Bussolengo, insulti alla piscina perché vieta al bimbo tutina integrale Anti Uv: “Motivi igienici, quereliamo”

Lo sfogo di una mamma dopo che al figlioletto era stato impedito di fare il bagno in una piscina del Veronese perché indossava una tutina integrale, ha scatenato una inevitabile polemica social, tra accuse di presunte discriminazioni e qualche insulto, a cui però la struttura ha deciso di replicare duramente ricordando a tutti che c’è un regolamento per motivi igienico-sanitari e minacciando querele.
A centro di tutta la storia la piscina comunale di Bussolengo, in provincia di Verona, affidata in gestione al gruppo Planet Sport Verona, e una mamma cliente della struttura. La donna infatti nei giorni scorsi si era ritrovata davanti al divieto di uso delle vasche imposto dal personale al neonato di pochi mesi perché indossava una tutina Anti raggi Uv.
Uno sfogo a mezzo social che però è degenerato in poco tempo raccogliendo decine di messaggi di accuse da parte di altri utenti tra cui alcuni che hanno iniziato ad insultare la struttura e persino a insinuare comportamenti discriminatori. Messaggi che si sono rincorsi tra social network, chat e gruppi di messaggistica locali raggiungendo migliaia di utenti.
“Il diniego di accesso alle vasche opposto dal personale nei confronti di un minore accompagnato” è scattato per “Abbigliamento non conforme alle prescrizioni previste dal regolamento dell’impianto” spiegano dalla struttura, aggiungendo che “L’intervento dei legali si è reso necessario a seguito della rilevante diffusione di commenti dal contenuto gravemente offensivo e diffamatorio”. Come molte piscine pubbliche e private, infatti, nell'impianto è vietano l'uso di tute integrali o indumenti molto coprenti in acqua per motivi di igiene.
“Le accuse relative a presunte discriminazioni, su base etnica o religiosa e diffuse in rete risultano prive di qualsiasi riscontro oggettivo e costituiscono una strumentalizzazione dei fatti, idonea a generare un ingiustificato pregiudizio alla società ai suoi operatori” sottolineano i legali ribadendo che la società che gestisce la piscina è “assolutamente estraneità a ogni forma di discriminazione e respinge con fermezza ogni insinuazione in tal senso”. Per questo sta procedendo all’individuazione degli autori dei messaggi agendo per via legali per l'accertamento delle relative responsabilità, con richiesta di danni.