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Ieri su Streghe abbiamo pubblicato la storia di Giada, che ci ha scritto per raccontare quello che sta vivendo tra inserimento al nido del suo bimbo di un anno e impossibilità di conciliare la vita familiare con quella lavorativa. Da ieri ci stanno arrivando tantissime testimonianze di donne che sono nella stessa situazione e non sanno più come fare: a rimetterci sono sempre loro, che devono sacrificare lavoro e indipendenza economica, oltre a loro stesse.
Streghe è una newsletter femminista. Non è accomodante, e a volte nemmeno troppo educata.
Abbiamo un obiettivo: mettere a nudo e combattere il patriarcato.
Non è un lavoro semplice, ma non nego che mi diverto molto a farlo. Sostieni Streghe: ci si iscrive qui.
Questo perché il tempo delle donne viene visto meno prezioso di quello degli uomini, il loro lavoro è sempre meno importante, i loro impegni sempre rimandabili. Si dice che "la mamma è la mamma", che i padri "aiutano" quando possono, e purtroppo ancora molte persone risentono della terribile divisione dei ruoli di genere imposti e sedimentati, che non fanno altro che danni. Alle donne e anche agli uomini.
Questa di seguito, è la storia di Viola. Se anche tu sei in questa situazione e vuoi raccontare la tua storia, scrivici a streghe@fanpage.it. Facciamo casino tutte insieme.
Condivido ogni singola parola. Nido iniziato il 1° settembre ed a oggi, dopo 14 giorni, mio figlio resta lì solo due ore. Due ore.
Per far fronte a questa situazione ho dovuto prendere il congedo al 30%, perché incastrare lavoro e inserimento è semplicemente impossibile e in questo caos mi sono ritrovata a ballare sul filo del senso di colpa, mi sentivo in colpa perché non riuscivo a lavorare bene, e allo stesso tempo in colpa nei confronti di mio figlio perché ero distratta dal lavoro.
L'inserimento l'ho seguito interamente io. Perché? Perché il lavoro di mio marito è più importante, le sue call sono più importanti e non perché lo siano davvero, ma semplicemente perché io sono la mamma e il mio sacrificio professionale, economico e personale è considerato scontato. Mettere da parte la carriera, guadagnare meno, rischiare di fare un lavoro mediocre, saltare le riunioni, rinunciare al diritto di riprendere a lavorare serenamente dopo un anno e mezzo dalla nascita di mio figlio: tutto dovuto.
Intorno a me tutti continuano a ripetermi quanto sia importante "ritrovare del tempo per me stessa", ma la verità è che nessuno me lo permette davvero. Perché alla fine, per tutti, io sono semplicemente la mamma.
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Natascia Grbic