via Gigli, il giorno seguente la scomparsa di Roberta Ragusa, una vicina vede Logli parlare con il padre Valdemaro. La testimonianza fa scattare controlli dei carabinieri con il georadar, ma niente, Roberta non è lì.

Ragusa sepolta all'Isola d'Elba

Valdemaro Logli, il padre di Antonio, è un personaggio che ritorna nella storia dell'omicidio Ragusa. Pochi giorni dopo la scomparsa di Roberta padre e figlio vanno insieme all'isola d'Elba, al borgo di Capoliveri, dove si trovano le due case dove la famiglia Logli trascorre abitualmente le vacanze estive. Ci vanno per cercare Roberta, dicono, ma qualcuno sospetta che il corpo possa essere stato trasportato sull'isola. A caricare di suggestione questa ipotesi, arriva anche la testimonianza di una sedicente medium che scrive al quotidiano ‘La Nazione', per dire di aver sognato che Roberta Ragusa veniva seppellita nel giardino di una villa in riva al mare. Lì, invece, Roberta non è stata cercata.

Il pozzo della tenuta Malenotti

Tra i siti che gravitano intorno all'abitazione di Logli a Gello, vi è anche un pozzo distante circa 500 metri dalla villetta di Logli, dove un testimone vede dirigersi un'auto la notte della scomparsa di Roberta. Il pozzo si trova all’interno della tenuta Malenotti, resa tristemente famosa da un episodio  di cronaca, il sequestro del proprietario, il regista, Maleno Malenotti, rapito nel 1976 a Pisa e mai liberato, nonostante il pagamento di un riscatto. Nessuno ha cercato Roberta, lì.

Quelle ossa che dovevano essere di Roberta Ragusa

Se ci fu un'occasione in cui si pensò realmente di essere giunti alla svolta nel caso Ragusa, ovvero il ritrovamento del corpo, fu quando, nel 2013, vennero trovati alcuni frammenti di ossa e indumenti femminili nella Grotta delle Fate sui Monti Pisani, a circa 320 metri di altitudine. Si pensò che quelli potessero essere i resti di Roberta, ma anche in quel caso non ci fu alcun riscontro.

Il cadavere bruciato al cimitero di Gello

L'ultima, la più recente, è sicuramente la più inquietante di tutte le piste, quella del cimitero. Nel 2014 il cimitero di Gello finisce al centro delle polemiche per la presenza di un forno crematorio, dove si sospetta che il corpo di Roberta Ragusa sia stato distrutto. Ai microfoni di ‘Chi l'ha visto?', a scontare la polemica, interviene il custode della struttura per spiegare che quel forno era fuori uso da tempo. La pista viene accantonata, anche perché esclusa dagli stessi inquirenti, fino a quando a tirarla fuori dalla polvere, non arriva, nel 2018, una strana lettera anonima. Sempre diretta a Chi l'ha visto, la missiva chiede di indagare proprio sulla figura del custode del cimitero, morto tragicamente nel 2016, gettandosi sotto il treno della linea ferroviaria Pisa-Lucca. "Dopo la scomparsa della Ragusa l'uomo ha iniziato ad avere qualcosa che lo tormentava", dice l'anonimo. La pista non ha mai dato riscontri.