Alberto Savi
in foto: Alberto Savi

Alberto Savi, uno dei killer della banda della Uno Bianca ha ottenuto il primo permesso premio in 23 anni. Condannato al carcere a vita, l'ex agente di polizia in servizio alla questura di Rimini, oggi 52enne, da anni detenuto al Due Palazzi di Padova, ha potuto usufruire – in una comunità protetta a pochi chilometri dalla carcere –  di 12 ore di libertà, dalle 8 alle 20. A pesare sulla decisione del tribunale di Sorveglianza è stato il parere favorevole degli psichiatri ed educatori del Due Palazzi, che hanno sottolineato una condotta "modello" del detenuto all'interno delle attività lavorative nel call center del penitenziario.

L'organizzazione criminale cominciò a colpire nel 1987, mettendo a segno rapine dei caselli autostradali lungo l'Autostrada A1. Dopo poco divenne nota per le sue scorribande e fu chiamata la "Banda della Uno Bianca", dal modello dell'auto utilizzata per le azioni, una Fiat Uno di colore bianco, di volta in volta diversa e sempre rubata. Pur di mettere a segno rapine ed estorsioni i membri della banda non si facevano scrupolo di lasciare sul campo delle vittime. Uccisero e ferirono guardie giurate e poliziotti che gli sbarravano la strada. Particolarmente cruenta fu la cosiddetta ‘Strage del Pilastro'. Il 4 gennaio 1991, al Villaggio del Pilastro in Bologna, una pattuglia dell'Arma dei Carabinieri fu trucidata da una raffica di proiettili sparati dal gruppo. Caddero il Capo pattuglia Otello Stefanini e i militari Andrea Moneta e Mauro Mitilini. Della banda facevano parte i fratelli Savi: Alberto, Roberto e Fabio e i gregari Marino Occhipinti, Pietro Gugliotta e Marino Vallicelli. Tutti erano poliziotti eccetto Fabio, che non riesce a essere ammesso nel corpo di Polizia per un difetto alla vista.

Per i loro crimini sono stati condannati all'ergastolo Marino Occhipinti (commutato in semilibertà nel 2012, ndr.) a 28 anni di carcere per Pietro Gugliotta e 3 anni e 8 mesi Luca Vallicelli. Fondamentale la testimonianza di Eva Mikula, compagna di Fabio Savi, le cui rivelazioni al processo contribuirono a incastrare la banda. Dopo 14 anni di reclusione, nel 2008, Pietro Gugliotta è stato messo in libertà grazie dell'indulto. I fratelli Savi sono stati condannati tutti a tre ergastoli a testa. Nel 1998, Giuliano Savi, padre dei fratelli, si è suicidato avvelenandosi con i barbiturici. Il suo corpo è stato ritrovato all'interno di una Uno Bianca.