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In questi giorni abbiamo pubblicato diverse testimonianze di madri alle prese con inserimenti impossibili, orari incompatibili con il lavoro, nidi costosi e una gestione della cura che continua a ricadere quasi tutta sulle famiglie, e soprattutto sulle donne. Questa volta, però, la storia arriva dalla Norvegia e sembra mostrare un’altra cosa: non esiste un sistema perfetto, ma esistono condizioni di lavoro e servizi che possono rendere la genitorialità molto meno penalizzante.
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A scriverci è una madre italiana che vive lì con la sua famiglia e che racconta soprattutto una differenza: non sentirsi in colpa perché ha un figlio. Si tratta ovviamente di un racconto personale: non conosco così bene la realtà norvegese, e non so se quella arrivata sia la realtà comune. Ma ogni tanto, una storia che sia positiva, è bello ascoltarla.
Questa di seguito, è la storia di Giuliana. Se anche tu sei in questa situazione e vuoi raccontare la tua storia, scrivici a streghe@fanpage.it. Facciamo casino tutte insieme.
Ciao,
vi scrivo perché ho letto il vostro articolo sull’inserimento dei bambini al nido.
Siamo una famiglia italiana che si è trasferita all’estero, in Norvegia nello specifico, e anche noi ci siamo ritrovati ad affrontare una situazione simile. Abbiamo i nonni lontani, quindi non possiamo contare sul loro aiuto quotidiano con il nostro primo figlio. L’asilo è aperto dalle 7:30 alle 16:30 e, come in Italia, anche qui l’inserimento rappresenta un momento importante, sia per il bambino sia per i genitori.
Per l’inserimento, alcune aziende prevedono due giorni retribuiti per permettere ai genitori di accompagnare il proprio bambino durante questa fase di cambiamento. Ogni bambino è diverso e, per alcuni, due giorni possono essere più che sufficienti. Personalmente ho deciso di prendere altri tre giorni di ferie e di dedicarmi completamente a questa fase. L’ho fatto soprattutto per il mio bambino, ma anche per me, perché alla fine l’inserimento è un cambiamento importante anche per noi genitori.
Da quello che sto imparando vivendo qui, la società norvegese è molto orientata all’indipendenza. In molti casi le famiglie non hanno i nonni vicino che possano andare a prendere i bambini o aiutare nella gestione quotidiana. Allo stesso tempo, però, si beneficia di un buon equilibrio tra vita privata e lavoro, che permette di sentirsi più tranquilli e capaci di gestire entrambe le responsabilità. Gli orari di lavoro, almeno nella mia esperienza, permettono di essere presenti per la propria famiglia e, allo stesso tempo, di mantenere la propria indipendenza. È proprio questo l’aspetto che mi colpisce maggiormente della società norvegese: ho la sensazione che le esigenze delle persone e delle famiglie siano considerate non tanto attraverso un “aiuto” alla famiglia, quanto attraverso condizioni di lavoro che permettono concretamente di conciliare le diverse parti della vita. Oltretutto, non ti senti in colpa perché sei genitore. Il fatto di avere una famiglia e dei figli non sembra essere visto come un ostacolo alla propria carriera o alla propria vita professionale. E, se il bambino sta male o devi andare a prenderlo per qualsiasi motivo, almeno fino ad ora non mi è mai capitato di sentirmi in colpa o “in torto” nei confronti dell’azienda o dei colleghi. Fa semplicemente parte della vita..
Non ho mai avuto esperienza diretta di un nido in Italia, quindi non posso fare un vero confronto. Posso però dire che, per quello che sto vivendo qui, trovo il concetto di (nido) barnehage davvero interessante. L’attenzione è molto focalizzata sull’esperienza del bambino, soprattutto sul rapporto con gli spazi esterni e con la natura, indipendentemente dalle condizioni meteo. I bambini escono anche quando piove, fa freddo o il tempo non è dei migliori.
Credo che questo approccio abbia molto valore: i bambini imparano a vivere gli spazi esterni con naturalezza, a sperimentare e a diventare sempre più autonomi, ma soprattutto trovano in questi luoghi tantissime occasioni di gioco e divertimento.E forse è proprio questo uno degli aspetti che mi sta piacendo di più di questa nuova esperienza: vedere mio figlio affrontare un cambiamento importante, in un ambiente pensato davvero a misura di bambino.
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Ciao!
Natascia Grbic