Caso Pistorius: il campione chiamò la sua ex 9 minuti prima di uccidere Reeva Steenkamp
Le indagini sull'omicidio Reeva Steenkamp da parte del suo fidanzato Oscar Pistorius si arricchiscono di un nuovo particolare: l'atleta sudafricano, infatti, prima di aprire il fuoco verso la donna avrebbe telefonato alla sua ex Jenna Edkins. E' quanto emerge dall'analisi dei tabulati telefonici effettuata da alcuni giornalisti, secondo cui il velocista 9 minuti prima di uccidere Reeva telefonò alla sua ex compagna, celata sul telefonino sotto lo pseudonimo di "Babyshoes". L'elemento, finora inedito, è stato svelato in un libro che verrà presto mandato alle stampe e che racconterà la vicenda fin nei minimi particolari: la polizia, tuttavia, non ha confermato il particolare della telefonata e comunque – nel corso delle indagini – non gli ha dato nessuna rilevanza. Il prossimo 13 ottobre è atteso il verdetto finale sul caso Pistorius: dopo la condanna per omicidio colposo si attende che venga resa nota la pena che dovrà scontare.
Lo scorso 12 settembre Oscar Pistorius è stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo dai giudici del Tribunale di Pretoria, in Sudafrica: l'uomo, ex campione paralimpico, rischia una condanna di 15 anni di reclusione, anche se potrebbe anche non trascorrere neppure un giorno dietro le sbarre. Presto si saprà se il giudice vorrà concedergli la libertà condizionata: il giudice Thokozile Masipa ha infatti stabilito che l’atleta paralimpico agì con assoluta consapevolezza, ma senza premeditazione, aggiungendo che l’accusa non è riuscita a provare il suo intento di voler uccidere la fidanzata Reeva Steenkamp. “Quello di omicidio colposo è un giudizio pertinente”: così ieri il giudice bocciando la tesi dell’accusa che “non ha provato, oltre ogni ragionevole dubbio, che Pistorius è colpevole di omicidio premeditato. Non ci sono prove sufficienti per supportare una conclusione simile”. “Come avrebbe potuto l’accusato prevedere ragionevolmente che il colpo sparato avrebbe ucciso la vittima? Chiaramente non poteva prevedere che avrebbe ucciso la persona dietro la porta”, ha spiegato il giudice. Nello sparare a Reeva Steenkamp – ha aggiunto – attraverso la porta del bagno, pur pensando che si trattasse di un intruso “ha agito in modo affrettato e la sua condotta è stata negligente” con un uso eccessivo della forza.