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Mi piacerebbe dire “buongiorno”, ma dopo le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani tutto è questa tranne che una bella giornata. E no, quelle del ministro – che colleziona figuracce una dopo l’altra – non sono “gaffe”, ma parole che non dovrebbero più avere agio nemmeno nei discorsi da bar, figuriamoci in quelli delle più alte cariche dello Stato. Ma andiamo a vedere cosa ha detto il nostro, così, tanto per rovinarci questo inizio di settimana."Se dovessi dare un consiglio a mio figlio che mi chiede ‘che donna mi devo sposare? Una ragazza magari affascinante? Ma quella ragazza affascinante che carattere ha? Ha cambiato magari più fidanzati, ha mollato il fidanzato, è portata magari a mettere qualche ‘cornetto'…E poi magari c'è un'altra ragazza che è più seria, magari meno appariscente, però più affidabile, più seria, che sarà una buona madre di famiglia. Allora a mio figlio dico, scegli la seconda, perché quella che magari ti può apparire affascinante, poi ti tradisce. Io scelgo sempre quella carina, seria, credibile, che ti mantiene la famiglia, che sta là, che sai che dà delle risposte sempre, che quando la chiami c'è…". Andiamo ad analizzare, intanto, se ce ne fosse bisogno, i tratti problematici del discorso di Tajani.
Giovedì 24 settembre sarò al Pessoa Park di Napoli dalle 21 per un talk con la giornalista e attivista Lara Lago e il collettivo transfemminista ‘Ccà nisciun' è FESSA! per parlare di patriarcato, corpi, stereotipi. Alla fine faremo anche un gioco, non sono esattamente la persona migliore per fare queste cose, quindi se vieni a darmi supporto emotivo sono contenta. Per l'evento ci si prenota qui.
Innanzitutto, di nuovo vediamo una donna venire catalogata rispetto alla sua vita sessuale e sentimentale. Tajani parla chiaramente di una donna che ha cambiato più fidanzati e che, quindi, potrebbe tradirti, facendo diventare il numero delle relazioni avute un indice di scarsa affidabilità femminile. Si tratta di un retaggio vecchio, sessista e maschilista, perché non devo certo essere io a spiegare che non c’è nessun nesso logico tra il numero di partner avuti e la capacità di stare in una relazione. Inoltre vediamo anche qui una cosa che speravamo di aver lasciato nei terribili film degli anni Novanta, ossia la contrapposizione tra la donna con cui ci si può divertire e quella invece da sposare, così da andare a formare la sacra famiglia tradizionale dove la moglie sta buona e zitta a casa a fare i panni mentre i mariti si fanno l’amante perché “l’uomo è cacciatore”. Strano che non abbia aggiunto che l’uomo che cambia partner come le mutande è un fico, perché in quel discorso ci stava tutto.
C’è poi l’altra perla, ossia l’abbigliamento indicato come indicatore morale, quelle “gonne un po’ più lunghe”, cosa che ha generato dei meme incredibili sui social, vi consiglio di andarli a guardare.
Insomma, oggi impariamo che gonne più lunghe uguale maggiore affidabilità. A saperlo vedi, me sarei sposata prima, è tutta colpa degli shorts! Sono anni che i movimenti femministi danno battaglia sul fatto che una donna possa vestirsi come le pare e che questo non dia agli uomini alcun diritto sul suo corpo, né di giudizio né di altro. E qui torna anche il tema dello sguardo maschile: l’idea che il corpo di una donna debba essere regolato, contenuto e reso più o meno accettabile in funzione di come viene guardato dagli uomini.
Inoltre, caro Tajani, una donna non deve essere valutata in base alla funzione che svolgerà per un uomo. Di questo puoi stare sicuro: non ce ne frega niente dell’essere una “buona madre di famiglia”, del garantire stabilità o dell’esserci “quando la chiami”. Le donne non vivono come complementi dell’uomo, non sono cose da mettere sul comodino che ti danno sicurezza, tipo la luce da accendere la notte se hai paura di andare in bagno col buio. Sono persone senzienti, sono soggetti con desideri e autonomia.
E poi, immancabile come la mozzarella sulla margherita torna lei, la regina di tutte: la maternità usata come criterio per giudicare il valore di una donna. Ossia: la donna desiderabile per un rapporto serio è quella capace di ricoprire correttamente il ruolo materno e familiare. Complimenti vivissimi.
Tra l’altro, vorrei sottolineare che dire “ha mollato il fidanzato, se n’è andata” non è un buon messaggio da dare in questo momento, dopo decine di femminicidi in cui le donne sono state uccise proprio per aver deciso di esercitare la propria autodeterminazione e di porre fine, in totale autonomia, a una relazione.
Ma a farmi cascare le braccia non c’è solo Antonio Tajani. C’è anche la risposta di Matteo Renzi, che in un video in cui bacchetta il ministro dice: “Il ministro degli Esteri si occupi del burqa delle donne afghane, non delle minigonne delle ragazze italiane. Berlusconi si sta rivoltando nella tomba, Forza Italia abbia il coraggio di togliere il nome di Berlusconi dal simbolo”.
Eh no. Perché anche le donne afghane sono persone che devono poter decidere di se stesse, non soggetti di cui gli uomini occidentali devono “occuparsi”. Se portare il burqa oppure no devono poterlo decidere loro. È vero che oggi in Afghanistan questa libertà viene negata dalle autorità talebane, che impongono pesantissime restrizioni alle donne, anche sul modo di vestirsi. Ma anche qui vediamo replicato lo stesso schema paternalista, con da una parte un uomo che vuole dire alle ragazze italiane quanto deve essere lunga la gonna, dall’altra un altro uomo che dice di “occuparsi” del burqa delle donne afghane. Ma le donne, italiane o afghane che siano, non sono qualcosa di cui gli uomini devono occuparsi. Sono soggetti che devono poter scegliere da sole come vivere, come vestirsi e cosa fare del proprio corpo. Sono loro a decidere e occuparsi di loro stesse, la voce degli uomini non può e non deve sovrapporsi alla loro. Con buona pace vostra.
C’è poi tutta la parte su Berlusconi che non ho capito, voleva essere una battuta? Il senso logico di quella frase qual era? Perché se c’è stato un modello politico e culturale che ha contribuito per anni a oggettificare le donne riducendole a corpi senza voce, funzionali solo a sollazzare lo sguardo maschile, quello è stato proprio il berlusconismo. Se doveva essere una battuta è riuscita male, e più che altro data la delicatezza della questione forse è il caso di discutere e affrontare il tema con criterio, magari – dico un’eresia eh – lasciando parlare le donne, che ne dite? Che di spazio voi maschietti non ne occupate poco.
Ancora una volta ci troviamo davanti a rappresentanti delle istituzioni totalmente inadeguati al periodo storico che stiamo vivendo, mentre la violenza degli uomini sulle donne continua a dare i suoi colpi di coda più feroci. Non è possibile che, dopo anni in cui il patriarcato è stato messo sotto esame e in cui è stata riconosciuta anche la specificità del femminicidio, ci ritroviamo con un ministro degli Esteri che pronuncia senza alcun problema frasi di questo tipo, continuando a rappresentare le donne come appendici funzionali degli uomini.
Lo ripeto: siamo di fronte a istituzioni non all’altezza di fronte alla sfida che questi tempi ci impongono. È arrivato il momento di farci i conti davvero, e di non fare sconti a nessuno.
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Natascia Grbic