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La newsletter di Fanpage che racconta Napoli oltre la cronaca

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Napoli oggi è probabilmente la città italiana più discussa al mondo per i cambiamenti in corso e per le sue contraddizioni. In Fanpage facciamo nostro uno dei versi di “Napule è”, la canzone più nota di Pino Daniele, dedicata proprio alla città: «’a sape tutto ‘o munno / ma nun sanno ‘a verità» («la conosce tutto il mondo / ma non sanno la verità»).
Il vantaggio di un giornale libero è sostanzialmente uno: poter indagare su chi viene incensato da tutti  e, all'opposto, dare voce a chi non ne ha. Per questo abbiamo deciso di inaugurare TUFO (ti puoi iscrivere qui): più che una newsletter, una comunità che si racconterà di Napoli e di ciò che accade da queste parti.
In questa prima puntata parliamo di: De Luca, Sangiuliano, De Laurentiis… il materiale umano è questo, non facciamoci illusioni.

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Genny ’o consigliere

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Uno spettro si aggira per il Consiglio regionale della Campania.

È Gennaro Sangiuliano, per gli amici Genny.
Se sei qui conosci la storia precedente (‘o ministro, la bionda, la capa scassata).

Oggi Sangiuliano è capo di tutta l’opposizione in consiglio regionale dopo l’addio del viceministro Edmondo Cirielli, tornato di corsa a Roma per non perdere la poltrona.

Genny ha una ossessione: mostrare a tutti che ha studiato. Ex ministro alla Cultura, ex direttore di un telegiornale Rai, ex direttore de Il Roma, ex vicedirettore di Libero, inviato Rai all’estero (in aspettativa) la sua frase preferita nei corridoi di F13 al Centro direzionale è: «Ti farò avere il libro», variante di: «Devo regalarti il mio libro».

E tutto sommato potrebbe pure essere una cosa carina, se non fosse condita da una prosopopea e una tendenza alla citazione che è fonte di ironie e battute pure tra i suoi.

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Breve carrellata del Sangiu-pensiero.

Quelle che seguono sono tutte dichiarazioni agli atti.

All’inizio Sangiuliano avverte del suo potenziale: «Normalmente parlerò sette o otto ore in media, oggi mi contengo proprio perché capisco l’urgenza».
Sudori freddi di molti. Ma si è contenuto.

21 gennaio 2026, la discussione in Consiglio Regionale custodirà un aneddoto fondamentale: «Quando Benedetto Croce fu nominato subcommissario… non si occupò di filosofia ma si occupò di fare i bagni in tutte le scuole pubbliche di Napoli».

È il 4 marzo 2026, Seduta della II Commissione Bilancio. Fa freddo, quasi un freddo russo. E lui è in tema: «Dostoevskij dice che la politica dev’essere la capacità di tendere l'orecchio verso il basso…».

Altra ossessione è l’attività accademica. Quando si approva il bilancio regionale è un fiume in piena: «Questa notte ho studiato il Rendiconto fino alle due di notte, assistito telefonicamente da due professori di Diritto finanziario» (poveracci).

Al povero capogruppo del Pd Picarone, bancario e più volte assessore al Bilancio a Salerno, Sangiuliano urla: «Io che il professore di Storia dell’Economia lo faccio veramente, alla Luiss, quando vuole venire a seguire un corso la faccio accedere con piacere, le spiego Keynes!».

Accusa il mite consigliere dei Cinque Stelle Raffaele Aveta, fedelissimo di Fico di ignorare il Diritto: «Con me sarebbe stato bocciato!».
Solo che Aveta professore di Diritto lo è davvero. Associato di Diritto privato comparato, a Giurisprudenza, alla Federico II.

Qualche giorno fa, in Consiglio, il Nostro si è lamentato dei servizi igienici del Palazzo regionale. «Guardate che faccio venire Striscia la Notizia, eh!».
Immaginatevi il Gabibbo nei cessi al Centro Direzionale.

Fico e il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi gli hanno praticamente riso in faccia.
Ma Sangiu diceva sul serio…

L’ex ministro della Cultura, così dicono, avrebbe raccolto un piccolo dossier fotografico sulle inefficienze di Palazzo, deciso a darlo a tv o qualche giornale di area per la pubblicazione. Un vero dossier da inviato sul fronte.

Di recente andava tutto tronfio nei corridoi perché nella spassosissima parodia di Roberto Fico realizzata da Rosario Fiorello e Biggio alla “Pennicanza” su Radio Due, ora perculano pure lui.

PS: Fico è contento della parodia di Fiorello, ancor più del suo intervento in radio all’ultima puntata della stagione. Gli serviva mediaticamente. È giovane ma appare un po’ troppo istituzionale, dicono gli esperti di queste cose.


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Sette giorni di te e di me

Il settimo giorno Vincenzo De Luca non si riposò, a differenza del collega dell’Antico Testamento, evidentemente non deluchiano.

La prima settimana con fascia tricolore del cinque volte sindaco di Salerno, 77 anni compiuti l’8 maggio scorso è stata la seguente:

Lunedì 25: elezione al primo turno, vaffanculo grazie a tutti, subito al lavoro.

Martedì 26: si piazza con le braccia sui fianchi tipo tu-sai-chi e si mette a osservare e a sbraitare davanti vari cantieri. Corso Vittorio Emanuele, uno dei principali della città: lavori fermi? E lui ordina di faticare pure la domenica.

«In caso di ritardo scatterà la rescissione dei contratti!».

Poi si trasforma in un Francesco Borrelli (senza smartphone, non lo usa) a caccia di parcheggiatori abusivi.

Mercoledì 27, Giovedì 28: versione nonno-cantiere su e giù al centro storico per vedere se i lavori erano effettivamente ripresi. Giubilo dei vecchietti salernitani.
E la cosa divertente è che De Luca in tutta questa settimana non era ancora giuridicamente in carica: pure se avesse voluto, non avrebbe potuto firmare nemmeno un Kleenex.

Venerdì 29: c’è la prima diretta video social di Vicienzo dopo le elezioni. «Si è misurata la connessione sentimentale con gli elettori», dice citando Antonio Gramsci che nei “Quaderni” del carcere scriveva che non si può fare politica vera senza una «connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione». Ma questa cosa l’avranno capita i 10-15 ex Pci ancora in vita in Campania, qualche giornalista (pochi) e una pattuglia di prof di Scienze Politiche.

Sabato 30 e domenica 31: sui cantieri stradali c’erano tutti i lavoratori col caschetto e le palette, le ditte erano terrorizzate dall’ira del neoeletto.

Lunedì 1 giugno: alla proclamazione da sindaco, De Luca non si presenta, come sempre. Non gliene frega niente. In serata  lo sceriffo rende noti i nomi dei suoi assessori, 8 persone, le ha scelte tutte lui, come sempre ha fatto e sempre farà, in saecula saeculorum.

Quel che la maggior parte delle persone non capisce è che De Luca non bisogna analizzarlo per le dichiarazioni ma per ciò che fa. Esempio: molti fra i nominati nella sua nuova squadra sono assessori uscenti. Domanda: ma se per tutta una campagna elettorale l’ex governatore ha lamentato che Salerno era nel più cupo degrado, in base a cosa sono stati riconfermati?

C’è un nome su tutti degno di nota: Nino Savastano, suo fedelissimo la cui incontenibile ascesa fu bloccata da un’inchiesta giudiziaria. È stato nominato vicesindaco con delega da una tonnellata: sport. Vincenzo De Luca vuole a Salerno gli eventi di Euro 2032.

Per proporsi deve ristrutturare lo stadio Arechi (140 milioni di euro). Dato che c’è, rifà anche altri due impianti: il campo Volpe e il PalaTulimieri. Una marea di denaro. È la grande occasione di Savastano, già assessore a Salerno, che nel 2021 fu eletto consigliere regionale, poi travolto dall’inchiesta sulle cooperative a Salerno, e finì ai domiciliari. Al processo è uscito assolto con formula piena.


Pina se n’è andata e pure i soldi

A proposito, con l’addio di Pina Picierno al Partito Democratico (nessuno ha pianto, fra i Dem campani) il bilancio del Pd Campania perde dodicimila euro all’anno.
Motivo? Il regolamento finanziario del partito impone ai  «parlamentari europei eletti nella circoscrizione meridionale» di versare «l’importo mensile di euro mille alla Tesoreria Regionale».


Il ghosting di Aurelio

«Famo er pokerino, famo er pokerino e poi co’ tre ganci te caghi sotto?» dice il macellaio trucido Finocchiaro al cantante fallito Ciardulli, il grande Christian De Sica, nel film di Verdone “Compagni di scuola”.
Anche se è uno dei film di Verdone che non ha prodotto lui, Aurelio de Laurentiis sicuramente riconoscerà la battuta.

Qualche settimana fa De Laurentiis, durante la famosa conferenza stampa di addio dell’ex mister del Calcio Napoli Antonio Conte, ha dato addosso al Comune di Napoli. Copione trito: il sindaco è juventino (DeLa detesta Manfredi, ama Vincenzo De Luca), serve uno stadio nuovo, altrimenti me lo faccio da solo.

Nel corso degli anni da presidente del Napoli De Laurentiis ha indicato almeno dieci posti in cui avrebbe potuto fare lo stadio, non c’è mai riuscito. Il tema sono i soldi (che non ha).

L’ultimo spazio adocchiato in ordine di tempo è un terreno della Q8 (i petrolieri, si, quelli) nella zona Orientale di Napoli.

Quando l’ha detto, al Comune di Napoli hanno ridacchiato, perché conoscevano la storia: De Laurentiis a marzo è andato a vedere i terreni, gli hanno chiesto una cinquantina di milioni d’euro come base su cui trattare e lui, letteralmente, ha ghostato i rappresentanti italiani della Q8, sparendo dai loro radar. Pensava – dicono i soliti cattivi – di avere i terreni gratis perché si trattava del Calcio Napoli.

La sai quella di Renato Carosone? Caravan Petrol…


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Compagni di scuola

Il vizio più diffuso della politica italiana è il millantato credito: «Io conosco»; «Io so»; «Io ti aiuto». Siamo tutti d’accordo?

Da quando Roberto Fico è presidente della Regione Campania è un continuo. Satelliti di partito, epifenomeni della politica, specialisti di comunicazione vecchia e nuova, esperti in trasporti, politiche sociali, turismo religioso, aree interne. Per dieci anni nessuno si sarebbe mai sognato di chiamare per nome il presidente della giunta regionale della Campania, manco i parenti.
Ora è tutto un «Roberto qui» e «Roberto lì».

La cosa più curiosa è la quantità di persone che sostiene essere stata compagno/a di scuola di Fico.
Delle due l’una: o già c’erano le classi da 30 studenti o l’ex presidente della Camera è stato bocciato molte volte…


Grazie per aver letto. È la prima, quindi sto un po’ in ansia. Tu, intanto, se non l’hai ancora fatto, iscriviti a TUFO qui.

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Non è solo una questione di iscritti alla newsletter: dobbiamo creare una comunità di persone vere, non solo nomi dietro ad un cellulare.

Per sopportare di vivere in una città come questa
ci vuole veramente un popolo di filosofi, o di incoscienti
Guido Ceronetti

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Napoli è oggi la città italiana più discussa al mondo, sospesa tra una rinascita straordinaria e i timori di chi ci vive ogni giorno. L'attesa della Coppa America, il nuovo volto di Bagnoli e le migliaia di turisti che la celebrano e l'affollano convivono con la gentrificazione, il degrado delle periferie, il caro-vita e il lavoro in nero. TUFO, la newsletter di Fanpage, nasce per ascoltare il battito profondo della città, oltre la frenesia della cronaca quotidiana. Ogni giovedì nella tua casella di posta, per fare comunità con chi Napoli la abita o la visita. Perché amare una città significa anche raccontarne le contraddizioni, senza nasconderle.

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