Carlo Bertaccini (Facebook).
in foto: Carlo Bertaccini (Facebook).

Ha deciso di vendere il suo ristorante, molto famoso a Massa, per aiutare la moglie a guarire da una grave forma di tumore. È questa la storia, raccontata dal quotidiano La Nazione, che sta commuovendo l'Italia. Il protagonista è Carlo Bertaccini, proprietario insieme alla sua Paola de L'Aquila, il locale dove hanno sempre lavorato insieme. Fino a quando, tre anni fa, lei non ha scoperto di essere malata: ha avvertito un piccolo dolore alla spalla e da lì è iniziato il loro calvario, che li ha portati da un ospedale all'altro alla ricerca della cura che meglio potesse funzionare per la donna, finché non sono venuti a conoscenza della clinica del dottor Leopold Saltuari, in Austria, dove Paola si è ripresa, ma che è molto costosa. Da qui la decisione di chiudere l'attività che avevano in comune per poter raccogliere il denaro sufficiente a far fronte alle sue spese mediche.

Tutto è cominciato una sera di ottobre del 2016. Paola aveva avvertito un dolore al braccio, poi "si è coricata con quel disturbo – ha raccontato Carlo a La Nazione -, pensando che passasse con il riposo, ma a mezzanotte mi ha svegliato il suo rantolo: l'ho vista morta. È subito intervenuta l’ambulanza medica e lei è stata operata all'Opa. Dopo pochi giorni è stata dimessa, forse troppo presto. Poi è stata ricoverata al Noa per cento giorni e poi trasferita al Versilia per tre mesi; successivamente a Cecina per otto mesi di riabilitazione. Era pelle e ossa e le piaghe da decubito la stavano devastando". Dopo essere passata per altri ospedali, le sue condizioni tuttavia continuavano a peggiorare. Poi Carlo, tramite un un amico, viene a sapere di una clinica in Austria. "Da gennaio 2019 siamo lassù – ha detto ancora il ristoratore -. In tre mesi le piaghe si sono chiuse e lei si sta riprendendo, i progressi si vedono giorno dopo giorno. Ma curarsi in quella clinica significa pagare 15mila euro al mese. Ho chiesto un mutuo, ho ipotecato la casa e venderò il ristorante per salvare Paola". Ancora, ha sottolineato Carlo, "l'Azienda Usl dovrebbe rimborsarmi l'80% delle spese sostenute, ma solo quando Paola sarà a casa. Dovrebbero dimetterla il prossimo 20 dicembre, sempre che riesca ad attrezzare la casa con gli ausili dell’Asl. Spero di trovare un aiuto, un sostegno economico per affrontare questa odissea: a oggi ho tirato fuori 165mila euro. Senza quella clinica, non so che fine avrebbe fatto mia moglie. Lassù ci sono altre famiglie italiane nelle stesse condizioni: perché per salvare i nostri cari dobbiamo andare all’estero e ridurci sul lastrico? "