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Da alcune settimane si sta parlando molto del social freezing, ossia la crioconservazione degli ovociti. Il dibattito è esploso da quando Alexandria Ocasio-Cortez, membro della Camera dei rappresentanti per lo stato di New York, ha cominciato a documentare sui social il suo percorso in vista del prelievo per il congelamento degli ovociti, aprendo anche alla discussione sulla sostenibilità economica di una scelta di questo tipo. Ocasio-Cortez, infatti, dice senza mezzi termini di avere oggi la possibilità di accedere alla crioconservazione per le possibilità finanziarie derivanti dal suo ruolo politico cosa che, ovviamente, la maggior parte delle persone non hanno. E da qui bisogna partire per questa nuova puntata di Streghe.
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È ovviamente positivo che una figura pubblica renda visibile una pratica di cui si sa pochissimo, e di cui – almeno qui in Italia – si è sempre parlato molto poco (il giorno in cui cadranno certi tabù arriverà, ma oggi non è quel giorno!). Nelle ultime settimane il dibattito è esploso, con il risultato che le Regioni stanno studiando la possibilità di fornire un contributo economico alle donne che desiderano accedere alla crioconservazione, mentre il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle puntano a renderla gratuita per le donne tra i 27 e i 35 anni.
Al momento in Italia la crioconservazione è gratuita solo per alcuni motivi medici, ad esempio per le pazienti oncologiche. Altre condizioni, come malattie autoimmuni, o patologie come l’endometriosi consentono di poter congelare gli ovociti solo in alcune regioni. In assenza di patologie, il costo della crioconservazione è interamente a carico della donna: un singolo ciclo che comprende stimolazione ovarica e prelievo può andare dai 2mila ai 5mila euro, ma a questi andranno aggiunti i farmaci e la conservazione degli ovuli prelevati. Non è detto inoltre che un singolo ciclo basti: a volte la stimolazione va ripetuta, e i costi non sono compresi nel primo trattamento. I prezzi per la conservazione sono annuali e vanno dai 200 ai 500 euro. Si tratta di cifre importanti, che non tutte sono in grado di sostenere.
Io credo che chiunque voglia accedere alla crioconservazione debba poterlo fare gratuitamente. Le condizioni economiche e sociali del nostro Paese, insieme all’inadeguatezza del welfare state, spesso impediscono di avere una gravidanza nel momento in cui la si desidera. Chi vuole figli rimanda spesso in attesa di una stabilità economica e lavorativa che può anche non arrivare. E quando finalmente arriva, non è detto che biologicamente sia ancora possibile avere una gravidanza in modo naturale. Così molte coppie e molte donne si trovano nella condizione di non riuscire ad avere figli.
Crioconservare gli ovociti non è un’assicurazione al 100%, ma è sicuramente una possibilità in più. Uno Stato che non garantisce a tutte le condizioni per avere una vita stabile e un lavoro non precario dovrebbe almeno farsi carico anche delle conseguenze di questa situazione, garantendo a tutte, senza distinzioni, l’accesso alla crioconservazione attraverso il Servizio sanitario nazionale.
Penso però anche un’altra cosa. Se una donna vuole crioconservare gli ovociti perché, legittimamente, vuole scegliere lei il momento in cui avere una gravidanza, è giusto che questa possibilità le venga garantita. Ma se una donna si trova a dovervi ricorrere perché le condizioni economiche e lavorative non le permettono di avere figli quando lo desidera, allora lo Stato deve lavorare perché quelle condizioni vengano rimosse.
È giusto rendere gratuita la crioconservazione — come già avviene in Francia — per tutte, ma è anche doveroso che le istituzioni si facciano carico di un problema che è sociale e che non può rischiare di diventare, come purtroppo già sembra accadere, una questione individuale. Che la medicina permetta di conservare ovociti più “giovani” è una possibilità importante. Ma se sempre più persone rimandano la maternità per il costo della vita, per l’impossibilità non solo di pagare un mutuo ma persino un affitto, per la precarietà lavorativa, per salari troppo bassi e per la mancanza di servizi, allora siamo di fronte a un’ingiustizia sociale che non può essere risolta soltanto rendendo gratuita la crioconservazione. E lo ripeto: su questo sono assolutamente d’accordo, e penso anzi che, come al solito, siamo pure in ritardo.
Quando sentiamo di coppie che non riescono ad avere figli, sentiamo anche spesso la frase: “eh ma ci doveva pensare prima, a xx (numero a caso sopra i 30) anni cosa ti aspetti”. Mi aspetto che smettiamo di trattare come una colpa individuale (e in genere solo della donna, il famoso “orologio biologico”) il fatto che sempre più persone arrivino tardi alla possibilità concreta di avere un figlio. Perché se per anni hai un lavoro precario, uno stipendio insufficiente, un affitto che assorbe 3/4 del reddito se va bene, servizi che mancano, non “ci potevi pensare prima”, perché banalmente non ti sono state date le condizioni. Se non teniamo conto di questo perdiamo il quadro generale della questione, che è drammatica, e rischiamo di dare una risposta solo privata a un problema che invece è profondamente sociale: una risposta che sembra ampliare la libertà di scelta, ma che finisce per lasciare intatte tutte le condizioni economiche e materiali che quella scelta la limitano.
C’è poi un’altra cosa che secondo me è importante sottolineare in questo argomento che è molto complesso. Tutte possono crioconservare gli ovociti, ma non tutte potranno mai accedervi. Se sei una donna single che vuole un figlio, o sei in una coppia omosessuale, quegli ovuli non potrai comunque usarli. A meno che tu non decida di andare in altri paesi, come ad esempio la Spagna, che invece danno questa possibilità. Spendendo altri soldi ovviamente.
Io credo che essere femministe sia essere per la giustizia sociale. La discussione non può fermarsi solo a quanto sia importante poter congelare gli ovociti: il punto è anche capire chi può farlo, chi può permetterselo e chi, una volta fatto, potrà davvero usare quella possibilità. Tutte dobbiamo essere messe nella condizione di avere le stesse possibilità. Altrimenti parliamo di privilegi che, per definizione, non sono per tutte.
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