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Sono tantissime le donne che ci stanno scrivendo per raccontare le enormi difficoltà di crescere dei figlə. Sia per una questione economica, tra costi esorbitanti dei nidi privati che si portano via quasi uno stipendio intero, a cui spesso va aggiunto quello della baby sitter, con il risultato che alla fine non rimane praticamente nulla. Anche i congedi al 30% pesano, perché i salari sono troppo bassi e la vita costa sempre di più.

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C’è poi il tema del carico mentale delle madri e dello scarico quasi totale su di loro della cura dei figlə: un tema che sta esplodendo e che porta sempre più donne a dire che non ce la fanno più. Non ce la fanno più a sacrificarsi completamente, a vedere il proprio lavoro, le proprie aspettative e, di conseguenza, la propria vita considerati meno importanti rispetto a quelli dei padri.

Perché c’è da dirlo: le cose stanno cambiando, ma ancora troppo lentamente. E molti uomini continuano a scaricare sulle donne gran parte delle responsabilità legate alla cura perché, come ci diceva Viola ieri, “la mamma è la mamma”.

Questa di seguito, è la storia di Yulia. Se anche tu sei in questa situazione e vuoi raccontare la tua storia, scrivici a streghe@fanpage.it. Facciamo casino tutte insieme.


Ho letto il post di Giada su IG, relativo alla questione figl, e volevo condividere la mia storia, che poi è simile a quella che avete pubblicato e chissà a quante altre.Forse questa email non verrà nemmeno letta, ma vi ringrazio in ogni caso perché mi è servita come sfogo in un momento in cui spesso mi sento sola e non posso riversare (nuovamente) questa frustrazione addosso alle amiche…

Ho 36 anni (quasi 37) e sono diventata mamma 5 mesi fa. Tardi secondo la nostra società e secondo mia madre. Ma io prima non avrei proprio potuto nemmeno sognarlo, seppur ho sempre desiderato diventare mamma. Infatti, mi sono potuta comprare una casa soltanto a 34 anni ed ho dovuto “accontentarmi” di un bilocale (pur sapendo che se mai la famiglia si fosse allargata, avremmo dovuto cambiare di nuovo), trasferirmi molto fuori Milano in un paese di 4mila anime e accettare un tasso d’interesse del mutuo che è imbarazzante da quanto è alto. Eppure ho una laurea, un’esperienza lavorativa di 18 anni (sì, lavoravo già durante l’università), un “tanto sudato” contratto a tempo indeterminato e uno stipendio che, per gli standard di oggi, non è nemmeno tanto male. E nonostante questo, senza particolare aiuti economici e dopo aver passato 12 anni a pagare un affitto, io sta benedetta casa prima non me la potevo permettere. Certo, qualcuno dirà che non era essenziale avere una casa di proprietà per fare un* figli, ma a una persona che come me è cresciuta solo e soltanto in case in affitto, l’idea di far crescere pure l propri* figli* nelle stesse condizioni fa venire i brividi freddi lungo la schiena.

Alla questione abitativa aggiungiamo quella relazionale. Trovare una persona con cui fare un* figli* spesso è più complicato che ottenere il mutuo in banca. Poi ci vuole un periodo per conoscersi, uno per assestarsi, uno per convivere un minimo per capire se può funzionare. Io il mio compagno l’ho conosciuto 5 anni fa, a quasi 32 anni… E no, non mi sembrava molto intelligente restare incinta da uno qualsiasi a 25 anni solo per far sì che mia madre potesse finalmente dire alle amiche di essere diventata nonna. Dunque, una sana relazione, un lavoro (e quindi uno stipendio) decente ed una casa di proprietà sono sempre stati, per me, i tre pilastri essenziali per poter pensare di mettere su famiglia. Prima dei 35/36 anni era quindi fattibile? No, direi di no. Ed eccomi qui a 37 anni, con una relazione sentimentale funzionante, una casa tutta mia ed una meravigliosa bambina di 5 mesi.

Peccato che tra 6 settimane questa bimba stupenda la devo inserire al nido (a un modesto costo di 800€ al mese perché nel pubblico non siamo riuscite ad entrare per quest’anno) e ho già incominciato a piangere ora, sperando che per allora le lacrime si esauriscano del tutto, perché mi si spezza il cuore all’idea di lasciarla li, dalle 9 alle 18, dal lunedì al venerdì. E sì, la figlia l’ho fatta io, ma sempre io non mi posso proprio permettere di stare a casa percependo uno stipendio al 30%. Il mutuo, il prestito dei mobili, le bollette, i pannolini, il cibo vanno pagati ed il 30% non basta a coprire tutto. Certe volte nemmeno il 100% basta, figuriamo il 30. E non la posso nemmeno “affidare” a qualcuno: il mio compagno lavora nella ristorazione (e per chi non sa, questo significa che non c’è mai), mia mamma non vive in questo paese, mia suocera di 72 anni abita a un’ora e mezza di distanza, da percorrere con 3 mezzi pubblici diversi. Non abbiamo altri parenti qui, non abbiamo una rete di amicizie o vicini di casa che potrebbero darci un supporto, non abbiamo alternative. E ci sono persone (mia mamma in primis) che mi chiedono quando faremo l* second. Ma con che coraggio posso anche solo prendere in considerazione l’idea di farne un altr? La casa è piccola, i costi di tutto sono alti, gli stipendi non seguono in alcun modo l’aumentare del costo della vita, i bonus dello stato sono miseri (270€ di assegno famigliare + 300€ di bonus nido già ora non mi bastano per pagare banalmente anche solo la retta mensile). Per non parlare del fatto che assentarmi nuovamente dal lavoro potrebbe portarmi a perderlo (senza poi considerare che dovrei mettere una X sopra la possibilità di qualsiasi crescita lavorativa).

E questo è adesso. Ma quando la bambina andrà alla materna o alle elementari e finirà la scuola alle 4 del pomeriggio, io come dovrò fare? Mica mi posso permettere una babysitter. E non esistono strutture statali a supporto. Il doposcuola spesso e volentieri è un miraggio e, quando c’è, di norma è gestito pure male perché pure quelle povere stelle de professor* non sono di certo motivat* e pagat* a sufficienza. E con due o più bambin* come si fa? Dove si prendono i soldi sufficienti quando i parenti non ci sono, le strutture mancano e lo Stato fa le orecchie da mercante ?Però la pensione la vorremmo percepire tutt* e preferibilmente non troppo bassa, almeno per poterci godere qualche anno di vecchiaia dopo una vita di sacrifici. Ma chi ce le pagherà queste pensioni? E la salute? La sanità gratuita e ben funzionante non la vorremmo tutt? Certo che la vorremmo. Ma le tasse da pagare per far sì che funzioni tutto bene chi le pagherà? Siamo sempre lì, ci dicono che non facciamo abbastanza figli e che li facciamo tardi. Ed è vero, verissimo. Ma di più e prima semplicemente non ce li possiamo permettere. La verità è tutta lì, davanti agli occhi di tutti. Almeno, di tutti quelli che vogliono vedere… Con grande frustrazione e rammarico nei confronti di questa società ed un grande affetto per voi, vi saluto.


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Ciao!

Natascia Grbic

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Femminicidi, misoginia e cultura dello stupro dominano la nostra società, intrisa di odio verso le donne. La "caccia alle streghe" non è un fenomeno così lontano nel tempo, perché tra istituzioni indifferenti e media inadeguati o complici, gli uomini continuano ad ammazzare le donne quando non riescono a dominarle.  È ora di accendere i nostri fuochi e indirizzarli dove non si voleva guardare: Streghe è il nostro Osservatorio sul patriarcato, il nostro impegno per cambiare il modo in cui si raccontano le storie alla base di una società costruita a misura di uomo.

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