Hanno chiesto di costituirsi parte civile due degli otto carabinieri imputati nel processo relativo ai depistaggi sulla morte di Stefano Cucchi, il ragioniere romano di 31 anni arrestato nell'ottobre del 2009 per spaccio e detenzione di droga e deceduto una settimana più tardi all'ospedale Sandro Pertini. Si tratta dei tenenti colonnelli Massimiliano Colombo Labriola e Francesco Di Sano, che hanno chiesto al giudice Giulia Cavallone, che ha preso il posto Federico Bona Galvagno, che si era astenuto in quanto carabiniere in congedo, di costituirsi parte civile nel procedimento nei confronti di altri due loro colleghi, Luciano Soligo e Francesco Cavallo, co-imputati per il reato di falso ideologico. Secondo i loro legali, i due militari avrebbero solo eseguito un ordine arrivato dai superiori. "Loro hanno subito un danno di immagine – hanno spiegato gli avvocati Giorgio Carta e Antonio Buttazzo -, da questo punto di vista sono nella stessa condizione degli agenti penitenziari".

Caso Cucchi: "Adesso non parti e modifichi l'annotazione di servizio"

"Adesso non parti e modifichi l'annotazione di servizio": è questa la frase che avrebbe pronunciato il tenente colonnello Luciano Soligo a Francesco Di Sano, uno dei carabinieri imputati al processo Cucchi sui depistaggi, secondo quanto riferito dal suo legale, Giorgio Carta. Di Sano avrebbe riferito all'avvocato che "quel giorno in cui eseguì la modifica era in partenza per la Sicilia, ma fu contattato da Soligo affinché prima eseguisse la modifica richiesta". "Non c'alcun falso – ha proseguito Carta – . Labriola e Di Sano non sapevano niente del pestaggio e Colombo Labriola non ha mai incrociato Cucchi. Inoltre, se non avessero eseguito gli ordini sarebbero stati puniti con reato militare che prevede la reclusione, per disobbedienza militare". Di Sano è accusato di aver modificato l'annotazione di servizio su richiesta del tenente colonnello, Luciano Soligo. Labriola, invece, all'epoca era comandante della stazione di Tor Sapienza, dove dopo il fermo aveva passato la notte Cucchi. A lui fu chiesto dal tenente colonnello Francesco Cavallo di inviare i due file word delle annotazioni modificate. "Labriola non fu neppure informato quando Cucchi fu portato nella sua stazione", ha precisato l'avvocato.

Cucchi, gli imputati nel processo sui depistaggi

Per i depistaggi sono imputati il generale Alessandro Casarsa, all'epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma, e altri 7 carabinieri, tra cui Lorenzo Sabatino, allora comandante del reparto operativo dei carabinieri di Roma. Gli otto carabinieri sono accusati a vario titolo e a seconda delle posizioni di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia. Oggi, lunedì 16 dicembre, è il giorno della prima udienza che dovrebbe far luce su cosa accadde dopo la morte di Stefano Cucchi dieci anni fa. Nell’elenco dei militari finiti sotto accusa ci sono anche Francesco Cavallo, Massimiliano Colombo Labriola, Francesco Di Sano e Luciano Soligo, imputati al processo ter. E poi ancora Tiziano Testarmata, comandante della quarta sezione del nucleo investigativo dei Carabinieri e il carabiniere Luca De Cianni, accusato di falso e di calunnia. Presenti all'udienza di questa mattina quattro degli otto imputati: Colombo Labriola, Sabatino, Testarmata e Di Sano.

Ilaria Cucchi: "Nessuna battaglia tra la mia famiglia e l'Arma"

"C'era qualcuno in generale oggi, sul banco degli imputati, che già sapevano tutto e che hanno compiuto una scelta – ha commentato la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, accompagnata dall'avvocato Fabio Anselmo -. Anziché mettersi al nostro fianco, hanno messo in atto terribili depistaggi, scrivendo a tavolino già quelle che sarebbero state le conclusioni medico legali sulla morte di mio fratello. Non c'è nessuna battaglia in corso tra la mia famiglia e l'Arma dei Carabinieri". Questi depistaggi "hanno caratterizzato la vicenda processuale di Stefani Cucchi fin dai momenti immediatamente successivi alla sua morte e poi alla riapertura del processo nel 2015 e ancora durante il processo nel 2018. Un caso senza precedenti", le ha fatto eco il legale.