Il boss dell’Ndrangheta radicata a Torino, Vittorio Raso, arrestato lo scorso 11 ottobre a Barcellona dopo due anni di latitanza, è stato scarcerato dopo 48 ore grazie a un cavillo. Contro di lui, sul mandato europeo di cattura, comparivano vari reati: associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione illecita di armi e usura aggravata dal metodo mafioso. E proprio l'usura è stata inserita in una lista di reati per i quali, in Spagna, non è previsto il carcere. Così per il boss, che aveva alle spalle una condanna di 20 anni in primo grado per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, detenzione e cessione di stupefacenti si sono riaperte le porte della cella.

Raso, 41 anni, molto vicino alla famiglia mafiosa Crea, era considerato un esponente di spicco nella ‘Ndrangheta a Torino. E’ accusato di aver organizzato, insieme a due donne della famiglia Crea, un sistema di prestiti a tasso usuraio con soldi ricavati da una società che, tramite un prestanome, riusciva a ottenere fondi e finanziamenti pubblici.
Nell’ottobre 2019 la squadra mobile di Torino, coordinata dalla Procura di Torino, aveva scoperto questa organizzazione , arrestando 16 persone, tra cui comparivano commercialisti e consulenti, e sequestrando beni per oltre tre milioni di euro. Ma, in quel periodo, Raso era latitante già dal 2018 e si nascondeva a Barcellona con un nome falso.

Gli inquirenti della squadra mobile di Torino con la collaborazione della Policia Nacional spagnola hanno individuato il boss dopo un anno di intercettazioni telefoniche.
Intanto qualche giorno fa, a Torino, la polizia ha arrestato Domenico dell’Orsa, 58 anni, accusato di far parte del commercio di stupefacenti di Raso. Gli inquirenti hanno anche sequestrato 128 chili di marijuana e 38 chili di hashish riconducibili al traffico di droga gestito dal boss, 360mila euro e diverse armi.