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“Camicie, crackers e giubbotto”, il codice dei pusher nella “Fossa dei Leoni” di Catania, 14 arresti

Oltre cento i carabinieri impegnati nel blitz di oggi che ha permesso di individuare e smantellare le contromisure utilizzate dai pusher per non essere sorpresi dalle forze dell’Ordine durante lo smercio nella piazza si spaccio del quartiere Librino di Catania.
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A cura di Antonio Palma
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Per evitare l’arresto in caso di intervento delle forze dell’ordine, un gruppo di spacciatori catanesi aveva messo in piedi un sistema ben rodato, permettendo lo sviluppo di una fiorente piazza di spaccio di droga nel quartiere Librino di Catania, conosciuta come “Fossa dei Leoni”. Nel quartiere infatti erano state installate contromisure fisiche ma era stato creato anche un codice per non menzionare mai lo stupefacente ed evitare così eventuali intercettazioni.

Lo hanno scoperto i carabinieri del Comando Provinciale di Catania che questa mattina hanno fatto scattare una vasta operazione antidroga volta a smantellare definitivamente il lucroso giro di affari dello smercio di droga nel quartiere del capoluogo etneo storicamente riconducibile al clan “Cappello”.

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Oltre cento i militari dell’arma impegnati nel blitz di oggi, con il supporto dei reparti specializzati, che ha permesso di individuare e smantellare le contromisure utilizzate dai pusher per non essere sorpresi dalle forze dell’Ordine. Quattordici in tutto gli arrestati di oggi nell’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Catania “Fontanarossa”. Devono rispondere a vario titolo dei reati di associazione finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Il blitz arriva al termine di una lunga attività investigativa dei Carabinieri nel corso della quale hanno eseguito complessivamente 26 arresti in flagranza di reato, sequestrato circa 67 kg di droga, in prevalenza marijuana, due pistole, un fucile e cartucce di vario calibro.

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Come ricostruito dagli inquirenti, nella piazza di spaccio catanese vi era un vero e proprio prefiltraggio dei numerosi clienti, sia gli spacciatori che le vedette si erano inventati un vero e proprio “codice segreto” per indicare gli stupefacenti: “camicie” per la cocaina, “crackers” per il crack e “giubbotto” per la marijuana

Superato il “controllo” della vedetta, senza utilizzare ricetrasmittenti a rischio intercettazione ma attraverso segni convenzionali, veniva aperto un portone abusivo, in ferro battuto e apribile solo dall’interno. Qui la successiva cessione della droga che si svolgeva nell’arco di pochissimi istanti.

Rodato anche il sistema di allarme in caso di intervento delle Forze dell’Ordine. Le vedette facevano allontanare subito gli acquirenti, veniva chiuso il portone in ferro e tutti si allontanavano, nascondendosi in uno degli appartamenti dello stabile o sulla terrazza sul tetto dell’edificio.

Le dosi di cocaina e crack, invece, venivano nascoste all’interno delle abitazioni di alcuni degli appartenenti al gruppo o, in alternativa, nelle aiuole del piazzale antistante la piazza di spaccio e in cavità ricavate tra i rifiuti e le macerie.

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