Italia declassata: il taglio del rating visto dalla stampa estera

Il declassamento visto dalla stampa estera
Secondo Silvio Berlusconi il declassamento da parte dell’agenzia Standard e Poor’s è colpa dei giornali ma dall’estero arrivano opinioni opposte e tutt’altro che incoraggianti. L’Italia non è più un Paese degno di fiducia e non si esclude un ulteriore declassamento.

L’Italia si risveglia declassata e, sebbene siano tutti consapevoli della crisi che investe il nostro Paese, si cerca comunque di capire le motivazioni che hanno portato a tale decisione. Nel rapporto dell’agenzia "indipendente" Standard e Poor’s si legge che le prospettive di crescita economica del nostro Paese si vanno indebolendo sempre di più e si teme che il Governo non sia in grado di rispondere alla crisi.

Nei giornali esteri si leggono oggi prima di tutto le considerazioni immediate fatte dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha risposto, sicuramente con una certa irruenza, alla decisione della Standard e Poor’s parlando di “colpa dei media”. “Le valutazioni di Standard and Poor's sembrano dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose e appaiono viziate da considerazioni politiche” così si esprimono da palazzo Chigi e questa dichiarazione è quella riportata sulla stragrande maggioranza dei giornali esteri.

I commenti però sembrano andare in una direzione opposta rispetto alle “rassicurazioni” fatte dal premier italiano. Se Berlusconi infatti dice che entro il 2013, per esempio, raggiungeremo il pareggio di bilancio, dalla voce di Sony Kapoor, amministratore delegato di Re-Define, si sente che l’Italia si trova oggi in una sorta di spirale negativa profonda al punto tale che sarà difficile uscirne senza aiuti provenienti dall’esterno. Per colpa dell’Italia è difficile credere nella solvibilità del sistema bancario europeo”.

È chiaro che ciò che diminuisce sempre più la fiducia dei governi (e della stampa) estera nei confronti di un Paese che, sebbene dichiari di essere pronto a fare grandi sacrifici in seguito alla durissima manovra approvata, non sembra in grado di migliorare realmente la sua posizione di crisi. La colpa sembra essere proprio di una classe politica non abbastanza forte per poter realmente mettere in pratica le misure restrittive necessarie per superare questo momento.

Sulle pagine del Washington Post leggiamo infatti le parole di David T. Beers, amministratore delegato S&P, che dichiara come sia proprio l’incertezza della classe politica italiana ad impedire di affrontare al meglio queste sfide economiche. Sulla stessa linea il Telegraph, che individua i criteri che hanno portato l’agenzia a declassare l’Italia:  “debito” e “politica”. Secondo Carl Weinberg, capo economista presso High-Frequency Economics: “Bisognava aspettarsi questo abbassamento vista la incompatibilità del rating dell’Italia e il suo alto livello di debito pubblico. L’Italia è ancora abbastanza meritevole di credito ma le prospettive sono negative”. Dello stesso avviso del The Telegraph anche il Los Angeles Times che ci ricorda inoltre i guai giudiziari del premier che non aiutano certo la stabilità della classe politica al governo.

Da un primo sguardo ai giornali esteri questi i commenti che maggiormente attirano l'attenzione. La principale considerazione, estremamente triste per noi, sembrerebbe univoca : l’Italia non è oggi un Paese degno di fiducia.

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