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Adottato da piccolo, incontra i genitori biologici e scopre di avere un gemello: “Vorrei dirgli che lo aspetto”

Nicolai Pio, 26 anni, racconta la sua storia a Fanpage.it. Nato in Bulgaria nel 1999 e adottato due anni dopo, è riuscito a ritrovare e incontrare i suoi genitori biologici e ha scoperto di avere un gemello: “A mia madre hanno detto che è morto, ma i documenti sono incompleti. Se è ancora vivo, vorrei dirgli che lo aspetto”.
A cura di Eleonora Panseri
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Nicolai Pio e i suoi genitori adottivi.
Nicolai Pio e i suoi genitori adottivi.

Nicolai Pio ha 26 anni, vive e lavora in Veneto ma è cresciuto a San Nicandro Garganico, in provincia di Foggia. In Puglia è arrivato dalla Bulgaria quando aveva solo 2 anni tramite adozione internazionale.

Alcuni giorni fa ha scritto a Fanpage.it e quando lo raggiungiamo telefonicamente ci dice: "La scorsa settimana ho letto un vostro articolo su una ragazza adottata e nelle sue parole ho rivisto molto della mia vita, per questo ho deciso di contattarvi e raccontare la mia storia perché penso possa aiutare altre persone come me".

Nicolai Pio, 26 anni.
Nicolai Pio, 26 anni.

Nicolai ci spiega infatti che circa un anno fa è riuscito a ritrovare e incontrare i suoi genitori biologici che gli hanno fatto rivelazioni importanti sulla sua vita prima dell'adozione.

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"Ho scoperto da poco di essere un gemello omozigote, dicono che mio fratello sia morto ma su di lui ci sono solo documenti incompleti. Non è semplice, sto approfondendo per capire cosa può essergli successo".

Per raccontare la tua storia partirei dal 1999, quando sei stato adottato.

Sono arrivato in Italia quando avevo 2 anni, alla Vigilia di Natale. I miei genitori desideravano un figlio che però non riuscivano ad avere. Per questo hanno fatto domanda sia per l'adozione nazionale che internazionale.

Mi hanno sempre raccontato tutto, fin da piccolo sono stati chiari. Quando avevo 7 anni, mi hanno detto che ero stato adottato e mi hanno assicurato che, se un domani, da adulto, avessi voluto cercare i miei genitori biologici, sarebbero stati sempre dalla mia parte.

Tu come hai vissuto questo fatto?

Questa situazione ha pesato sulla mia adolescenza: in quegli anni mi arrabbiavo spesso con loro, non andavo bene a scuola. Rinnegavo questa cosa, se qualcuno mi parlava di adozione mi dava fastidio. Era una cosa che non avevo ancora metabolizzato. Mi sentivo diverso, il ragazzo venuto da lontano, cercavo somiglianze che non trovavo e se qualcuno affrontava la questione io subito scattavo.

Dove sei nato?

Sono di Loveč, un piccolo paese a Nord della Bulgaria, anche se sui miei documenti c'è scritto che sono nato a Sofia nel 1999. Due anni dopo sono arrivato a San Nicandro Garganico, in provincia di Foggia.

Nicolai Pio.
Nicolai Pio.

Quando e come è iniziata la tua ricerca?

Circa un anno fa. Non ho detto apertamente ai miei genitori adottivi che volevo provare a cercare i miei genitori biologici. Ho provato a fare tutto da solo, sono andato in Bulgaria e ho iniziato questa ricerca, anche se durante quel primo viaggio non sono riuscito a trovare nulla.

Avevo maturato già da qualche anno questa decisione ma non volevo far soffrire mamma e papà, non volevo pensassero qualcosa di negativo. Ma quando sono rientrato in aeroporto, la prima cosa che ho fatto è stato mandare un messaggio a mio padre dicendo che dovevamo parlare. Sapevano che ero partito per la Bulgaria, ma avevo detto solo che era un semplice viaggio.

E poi cosa è successo?

Mio padre ha detto che questa è la mia vita e che non mi avrebbero mai impedito di fare nulla. Grazie ai documenti che hanno conservato e con l'aiuto di un avvocato, siamo riusciti a rintracciare i miei genitori biologici e ci siamo incontrati, sono andato a trovarli. Vivono in un piccolo paese che si chiama Yablanitsa.

Nicolai Pio insieme alla sua famiglia biologica in Bulgaria.
Nicolai Pio insieme alla sua famiglia biologica in Bulgaria.

Com'è andato il vostro incontro?

È stato un momento molto forte, mi hanno accolto come un figlio. Loro mi hanno detto che non mi avrebbero voluto dare in adozione, anche perché hanno 5 figli, siamo due sorelle e tre fratelli, e che non sapevano che fossi in Italia.

Una cosa che mi ha un po' destabilizzato, perché ho sempre pensato che non mi avessero mai voluto. E qui sono venuto anche a scoprire che avevo un gemello omozigote. Dai documenti risulta che è morto a circa un mese dal parto per cause non ben definite e mia madre biologica mi ha detto di non aver visto il corpo.

Tu quindi ti sei messo alla ricerca del tuo gemello.

Sì, tramite un avvocato sto cercando di capire se riesco a trovare di più su di lui perché al momento non siamo ancora in possesso di una documentazione chiara. Stiamo provando a ricostruire cosa è successo. Il mio scopo è risolvere questa questione, mi reputo una persona decisa e quando inizio una cosa devo portarla a termine. Sulla mia storia ho scritto anche un libro, ‘Io e la mia adozione – Alla ricerca del mio gemello'.

Continui a mantenere i contatti con la tua famiglia in Bulgaria?

Assolutamente sì, ci sentiamo e vado a trovarli almeno due volte all'anno, sono rientrato dalla Bulgaria giusto due settimane fa. Ci tengo a mantenere i contatti con loro, sono una parte della mia vita. E i miei genitori adottivi sono felici per me, non hanno nessun problema.

Nicolai Pio.
Nicolai Pio.

Anzi, la prima volta mio papà mi ha accompagnato in Bulgaria spiegando non mi avrebbe lasciato solo in un momento così importante. E quando siamo arrivati lì, mi ha detto: ‘Sei tornato a casa'. Ho conosciuto tutta la famiglia biologica, abbiamo pianto, riso, hanno fatto una festa. Sono momenti che porterò sempre con me.

Cosa vorresti dire ai ragazzi adottati che come te stanno cercando delle risposte?

Condivido la frase che ha detto la ragazza nel vostro articolo: prima di ogni altra cosa c'è l'abbandono. Tutti noi abbiamo questo distacco dalle nostre origini biologiche, c'è chi lo elabora prima e chi lo elabora dopo. Il tema dell'adozione è bello ed emozionante da un lato, ma può essere anche crudo e cattivo dall'altro.

A chi sta leggendo queste parole voglio dire però di non smettere di cercare, non smettere di fare domande. Non bisogna credere mai che la nostra storia sia un errore o una sfortuna. Perché ogni vita ha diritto alla verità. E a mio fratello, se fosse ancora vivo e si riconoscesse in queste righe, vorrei dire che lo sto aspettando.

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