Un triangolo amoroso ha portato scompiglio in un paesino in provincia di Cagliari. I protagonisti della vicenda sono un personal trainer di 37 anni e le due donne, di 35 e 28 anni, con cui intratteneva una relazione. Peccato che le fidanzate non erano a conoscenza di essere coinvolte in una relazione a tre. Quando lo hanno scoperto, invece di litigare, si sono coalizzate e lo hanno incontrato per un chiarimento, ricoprendolo di insulti. Il tutto ripreso da un video che hanno poi pubblicato su Facebook. Sono state così denunciate dall’uomo per diffamazione.

Le due donne avevano scoperto di essere al centro di un ménage à trois parlando con delle amiche comuni. Il confronto con il personal trainer era stato molto acceso e, per vendetta, lo avevano pubblicato sui social per far sapere ad amici e conoscenti quello che era successo.
Appena ha visto il filmato, l’uomo si è recato dai Carabinieri per mostrare le immagini e denunciare il fatto che, a suo dire, “danneggiava la sua reputazione”. Le due donne sono state quindi denunciate per diffamazione e il filmato rimosso da Facebook.

Secondo la sentenza n. 13604 della Corte di Cassazione, risalente al 24 marzo 2014, il reato di diffamazione si può compiere anche tramite scritti o foto pubblicati su profili virtuali o tramite social network.
Si tratta di diffamazione nel caso in cui il contenuto lesivo, sia esso scritto o fotografico, viene pubblicato su un profilo in cui tra i followers non figura la persona offesa. In caso contrario si tratta invece di ingiuria.
Tradizionalmente, l’applicabilità dei due reati è sempre stata legata a strumenti convenzionali di comunicazione come giornali, libri, televisione ecc. Ma con l’avvento dell’era dei social network, le autorità giudiziarie hanno ritenuto necessario estendere la loro applicabilità anche in un ambito online.