Giornata di sciopero nazionale per i lavoratori dei call center italiani e “notte bianca”. Lo scopo della decisione annunciata dalle sigle dsindacali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil è quello di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e del governo sulla difficile situazione di questi lavoratori. In pratica molti call center aprono in Italia per un periodo limitato in cui sfruttano la legge che prevede il mancato versamento contributivo per i primi tre anni per poi delocalizzare all'estero. A pagarne le spese i lavoratori, ma anche lo Stato. I sindacati infatti denunciano il fatto che le aziende cambiando il fornitore del servizio, non solo non sono tenute a garantire la continuità occupazionale a quei lavoratori che già prestavano la propria attività, ma riescono ad usufruire continuamente degli sgravi contributivi. In questo modo, denunciano i sindacati , “lo Stato paga due volte, gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e gli incentivi per le nuove assunzioni”.

Dati sensibili a rischio

Per quanto riguarda invece l’impresa che delocalizza, questa riesce a vincere le gare anche pubbliche perché può consentirsi di fare prezzi più bassi rispetto a chi è in Italia in quanto, come scrive Antonella Baccaro, sul Corriere della Sera “il costo del lavoro in Romania o Albania è un quinto di quello italiano”. Qui però si apre un altro problema che non coinvolge solo i lavoratori dei call center ma tutti gli italiani: la tutela dei dati sensibili. Nei Paesi dove i call center vengono trasferiti infatti spesso non esiste alcuna norma che tuteli i dati sensibili. In realtà, secondo quanto scritto dal sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, a conclusione dell’indagine conoscitiva sui call center in commissione Lavoro alla Camera, esiste già una norma che risolverebbe il problema. La norma del 2012 infatti prevede che il cittadino italiano che effettua o riceve una chiamata da un call center sia informato prima sul Paese estero da cui parla l’operatore, avendo la possibilità di scegliere di parlare con un operatore collocato in Italia. Inoltre nella norma si prevede che le aziende che vogliono collocare all’estero l’attività “debbano preventivamente comunicarlo all’Autorità garante della privacy , specificando quali misure vengono adottate per il rispetto della legislazione nazionale.