No agli arresti domiciliari per Annamaria Franzoni, la mamma di Cogne condannata in via definitiva per l’omicidio del figlioletto Samuele avvenuto il 30 gennaio del 2002. La Procura generale di Bologna, stando a quanto apprende l’Ansa, ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che ha accolto l’istanza di detenzione domiciliare speciale per la Franzoni. La donna accusata di aver ucciso il figlio nella sua villetta di Cogne è tornata in libertà lo scorso 26 giugno: Annamaria Franzoni dopo sei anni dietro le sbarre ha lasciato il carcere di Dozza a Bologna ed è andata a vivere nella sua casa di Ripoli Santa Cristina, frazione di San Benedetto Val di Sambro, insieme al marito Stefano e ai due figli Davide e Gioele. La Procura chiede, invece, che la donna condannata a 16 anni di reclusione per l’omicidio del figlioletto torni in carcere. Nei motivi del ricorso la Procura generale sottolinea il fatto che la psicoterapia prescritta per Annamaria Franzoni può proseguire anche in carcere. Inoltre nel ricorso si sostiene che la detenzione domiciliare speciale non può essere concessa per chi ha figli con età superiore ai 10 anni, come nel caso della Franzoni. Il figlio più piccolo ha infatti 11 anni. Del ricorso della Procura generale di Bologna se ne discuterà in Cassazione.

Annamaria Franzoni, la decisione del Tribunale di Sorveglianza

Il Tribunale di Sorveglianza di Bologna presieduto da Francesco Maisto ha concesso gli arresti domiciliari ad Annamaria Franzoni in seguito alle valutazioni sul supplemento di perizia redatto dal professore Augusto Balloni. Riguardo le condizioni di Annamaria Franzoni si parlava di una residuale pericolosità sociale, non specifica ma generica, che può essere contenuta grazie all’apporto della famiglia e con una terapia psichiatrica di sostegno.