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25 Agosto 2020
22:32

Arrestata per Ndrangheta l’ex direttrice del carcere di Reggio Calabria

L’ex direttrice del carcere di Reggio Calabria, Maria Carmela Longo, è stata arrestata con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. I detenuti favoriti erano quelli collocati nel circuito “alta sicurezza”, indagati o imputati per 416bis o per reati aggravati dalle modalità mafiosa.
A cura di Biagio Chiariello
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Concorso esterno in associazione mafiosa. Questo l'accusa che ha portato all'arresto dell’ex direttrice del carcere di Reggio Calabria, Maria Carmela Longo. La donna si trova ora ai domiciliari su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti procuratori della Dda Stefano Musolino e Sabrina Fornaro.

Secondo le accuse, Longo avrebbe favorito alcuni detenuti. Per i pm esisteva "una sistematica violazione delle norme dell'ordinamento penitenziario e delle circolari del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria". Per gli inquirenti, l'ex direttrice avallava "le richieste dei detenuti ristretti presso la casa circondariale ‘Panzera'". I detenuti favoriti erano quelli collocati nel circuito "alta sicurezza", indagati o imputati per 416bis o per reati aggravati dalle modalità mafiosa. Tra questi c'è stato anche l'avvocato Paolo Romeo, ex parlamentate e principale imputato del processo "Gotha", in corso davanti al Tribunale di Reggio. Ma anche affiliati alle famiglie mafiose della zona di Reggio Calabria  come Cosimo Alvaro, Maurizio Cortese, Michele Crudo,Domenico Bellocco, Giovanni Battista Cacciola e altri.

In particolare l’ex direttrice avrebbe avuto una predilezione per alcuni detenuti "graditi" che avevano la possibilità di incontrare i familiari al di fuori del carcere e al di fuori dei limiti previsti nella disciplina dei colloqui. La dottoressa Longo, è scritto nel capo d’imputazione, "individuava i detenuti da autorizzare all’espletamento del lavoro intramurario, nonchè quelli da indicare al magistrato di sorveglianza per l’espletamento del lavoro esterno". Maria Carmela Longo, inoltre, avrebbe consentito, "la collocazione di detenuti ristretti in circuito di Alta sicurezza legati da rapporti di parentela o appartenenti allo stesso sodalizio criminoso nelle medesime celle".

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