"Causa del litigio, verosimilmente, la resistenza mostrata dal bambino a recarsi a scuola". A quattro anni di distanza dai fatti, i giudici d'appello rendono noto il movente dell'omicidio di Lorys, un litigio avvenuto per futili motivi con la mamma Veronica Panarello, condannata a 30 anni di reclusione. È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di appello a carico della donna che nel novembre 2014, ha ucciso il figlio di otto anni, strangolandolo, a Santa Croce Camerino (Ragusa).

Lorys voleva restare con la mamma

Nelle centocinquanta pagine della sentenza, depositata nei primi giorni dell'anno, la corte descrive i comportamenti di Veronica nella dinamica omicidiaria, prima, e nei depistaggi, dopo. Movente il desiderio del piccolo di saltare la scuola  "e restare con la madre per andare con lei al corso di culinaria". "Il repentino cambiamento di programma – scrive la corte – induceva la madre a consegnare al bimbo il mazzo di chiavi custodito in macchina". Sarebbe stato proprio quello, secondo i giudici il "momento nel quale scattava l'impulso omicidiario nella mente della Panarello". Ciò sarebbe confermato anche dal "sopralluogo" di Veronica, "nei luoghi dove sarebbe stato trovato il cadavere di Lorys".

Agì da sola

Già archiviata definitivamente, la posizione del suocero di veronica, Andrea Stival, viene chiarita ulteriormente nelle pagine delle motivazioni. "La chiamata in correità del suocero risulta assolutamente falsa, Veronica ha agito da sola" a causa di “nodi conflittuali nella sfera familiare e alle conseguenti sensazioni di profonda angoscia d’ansia della Panarello, che hanno agito come una miccia, innescando nella donna una fortissima rabbia in relazione a un comportamento di Lorys, avvertito come pericoloso o troppo fastidioso, tale da scatenarle l’impulso di metterlo a tacere".

Avrebbe potuto salvarlo

Secondo i giudici Veronica avrebbe avuto "consistente tempo a disposizione per intervenire e salvare la vita del bambino". La Panarello, infatti, avrebbe "altresì dimostrato l’assenza di qualsivoglia forma di resipiscenza subito dopo la commissione dell’orribile crimine, omettendo di attivarsi in qualche modo per salvare il figlio che era ancora in fase agonica, chiamando i soccorsi o invocando l’aiuto di altre persone a tal fine. La donna si è invece adoperata senza alcuna pietas secondo il piano poco prima prestabilito per cercare di eliminare le tracce del delitto con l’occultamento del cadavere di Lorys e addirittura simulando una violenza sessuale ai danni del bambino da parte di ignoti per depistare le indagini".