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16 Dicembre 2020
16:53

Ambra Pregnolato uccisa a martellate, chiesta perizia psichiatrica per il femminicida

Ambra Pregnolato, maestra e mamma è stata assassinata a martellate nella sua casa di Valenza per aver posto fine a una relazione. Michele Venturelli, l’uomo con cui voleva inziare una nuova vita, non le ha perdonato di aver deciso, alla fine, di restare con suo marito e ricominciare con lui. Oggi chiede una perizia psichiatrica: “Non sono un mostro”. Rischia l’ergastolo.
A cura di Angela Marino
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Valenza (Alessandria), 24 gennaio 2020, Ambra Pregnolato viene assassinata a martellate in casa sua per aver detto all'uomo con cui aveva una avuto una relazione di un anno che non se la sentiva di lasciare il marito per andare a vivere con lui. Oggi, per Michele Venturelli, l'uomo che la massacrò, è stata chiesta una perizia psichiatrica. Obiettivo, valutare lo stato mentale del femminicida per stabilirne le responsabilità. Processato in rito ordinario, Venturelli rischia la condanna all'ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato.

 

I fatti risalgono a poco meno di un anno fa. Ambra, 41 anni, maestra alla scuola materna, moglie dell'orafo Fabio Tedde e madre di una figlia di dodici anni, inizia una relazione con Michele Venturelli, 46 anni, anche lui orafo, disoccupato. Venturelli abita poco distante dal condominio di via Carlo Alberto Dalla Chiesa, dove Ambra vive con il marito e la figlia.  È una relazione intensa che fa crollare tutte le certezze di Ambra tanto che sembra decisa a lasciare il marito per cominciare una nuova vita con Venturelli. Ci ripensa, a un certo punto, o forse, di fronte all'idea di demolire la sua vita per iniziarne una nuova, semplicemente, si rende conto che non è ciò che desidera.

Venturelli non accetta questo passo indietro. Una mattina, sapendola sola in casa, va a bussare alla porta dell'appartamento di Ambra. Nello zaino ha un martello, la colpisce furiosamente, poi se ne va, lasciandola riversa sul pavimento in un lago di sangue.  Si disfa degli abiti e delle scarpe sporchi di sangue, getta l'arma del delitto al fiume e poi si rifugia in casa del padre e della sorella, a pochi passi dall'abitazione della vittima. Nel primo pomeriggio, rincasato per il pranzo, Fabio Tedde scopre il corpo della moglie, la notizia si diffonde in paese e poche ore dopo i carabinieri arrivano alla porta di Venturelli.

Dopo il colloquio con i carabinieri esce di casa per andare a gettarsi sotto un treno. Non ci riesce, viene ritrovato sui binari della ferrovia, nei pressi del ponte Tiziano e soccorso in ospedale in prognosi riservata, dove ha confessa. "L'ho uccisa, non voleva saperne di ritornare insieme".  Nei successivi interrogatori si difende: "Non volevo, non sono un mostro".

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