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Questo pezzo è per te se sei genitore, se non lo sei ma lavori con qualcunə che lo è, e anche se l’argomento “bambinə” non ti interessa, perché è giusto sapere quello che ti accade intorno e con cosa la gente si trova a dover combattere.

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Streghe è una newsletter femminista. Non è accomodante, e a volte nemmeno troppo educata.

Abbiamo un obiettivo: mettere a nudo e combattere il patriarcato.

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Settembre è arrivato, e con esso la fine (insomma, fanno ancora 800 gradi) dell’estate. Un’estate in cui molti genitori – ma soprattutto molte donne – mica si sono rilassati alla Spa, in montagna o sotto l’ombrellone, mangiando ghiaccioli alla menta e facendo aperitivi in spiaggia. L’estate, soprattutto per chi ha figli piccoli, vuol dire inferno, salti mortali, conto in banca che ti fa il dito medio con l'addebito “CENTRO ESTIVO”, nonni che vorrebbero emigrare in Groenlandia, baby sitter che costano più del tuo stipendio e che comunque sono introvabili. Chi lavora non sa letteralmente dove sbattere la testa, e anche per chi non lavora le cose non sono andate meglio, con temperature altissime che impedivano di fare qualunque cosa che non fosse stare a casa. Ma non tutte le case hanno il condizionatore, quindi signori ecco a voi il delirio è servito.

Sono sicura che se non sei tu la protagonista della scena che ho descritto, conosci qualcuna che lo è. L’estate è uno dei periodi più delicati per i genitori: le ferie durano due/tre settimane, a fronte di tre mesi in cui i bambini stanno a casa. Non tuttə hanno la possibilità di pagare un centro estivo o una baby sitter, non tuttə hanno i nonni che possono dare una mano, non tuttə hanno la possibilità di fare smart working. E anche chi può farlo non sempre ha figli che stanno buoni in stanza a giocare da soli. Insomma, un casino.

Vabbè inizia settembre dirai, ora questa lagna è terminata. Eh no, perché inizia il periodo dell’inserimento ai nidi, all’infanzia, comincia il tempo dell’orario ridotto, del “mercoledì si esce alle 11.30, giovedì alle 12, venerdì piagne e devi andarlo a prendere”. Se tutto va bene dura una settimana, ma se va male si continua fino a che il pargolo è pronto per fare l’orario completo (che comunque termina prima del tuo orario lavorativo).

Spesso questi argomenti sono oggetto di discussione nei corridoi, nelle sale riunioni, ma sempre tra chi vive lo stesso problema. In altre parole, tra le donne con figli. Non che questa cosa non riguardi i padri, anzi. Ma la percentuale degli uomini che si occupa della cura dei figli è ancora oggi molto bassa, e irrilevante rispetto a quella delle madri, che si devono sobbarcare tutta la gestione. Ma soprattutto la cura dei figli viene considerata una questione privata, che ti devi sbrigare e gestire da sola, dando fondo a ferie, congedi e, spesso, finendo pure per essere licenziata.

Il rapporto "SDGs 2026, informazioni statistiche per l'Agenda 2030 in Italia" dell’Istat, riporta che “nel 2025, è stabile al 75,1% il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne di 25- 49 anni con almeno un figlio in età prescolare e delle donne di 25-49 anni senza figli, confermando una situazione di svantaggio per le prime rispetto alle seconde, con un tasso di occupazione rispettivamente del 58,1% e del 77,4%. Nel lungo periodo, è migliorato solo nel Sud mentre è in peggioramento nelle altre ripartizioni geografiche”. Insomma, i numeri ci confermano che avere figli continua ad avere un costo lavorativo enorme per le donne che la paternità, nella stragrande maggioranza dei casi, non ha.

Questo sistema è quasi interamente scaricato sulle donne e d’estate esplode, rendendo praticamente impossibile conciliare tutto. Ed è proprio in questi mesi che le crepe del nostro sistema si mostrano con più evidenza: istituzioni che si dicono preoccupate della denatalità, pensano a bonus random che sono più che altro contentini, ma poi non si preoccupano di costruire un sistema che renda davvero conciliabili la vita familiare e quella lavorativa. Il lavoro non si interrompe perché le scuole chiudono, le ferie durano, se tutto va bene, due o tre settimane. I centri estivi hanno prezzi esorbitanti, il caldo estremo rende difficile stare fuori e, se si è a casa, è impossibile far uscire i bambini. Si pensa che settembre sia la fine di tutto e invece no, perché comincia l’inserimento al nido. Altro giro, altra corsa! E indovinate chi deve prendere ferie, permessi e congedi? È inutile che vi scriva la risposta.

Abbiamo costruito il lavoro, la scuola e i servizi su orari che fanno finta che nessuno debba occuparsi di qualcun altro. Le istituzioni, a questo, non sembrano avere nessuna intenzione di pensare. Farlo vorrebbe dire cambiare radicalmente i tempi di vita sulla quale è improntata la nostra società e immaginare un sistema che non si regga soltanto sul lavoro di cura e sullo sfruttamento delle donne. Vorrebbe dire pensare a salari più alti, a strumenti che rendano i tempi di lavoro compatibili con quelli della scuola e con l’uscita dei bambini, a servizi per l’infanzia che non costringano i bambini a stare chiusi in casa o i genitori a svenarsi per pagare centri estivi privati.

E qui lo voglio dire: io non sono nemmeno troppo d’accordo con chi sostiene che le scuole debbano restare aperte d’estate. Innanzitutto perché fa caldo e quelle aule d'estate sono impraticabili. E poi perché gli insegnanti non sono baby sitter, svolgono una funzione educativa che ha i suoi tempi e i suoi ritmi, e che deve rispettare anche il fatto che per i bambini non è fisiologicamente possibile stare ad apprendere h24. E non possono nemmeno semplicemente “tenerli” e fargli fare altro, perché appunto non sono baby sitter. Questa è una mia opinione, e credo sarà pure piuttosto impopolare, ma penso che abbiamo bisogno di altri servizi e soprattutto di tempi di vita più sostenibili. La questione non è “aiutare le madri”: basta con questa retorica da quattro soldi che vede i figli come una responsabilità delle donne. La cura non è una questione femminile, né tantomeno qualcosa che può essere relegato al solo privato: c’è bisogno di infrastrutture sociali, e ne abbiamo bisogno ora.

La cosa assurda è che viviamo in un periodo storico ossessionato dalla denatalità. Ci si chiede continuamente perché le persone non facciano più figli, quando la risposta ce l’abbiamo praticamente davanti agli occhi. Il problema è che non interessa guardarla.


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Natascia Grbic

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Femminicidi, misoginia e cultura dello stupro dominano la nostra società, intrisa di odio verso le donne. La "caccia alle streghe" non è un fenomeno così lontano nel tempo, perché tra istituzioni indifferenti e media inadeguati o complici, gli uomini continuano ad ammazzare le donne quando non riescono a dominarle.  È ora di accendere i nostri fuochi e indirizzarli dove non si voleva guardare: Streghe è il nostro Osservatorio sul patriarcato, il nostro impegno per cambiare il modo in cui si raccontano le storie alla base di una società costruita a misura di uomo.

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