L’idea di una tassa sui cani e i gatti indigna tutti, ma non è nemmeno una novità

La notizia è quella della tassa che andrebbe a colpire i proprietari di animali domestici, imposta necessaria per combattere il randagismo ma che sta suscitando aspre critiche contro il governo. Eppure, in passato, i cani erano già tassati.
La notizia è quella della tassa che andrebbe a colpire i proprietari di animali domestici, imposta necessaria per combattere il randagismo ma che sta suscitando aspre critiche contro il governo. Eppure, in passato, i cani erano già tassati.

Tassare chi ospita in casa un cane o un gatto: è questa l’ultima, per quanto apparentemente surreale, proposta arrivata in commissione Affari sociali della Camera e che, da quanto ha dichiarato (almeno inizialmente) il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, “in via di principio” trova l’accordo del Governo. Si tratta di una tassa che i Comuni possono istituire per finanziare la lotta al randagismo ma che, dal punto di vista dei tantissimi, a partire dalla Legambiente, che hanno commentato l’ultimo provvedimento a sfavore delle famiglie, potrebbe contribuire a far aumentare il già triste fenomeno dell’abbandono degli animali domestici.

Una tassa assurda e controproducente – Non appena la notizia di quest’ultima tassa si è diffusa, in tanti hanno reagito facendo anche una certa ironia (lo stesso Polillo, appunto, dopo aver detto di trovarsi d’accordo con il provvedimento ha “twittato” facendo marcia indietro e dicendo che in realtà la sua era una battuta) contro un Governo che “manca solo che metta una tassa sull’aria” o, magari, una tassa sugli amici e che riuscirà, secondo alcuni, a far scendere in piazza per protestare, a questo punto, anche i cani e i gatti. L’opinione generale, insomma, non può che essere una: una tassa che si aggiunge a tutte le altre già pesanti e che va a colpire persone che aiutano i Comuni allevando in casa un animale non si può istituire. È controproducente ed eticamente sbagliata.

Ma in passato abbiamo già avuto una tassa sui cani – Eppure, per quanto oggi la tassa possa sembrare paradossale, va ricordato che un provvedimento del genere non è nuovo agli italiani: innanzitutto è stato, nel mezzo delle polemiche odierne, il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli a ricordare che questa tassa andrebbe solo ad aggiungersi a quella che già i possessori di animali domestici pagano attraverso il microchip. Non solo, un’imposta reale sui cani in passato c’è stata già ed è stata abrogata definitivamente solo nel 1974. Si trattava di un tributo comunale istituito con regio decreto nel 1918, modificato e reso obbligatorio in tutti i comuni nel 1931 per poi essere cancellato appunto nel 1974.

La tassa aveva carattere annuale e le tariffe si differenziavano a seconda della “tipologia” del cane: 150 lire per il cane di lusso, 50 lire per quello da caccia o da guardia e 15 lire per i cani adibiti alla custodia di edifici e di greggi o tenuti a scopo di commercio. In quel caso l’imposta fu istituita per disciplinare la detenzione e la custodia dei cani e per tenere sotto controllo eventuali malattie di cui gli amici a quattro zampe erano portatori. Coloro che non erano tenuti a pagare questa tassa erano i proprietari dei cani per ciechi, quelli residenti in un comune per non più di due mesi, i proprietari dei cuccioli lattanti e i proprietari dei cani adibiti ai servizi dell’Esercito e a quelli di pubblica sicurezza.

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