Grande paese l’Italia, dove chi cerca di produrre reddito non fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo perché, finalmente, l’Iva si potrà pagare “per cassa” (sempre che il gioco valga la candela, il che secondo alcuni non è detto sia vero per tutti i contribuenti) che scopri che ti hanno già messo una nuova tassa, con effetto palesemente distorsivo sull’efficiente allocazione delle risorse, in questo caso del risparmio. Mentre folli festanti di politici e pifferai magici salutano l’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie che, assicura il ministro delle Finanze Vittorio Grilli, dovrebbe entrare in vigore anche in Italia fin dal primo gennaio del prossimo anno, alcune domande restano irrisolte.

Anzitutto, come fanno notare alcuni osservatori disincantati, la “Tobin Tax” in questione è stata fortemente voluta dalla Germania che ha un problema di regolazione della liquidità in eccesso e dunque vuole evitare per quanto possibile la nascita di nuove bolle finanziarie. Al di là del fatto che questa tassazione possa o meno riuscire nell’impresa non si capisce perché in Italia, dove il problema è opposto, far giungere la liquidità al sistema (visto che al momento le cospicue iniezioni di liquidità promosse dalla Banca centrale europea sono rimaste nelle casse delle banche, che nel frattempo continuano a ridurre il credito per cercare di raddrizzare, al ribasso, lo squilibrio accumulatosi negli anni passati tra fonti e impieghi e per ridurre al contempo la rischiosità delle proprie attività), si sia deciso di introdurre l’ennesimo balzello è un mistero.

La vulgata popolare, che ancora una volta denota la scarsa cultura finanziaria delle italiche genti e la facilità con cui le stesse vengono puntualmente raggirate, vuole che la tassa sia “virtuosa” e colpisca gli speculatori. Peccato che non sia così: come facilmente (quanto vanamente) hanno ricordato autori con una notevole dimestichezza col mercato prima che con libri di teoria, la Tobin Tax “de noatri”, che potrebbe alla fine racimolare anche qualcosa in più del miliardo di euro l’anno fin qui prudentemente messo in conto dal governo Monti (ma potrebbe anche riscuotere molto meno successo, dipenderà dalle contromisure adottate dagli intermediari) non tocca in realtà chi propriamente pone in essere operazioni di trading ad alta frequenza utilizzando software ad hoc di ultima generazione, quanto una platea (non poi così numerosa) di piccoli “day trader” che passano la giornata a cercare di comprare e vendere titoli per realizzare guadagni il più delle volte minimi e che l’ulteriore “fissato bollato” finirà col ridurre ulteriormente.

Non solo: Grilli ha ripetuto “ad nauseam” che dalla Tobin Tax (che dovrebbe colpire la “speculazione” e non gli investitori, in teoria) sono esclusi i titoli di stato. Ottimo, anzi no: è vero che i titoli di stato sono tradizionalmente uno degli investimenti prediletti degli italiani, ma lo sono in gran parte a causa dell’ignoranza di cui sopra. Se gli italiani capissero i rischi che corrono a prestar soldi a un debitore che solo da qui alla fine del prossimo anno dovrà rimborsare (ossia riemettere) almeno 420 miliardi di euro, pari a circa un quinto dell’ammontare totale del debito pubblico, forse ci penserebbero due volte prima di puntare tutte le proprie carte su tali titoli. Che, per inciso, offrono rendimenti attraenti se paragonati ai titoli tedeschi principalmente perché sono i rendimenti dei titoli tedeschi a godere di un eccesso di liquidità (appunto) che finisce col ridurli ben oltre le “virtù” dell’emittente, pubblico o privato che sia.

Ma non è finita qui: siccome l’imposta verrà pagata anche dagli investitori istituzionali e professionali (fondi comuni, fondi pensione, casse previdenziali, tesorerie aziendali, banche) in una qualche misura il costo si rifletterà in minori performance dei vostri fondi comuni, gestioni e forme pensionistiche integrative, ma anche aumenterà il costo dei vostri mutui variabili con cap (quelli a tasso fisso costano già di più perché le banche, giustamente dal proprio punto di vista, si tutelano dai futuri rialzi dei tassi, quelli variabili senza cap lasciano esposto il mutuatario a tali futuri rialzi). Insomma, se non vi è chiaro, la Tobin Tax sarà pagata, poco o tanto che sia, dai piccoli risparmiatori, che il governo Monti sembra considerare un poco “sfigati”, come certi lavoratori che in tempo di crisi non riescono a trovare migliori opportunità professionali o si vedono ridurre i compensi a parità di lavoro (o aumentare la quantità di lavoro richiesto a parità di compenso). Il tutto guardandosi bene dal tentare di colmare sia il gap culturale in materia finanziaria sia di aumentare il grado di concorrenza del settore, cosa che a me non pare del tutto indipendente dal quadro sopra descritto: voi che dite?