Covid 19
23 Marzo 2021
16:54

A che punto siamo con il vaccino Covid Sputnik V in Italia e in Europa

Dal 10 aprile un team di ispettori dell’Ema si recherà a Mosca per analizzare gli studi clinici condotti prima di produrre il vaccino Sputnik V: intanto il direttore sanitario dello Spallanzani Francesco Vaia ha confermato che verrà firmato un memorandum d’intesa con il centro Gamaleya di Mosca, “per uno scambio di materiale biologico e di ricercatori”.
A cura di Davide Falcioni
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Il 10 aprile potrebbe essere una data determinante per capire se il vaccino Sputnik V, sviluppato dal Gamaleya National Research Center del Ministero della Salute russo, potrà essere distribuito in tutta Europa: quel giorno, infatti, un'equipe di esperti dell'Ema raggiungerà Mosca per verificare i test clinici eseguiti nel paese e da lì stabilire se il farmaco potrà essere prodotto e inoculato anche nel vecchio continente: "Confidiamo in una rapida conclusione delle valutazioni dell'Ema" sul vaccino russo Sputnik V, "senza politicizzazioni e senza un'eccessiva burocrazia" ha dichiarato l'ambasciatore russo a Roma, Sergei Razov, intervenendo a una tavola rotonda sul vaccino Sputnik con esperti italiani e russi, organizzata dal Fondo russo per gli investimenti diretti (Rdif), dal Foro di dialogo italo-russo e dall'Istituto Gamaleya. Citando il discorso pronunciato ieri da Putin, Razov ha ha sottolineato "l'importanza degli sforzi e dello sviluppo della cooperazione internazionale" nella lotta contro il Covid "e questo è molto attuale nel contesto della sinergia tra Italia e Russia".

Intesa tra Gamaleya e Istituto Spallanzani

In questo quadro un ruolo fondamentale sarà quello che giocherà l'Istituto Spallanzani di Roma. Il direttore sanitario Francesco Vaia ha confermato che verrà firmato un memorandum d'intesa con il centro Gamaleya di Mosca, "per uno scambio di materiale biologico e di ricercatori. Sono molto orgoglioso perché questa è una prima in Europa: la scienza è neutra, deve essere lontana da interessi geopolitici. Noi e il Gamaleya abbiamo messo al centro l'esigenza di avere vaccini che funzionino. Abbiamo trovato nei colleghi del Gamaleya una grande disponibilità alla collaborazione e alla trasparenza". Entrando più nel merito Vaia ha aggiunto che "lo scambio dei materiali biologici con l'istituto russo alla luce delle varianti, che i colleghi si sono impegnati a portare presso lo Spallanzani, ci consentirà di individuare l'efficacia degli anticorpi prodotti dopo il vaccino. Questo studio clinico, a cui mi auguro parteciperà anche il professor Massimo Galli e gli studiosi di San Marino, per ora riguarderà solo 100 dosi. Ma sarà una sperimentazione che apre alla possibilità di verifica anche di una seconda somministrazione di vaccino, a seguito di una prima inoculazione sperimentale con altri prodotti che non hanno dato risultati sperati. Lo studio di approfondimento con lo Sputnik sarà quindi determinante. Per questa ragione – ribadisce Vaia – siamo ancora più lieti e orgogliosi perché la scienza può superare ogni vincolo politico e non saremo, come scienziati, surrogati della politica in nessun caso. Già da aprile saremo in grado di fornire i primi dati della sperimentazione".

Garattini (Mario Negri): "Sputnik è un buon vaccino"

Anche un altro importante scienziato, il dottor Silvio Garattini, fondatore e presidente dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, si è detto favorevole a un impiego del vaccino russo Sputnik V. Ospite di ‘Cusano Italia Tv' il ricercatore ha dichiarato:"Penso che Sputnik sia un buon vaccino, i dati pubblicati dicono che dà i risultati degli altri. Questo vaccino ha un adenovirus diverso per ogni dose, il vantaggio è che dopo la prima somministrazione si formano molti anticorpi contro quel virus, per cui quando fa la seconda con lo stesso virus rischia di avere meno efficienza nella penetrazione delle cellule, mentre se la seconda dose la fa con un adenovirus diverso l’efficienza è maggiore". "Il punto – ha aggiunto – è che, secondo le regole europee, tutti i produttori di farmaci sono sotto costante ispezione da parte dell’Ema, quelli russi evidentemente no, quindi l’Ema ha chiesto giustamente di fare ispezioni. Il vaccino sarà prodotto in Italia perché c’è una ditta che ha fatto un accordo, sarà più facile fare ispezioni a Caponago piuttosto che in Russia”.

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