Arturo Parisi, tra i padri fondatori del vecchio Ulivo, è preoccupato. Preoccupato per la situazione in cui versa il centrosinistra italiano, provato ormai da numerose spaccature e scissioni. La rottura tra il Pd di Matteo Renzi da una parte e Mdp, il movimento fondato dall'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia e gli altri partiti della galassia di centrosinistra dall'altra appare ormai insanabile, soprattutto alla luce di quanto Parisi ha rivelato al Corriere della Sera: Prodi si sarebbe ormai definitivamente allontanato dal Partito Democratico. Renzi, respingendo l'idea di costruire una coalizione di centrosinistra che mettesse al centro di nuovo un progetto politico unitario, esattamente quel tipo di idea promossa da Romano Prodi, avrebbe provocato il definitivo allontanamento dell'ex presidente del Consiglio dal Pd: "Più che il contributo di Prodi ha respinto il progetto della costruzione di un nuovo centrosinistra, che mettesse di nuovo al suo centro il governo del Paese. Ha respinto l’idea di costruire una coalizione capace di governare insieme alle forze di centro e di sinistra, con le quali già oggi governa a più livelli il Paese. A quelli che non riescono a credere come il Pd possa mai raggiungere questo obiettivo da solo, sembra che Renzi preferisca perdere, piuttosto che provare a vincere insieme", spiega Parisi. La tenda "più che a spostarla in un’altra parte del campo, credo che il rifiuto del progetto da parte di Renzi abbia spinto Prodi ad arrotolarla e ad allontanarsi dal campo", ha aggiunto Parisi, facendo riferimento all'ultima lite via stampa tra Prodi e Matteo Renzi.

Nel libro di Renzi, Avanti, "a me il tema dell’Io sembra cruciale. Nel racconto del libro, come nella realtà, è interessante l’oscillare tra l’Io e il Noi. Hai voglia a ripetere che, se senza un Io non si parte, senza un Noi non si arriva. Renzi sembra seguire il percorso inverso. Così come sette anni fa la sua avventura esordì con un Noi giovani, premessa di una inevitabile rottamazione dei vecchi, tutta la successiva galoppata di Renzi si è svolta dentro un Io che è andato trasformandosi in una prigione", sostiene Parisi.

Preoccupa inoltre la decisione di Pisapia di non candidarsi alle prossime elezioni. La sua figura avrebbe potuto fare da collante tra le varie anime del centrosinistra e il suo passo indietro potrebbe potenzialmente accendere nuove lotte intestine. "Ascoltando le sue parole quando ha riproposto, quasi per inciso, la sua scelta, ne ho riconosciuto la coerenza. Allo stesso tempo nei volti dell’uditorio zoomati dalla telecamera ho letto sconcerto e preoccupazione. Come se ai passeggeri di un aereo venisse annunciato d’improvviso che il pilota li guiderà da terra", sostiene Parisi.

Proseguendo, Parisi analizza gli errori del passato, soprattutto la gestione dalemiana dei vecchi Ds. "Mi viene in mente la risposta che nel 2000 mi diede Veltroni, quando alla guida dei Democratici gli avanzai la proposta di ragionare sulla possibilità di fondare ex-novo un partito. Immaginavo potessimo chiamarlo Pd, a partire dallo scioglimento dei nostri partiti. ‘Scioglierci noi?' mi rispose, orgoglioso e offeso, l’allora segretario dei Ds. Ho paura che dopo 17 anni e su una scala diversa siamo di nuovo là. Noi non ci arrendemmo. Ma, le assicuro, è fatica", racconta.

"Come nessuno può chiedere al Pd che Renzi si faccia da parte, nessuno può avanzare verso loro una pretesa uguale. Per chi ragiona con me sulla necessità della ricomposizione di un centrosinistra di governo, anche se come me non condivide le loro scelte, è difficile negare che essi facciano parte del nostro campo. E anche se caricati di una rappresentanza incomparabile con quella di un tempo, non posso dimenticare che la loro voce ha avuto finora il timbro di una sinistra di governo".