L'appello degli storici contro l'eliminazione della traccia di storia dall'esame di maturità non è tardato ad arrivare. E definisce "un errore madornale" l'accantonamento del tema storico dalla prova che tutti gli italiani sul finire del loro percorso di studi alle superiori hanno la possibilità di scegliere. Fulvio Cammarano, presidente della Società per lo studio della storia contemporanea, una delle associazioni di storici che hanno firmato l’appello per salvare la storia nell’esame di maturità, non le manda a dire: "La trattano come merce d’antiquariato, fuori moda, da accantonare. Ed è pericoloso: la storia fa parte del presente, e senza la consapevolezza di ciò che è accaduto non daremmo un senso alla nostra scena politica e sociale". Parole nitide, che gli studiosi e gli storici inviano direttamente al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, ma che in questi ultimi giorni di polemica sono state condivise da migliaia di persone sui social. Ha continuato Cammarano:

Non è questione di governi anche perché Bussetti ha avallato una decisione della commissione che si era già insediata, e che all’interno non aveva neanche uno storico. Parliamo piuttosto di una tendenza degli ultimi dieci anni, in cui la storia soffre di schizofrenia: da una parte assistiamo al successo di programmi di intrattenimento e fiction basati sulla storia, dall’altra vediamo che la storia com’era un tempo, quella che aveva un peso politico, sta scomparendo.

C'è però da evidenziare come, questo progressivo accantonamento della storia, sia frutto anche del disinteresse degli studenti, che negli anni hanno scelto a malavoglia e solo in poche eccezioni il tema di storia, considerato che il tema storico è stato svolto appena dall’1% degli studenti. Nell'occhio del ciclone, relativamente a questa vicenda, c'è finito un linguista e persona serissima come Luca Serianni, presidente della commissione che ha rivisto l’esame, e che difende la scelta della commissione, chiarendo anche qualche dettaglio in grado (forse) di far rientrare la polemica:

La storia non scomparirà del tutto: sarà una delle tracce di italiano possibili e sarà presente di anno in anno nella proposta che farà il ministero. Si tratta di una materia centrale per la formazione dei ragazzi, ma bisognerebbe rafforzare e provvedere prima, affinché i candidati la scelgano.

Ovviamente, messa così, pare comunque molto discutibile. Perché se gli studenti non scelgono la traccia storica, ciò non significa che bisogna quindi smettere di proporla. Il problema, quindi, come sostiene Serianni, è il lavoro che c'è a monte. E che è da tempo lo stesso problema evidenziato dagli storici. Un problema, quello della poca attenzione alla storia, verrebbe da dire, di portata quasi storica, a sua volta. Come fare, dunque, per far tornare questa materia tra gli interessi degli studenti, dei docenti, delle famiglie? Ecco il vero rompicapo, al di là di una traccia o l'altra scelta all'esame di maturità.