L’arte di strada, si sa, per sopravvivere ha appunto bisogno della strada. Ha bisogno di metropolitane affollate e di cerchi di turisti incuriositi. Il Covid-19 ha ovviamente cambiato le regole del gioco: con il lockdown le città si sono svuotate e anche la musica ha smesso di suonare. Se gli artisti più famosi (vedi Banksy) hanno trovato il modo di trasmettere alla folla la propria arte anche tra le mura di casa, c’è un sottobosco che non ha naturalmente la stessa visibilità. Sono quasi tutti giovani gli artisti che affollano normalmente vie dello shopping e le metro. Proprio loro hanno risentito maggiormente della chiusura forzata negli appartamenti: c’è chi ha praticamente smesso di lavorare e chi, semplicemente, ha patito l’impossibilità di dare sfogo alla propria vena creativa. Adesso però le città hanno ricominciato a cantare. Seppure a voce un po’ più bassa del solito, gli artisti possono tornare a suonare.

Il lento ritorno

Le maggiori città italiane hanno iniziato la Fase 2 dell’arte di strada: a Milano chiunque voglia esibirsi in luoghi pubblici deve prenotarsi sulla piattaforma Stradarte che mette a disposizione quattro slot giornalieri di due ore. Solo nella metropoli, infatti, si contano oltre 1.700 artisti tra cui 49 clown, 36 giocolieri, 1400 musicisti, 94 pittori e 54 cartomanti. Il capoluogo lombardo è infatti la terza città al mondo per la presenza di artisti di strada.

Anche Roma ha ripreso i suoi show: gli artisti si tutelano con mascherina e guanti e sono tenuti a mantenere il metro di distanza in caso di esibizioni di gruppo. La parola d’ordine in tutta Italia è una sola: niente assembramenti. In caso di cerchi di persone entusiaste, insomma, bisogna far sgomberare. Quindi sostanzialmente il successo è vietato. “Siamo tornati a suonare in strada, ma le persone hanno molta più paura di avvicinarsi per fare donazioni" racconta Gaetano De Bartolo, giovane musicista ventottenne della provincia di Bari. Lui ha studiato al conservatorio e si sta formando per diventare un insegnante, ma appena può lascia casa per suonare nelle vie principali della sua città. "Ovviamente quello che facciamo non è lo stesso senza stare tra la gente, per cui anche questa provvisoria normalità è in un certo senso un sollievo”. Ci spiega che dopo il lockdown sono cambiate diverse cose. In nessuna città italiana, per esempio, è più possibile esibirsi negli spazi delle metropolitane. Mara era una delle chitarriste che popolavano le metro della capitale. “Non posso più portare la mia chitarra. Anche se potessi, probabilmente la gente non si fermerebbe neanche più ad ascoltarmi. Si limiterebbe a osservarmi da lontano”. Quando Roma era presa d’assalto dai turisti, Marta riusciva a raccogliere somme discrete con le donazioni. Adesso, invece, la sua arte risente dell’assenza dei voli cancellati dall’emergenza. “Probabilmente smetterò di suonare per le strade, almeno per un po’. Forse in questo momento devo concentrarmi sugli streaming e su Internet”.

Tutte le strade portano al web

Durante i mesi di smartworking forzato, anche molti artisti metropolitani si sono trasferiti sul web. Nel mondo del Covid a farla da padrona è stata la piattaforma Twitch che ha permesso ai musicisti di suonare in streaming e raccogliere donazioni. In Italia, invece, la maggior parte della nostra arte ha continuato a vivere tramite dirette Instagram e Facebook. C’è qualcuno che non ha più lasciato queste realtà comunicative, seppure affiancandole ai tradizionali spettacoli nei vicoli. “Internet è bello, ma gli manca qualcosa. Se sei un bravo artista non ti servono per forza gli assembramenti quando sei strada, ti bastano certi sguardi – racconta ancora Gaetano –. In questo momento quello che facciamo è importante più che mai, infonde secondo me un po’ di coraggio. Sarebbe stato fondamentale durante la quarantena, ma per ovvi motivi non era possibile”.

Federazione Nazionale Artisti di Strada

“La sfida più difficile per i nostri artisti? Sicuramente riuscire a ottenere una Fase 2”. A dirlo è Giuseppe Boron, presidente della Federazione Nazionale Artisti di Strada. Ci racconta che le norme da rispettare non sono specifiche. La vera Bibbia è la regola “niente assembramenti”. “Abbiamo lottato per far ottenere a quante più persone possibili i sussidi – continua Boron -. La situazione di questo settore è complicata perché la figura dell’artista di strada non è assimilabile al lavoratore. Chi lo fa con una certa continuità, per esempio, non avrebbe potuto ottenere un sussidio per la legge italiana, eppure si tratta di lavoratori  definiti “non necessari” che vivono delle donazioni del pubblico. In realtà risultano identici ai cittadini non abbienti che chiedono un aiuto economico”. Per questo motivo il 22 giugno 2020 in centinaia si sono riuniti davanti al Duomo di Milano per lanciare una mobilitazione permanente e ottenere un reddito di continuità.