La procura di Firenze ha chiesto una pena di tre anni per Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, imputati nel processo di appello per la morte di Martina Rossi, la 20enne precipitata dal terrazzo di un hotel a Palma di Maiorca nel 2011 mentre stava fuggendo, secondo l'accusa, per evitare uno stupro. In primo grado i due erano stati condannati a 6 anni per tentata violenza e per morte in conseguenza di altro delitto, reato però estinto per prescrizione. Il prossimo appuntamento in aula è in programma il 17 dicembre. Poco prima della decisione dei giudici, il padre della giovane, Bruno Rossi aveva dichiarato: "Il fatto che sia già andato prescritto metà processo per me è un'ingiustizia profonda". L’uomo era a Firenze dove oggi, davanti alla Corte d’Appello, è cominciato il processo di secondo grado.

I due ragazzi sono stati condannati in primo grado a 6 anni per questo reato e per quello di morte in conseguenza di altro delitto. Ma questo secondo reato, per l’appunto, si è estinto per la sopravvenuta prescrizione. Così non sarebbe stato se le modifiche previste dall’apposita riforma, in base al testo del ministro Bonafede, fossero state già legge. Ed ora pure sull’accusa di tentata violenza sessuale di gruppo incombe la prescrizione che scatterà nell’agosto dell’anno prossimo. Anche per questo motivo l’udienza odierna, inizialmente prevista per settembre 2020 – cioè quasi un anno dopo – è stata anticipata su indicazione della presidenza della corte di appello a causa delle polemiche scatenate dal lungo rinvio ordinato in origine.

Il rischio prescrizione

"Quando uno fa del male e c'è una condanna bisognerebbe dire basta, fermati. Ma è la politica che dovrebbe intervenire in queste materie e trovare la giusta soluzione" ha proseguito il signor Rossi. "A mia figlia hanno fatto del male – ha aggiunto sempre il padre – Era una ragazza felice, era in vacanza. Due ragazzi strafatti hanno allungato le mani e poi lei è volata giù da un balcone". Stamani in udienza, nella discussione delle questioni preliminari, ci sono stati attimi concitati tra difesa e procura generale. “Non sono stupito, sono colpito anch’io quando sento un avvocato proporsi in maniera così forte verso chi rappresenta la giustizia. Ma è la logica di questo processo, è per questo che il primo grado è durato anni”.

La vicenda di Martina Rossi

Il 14 dicembre del 2018, i giudici del Tribunale di Arezzo avevano inflitto a Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni una condanna a 6 anni di carcere, riconoscendoli colpevoli di morte come conseguenza di altro reato e tentata violenza di gruppo, e stabilendo quindi una pena di 3 anni per ogni reato. Secondo la ricostruzione, al ritorno dalla notte in discoteca, Martina sarebbe salita in camera dei due giovani perché nella sua stanza le amiche erano in compagnia degli altri due ragazzi della comitiva di aretini e avevano formato due coppie. Stando all’accusa, i due imputati avrebbero tentato di stuprala come proverebbe il fatto che i pantaloncini le erano stati sfilati e non furono mai ritrovati, e come proverebbero i graffi al collo di Albertoni. Per sottrarsi alla violenza, Martina avrebbe tentato di fuggire scavalcando il muretto del balcone che separava la stanza dei due giovani da un’altra, ma in preda al panico
successivo all’aggressione e tradita dalla scarsa vista, poiché era miope e non aveva gli occhiali in quel momento, avrebbe perso l’equilibrio cadendo nel vuoto.