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Oggi mi è arrivata la lettera di una donna che ha chiesto di rimanere anonima. La chiameremo Paola per comodità. Paola vive la stessa situazione di molte persone che non riescono ad arrivare a fine mese. Chiedono perché le persone non facciano figli: eccolo spiegato il perché. Perché non si riesce nemmeno a mettere da parte i soldi per una pizza, figuriamoci per l'apparecchio ai denti. Questa è una realtà che riguarda moltissime famiglie, di cui si parla, ma che non viene assolutamente presa in carico dalle istituzioni. Sono molte le storie che continuano ad arrivare al nostro giornale di persone che hanno difficoltà, pur lavorando, a mettere insieme il pranzo con la cena. E non ce la fanno più.

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Questa è la storia di Paola. Se anche tu stai vivendo una situazione simile, scrivi a streghe@fanpage.it. Daremo voce affinché le cose cambino.


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Scrivo queste parole perché a volte, quando si vive dentro ai propri problemi ogni giorno, diventa difficile spiegare agli altri quanto sia pesante andare avanti. Io non arrivo più a fine mese. E non lo dico per lamentarmi, né per chiedere qualcosa a qualcuno. Lo dico perché questa è la nostra realtà, quella che viviamo ogni giorno io e mio marito, cercando di fare del nostro meglio per mandare avanti la nostra famiglia.

Tutto aumenta. La spesa, le bollette, la benzina, le assicurazioni, la manutenzione della macchina, le visite mediche, le medicine. Persino andare a lavorare è diventato quasi un lusso, perché per lavorare bisogna spendere: bisogna mettere benzina, mantenere un’auto, mangiare fuori quando serve, affrontare tutte quelle piccole spese che, sommate, diventano enormi. E alla fine dello stipendio non rimane quasi niente. Ci sono momenti in cui mi guardo intorno e ho la sensazione che esistano soltanto due estremi: da una parte i super ricchi, dall’altra chi fa fatica anche a permettersi le cose più semplici. E in mezzo, persone come noi, che lavorano, si sacrificano, fanno rinunce, ma continuano comunque ad avere paura di non riuscire ad arrivare alla fine del mese.

Io non chiedo una vita fatta di lusso. Vorrei soltanto vivere senza la paura delle bollette. Vorrei poter aprire la cassetta della posta senza sentire un nodo allo stomaco. Vorrei poter andare a fare la spesa senza fare continuamente calcoli nella mia testa. Vorrei poter dire di sì quando mio figlio mi chiede una pizza, senza dover pensare se quei soldi ci serviranno per qualcos’altro. Vorrei poter regalare a mio figlio un po’ di normalità. Lui ci chiama “la famiglia del domani”, perché troppo spesso gli diciamo: domani. Domani lo facciamo. Domani lo compriamo. Domani andiamo. Domani vediamo. E quel “domani” è diventato una parte della nostra vita. Non perché non vogliamo fare, vivere, sorridere insieme. Ma perché dobbiamo sempre rimandare qualcosa. E questa cosa fa male. Fa male a noi come genitori e fa male perché sappiamo che nostro figlio vede le nostre difficoltà, anche quando cerchiamo di nasconderle.

Io e mio marito siamo stanchi. Siamo esasperati. Ci sentiamo soli, nonostante ci sia una famiglia da mandare avanti. Ci sentiamo continuamente con l’acqua alla gola, costretti a scegliere quale spesa pagare prima, quale rinuncia fare, quale problema rimandare. E la cosa più pesante non è nemmeno non potersi permettere qualcosa. È vivere continuamente con la paura. La paura che arrivi una bolletta più alta. La paura che si rompa la macchina. La paura di avere bisogno di un medico o di una medicina. La paura che succeda qualcosa di imprevisto, perché non abbiamo un margine per affrontarlo.

Ci sono giorni in cui ci chiediamo quanto ancora riusciremo ad andare avanti così. Noi non vogliamo privilegi. Non vogliamo diventare ricchi. Vorremmo soltanto poter vivere del nostro lavoro con un minimo di serenità. Vorremmo poter pagare quello che dobbiamo, mangiare, curarci, mandare avanti la nostra famiglia e, ogni tanto, concederci una pizza senza sentirci in colpa. Vorremmo poter dire a nostro figlio “sì” più spesso. Vorremmo smettere di vivere aspettando sempre il domani. Perché dietro ogni famiglia che fatica ad arrivare a fine mese non ci sono soltanto numeri. Ci sono persone. Ci sono genitori che cercano di non far pesare le difficoltà sui propri figli. Ci sono coppie che la sera fanno i conti e cercano di capire come arrivare alla fine del mese. Ci sono sogni rimandati, desideri messi da parte e tanta, tantissima paura. Questa è la nostra vita. E oggi avevo soltanto bisogno di dirlo a cuore aperto. Non perché voglio essere compatita, ma perché vorrei che qualcuno capisse che anche chi lavora, si impegna e cerca di fare tutto nel modo giusto può arrivare a sentirsi senza via d’uscita. Noi chiediamo soltanto di poter vivere, non semplicemente di riuscire a sopravvivere fino alla fine del mese.


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Ciao!

Natascia Grbic

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Femminicidi, misoginia e cultura dello stupro dominano la nostra società, intrisa di odio verso le donne. La "caccia alle streghe" non è un fenomeno così lontano nel tempo, perché tra istituzioni indifferenti e media inadeguati o complici, gli uomini continuano ad ammazzare le donne quando non riescono a dominarle.  È ora di accendere i nostri fuochi e indirizzarli dove non si voleva guardare: Streghe è il nostro Osservatorio sul patriarcato, il nostro impegno per cambiare il modo in cui si raccontano le storie alla base di una società costruita a misura di uomo.

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