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su Streghe non possiamo non parlare dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale.

Voglio iniziare parlando della frase che è sulla bocca di tuttǝ, ossia “il femminicidio non esiste”, che non solo è allarmante, ma è totalmente mistificatoria della realtà che viviamo. Vannacci ha detto una bugia, sapendo di dirla, per un motivo ben preciso: rassicurare quello che è il suo elettorato, quello per cui esiste un solo ordine ‘naturale’ fondato sulla differenza sessuale e biologica, sulla famiglia bianca, eterosessuale, cristiana e patriarcale, sulla maternità come destino naturale delle donne e sull’identità nazionale.

La normalità, diceva zia Lydia, significa ciò a cui si è abituati. Se qualcosa non potrà sembrare normale al momento, dopo un po’ di tempo lo sarà. Diventerà normale”. Questa è una frase che mi piace molto tratta da “Il racconto dell’ancella”, romanzo di Margaret Atwood. La scrittrice si riferisce alla capacità delle persone di adattarsi alle nefandezze più incredibili, fino a che la privazione della libertà non diventa la norma. In questo nuovo contesto, chi prova a denunciare la deriva autoritaria in corso finisce per diventare il problema, venendo accusato incredibilmente di essere lui a minacciare l'ordine democratico.

È da tempo che questa tendenza è in atto. Lo abbiamo visto negli Stati Uniti con Elon Musk che, per usare un'espressione di Valerio Renzi, ha "scassato la finestra di Overton", contribuendo a rendere dicibile ciò che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato inaccettabile. Lo vediamo ancora oggi con Donald Trump, con Javier Milei e con molte altre figure che hanno costruito il proprio consenso sulla normalizzazione di idee sempre più violente che fino a due anni fa ci sarebbero sembrate assurde. E lo vediamo da tempo anche in Italia, dove all'avanzata dell'ultradestra si accompagna un progressivo arretramento sul piano dei diritti civili e sociali.

In questo quadro si sta provando a inserire anche Roberto Vannacci. Per questo sorprende fino a un certo punto che oggi le sue parole scandalizzino parte della destra di governo: il generale è figlio di un clima culturale e politico che quella stessa area ha contribuito a costruire negli anni.

Per questo, certo che mi indignano le parole di Vannacci, ma non mi stupiscono. Il ‘front man’ (come ha deciso di autodefinirsi) di Futuro Nazionale si rivolge a quella parte di società, e in particolare a quegli uomini, che vivono come una minaccia la perdita dei privilegi garantiti da una società patriarcale. Vannacci dice loro che non perderanno il proprio potere, che non c'è alcun sistema da mettere in discussione. Anzi, sono loro le vere vittime. Dice che il femminicidio non esiste, che è un'invenzione della sinistra woke, dei radical chic, che non ci sono discriminazioni in base al genere.

Vannacci ha detto una cosa molto grave, insultando non solo le donne uccise in tutti questi anni, ma anche i loro cari, che devono fare i conti con una perdita che ha devastato le loro vite. È inaccettabile che un rappresentante delle istituzioni delegittimi in questo modo i femminicidi, arrivando di fatto a negare l'esistenza stessa della violenza di genere. Che questa esista non è una questione di opinioni. È una realtà documentata, studiata da decenni dalla sociologia, dalla criminologia, dalla psicologia sociale e dalle scienze politiche. È un fenomeno misurabile attraverso dati, statistiche, ricerche e analisi che mostrano come le donne subiscano specifiche forme di violenza legate ai rapporti di potere e alle disuguaglianze di genere proprio perché donne.

Vannacci ha paragonato, in un guizzo di creatività andando al di là del trito e ritrito ‘maschicidio', che “così come c’è la violenza sulle donne c’è quella sugli anziani e non c’è un anzianicidio. Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri”. No Vannacci, non è così. Per una ragione molto semplice: non ogni omicidio di donna è femminicidio. Il femminicidio è l'uccisione di una donna in base al suo genere, dettata dalla volontà di esercitare controllo, possesso o dominio su di lei in quanto donna. Per questo gli autori di femminicidio sono nel 90% dei casi uomini con cui la vittima aveva una relazione, dal marito, all’ex partner, fino ad arrivare anche al padre. È ovvio – ma qui ormai siamo arrivate al punto di dover sottolineare che l’acqua è bagnata – che una donna investita accidentalmente da una macchina non è vittima di femminicidio. Com’è ovvio che una donna uccisa dall’ex marito che non accetta che lei decida di lavorare, è invece vittima di femminicidio. Dire che non esiste il femminicidio perché non esiste l'anzianicidio è una stronzata. Scusate il francese, non so dirlo meglio.

Visto che però il fegato oggi me lo voglio giocare del tutto, vorrei non soffermarmi solo su ciò che è stato detto sul femminicidio. Sono state dette cose pericolose su aborto, diritti delle persone LGBTQIA+, le quote di genere, la famiglia, la natalità, i diritti riproduttivi. Si è parlato di nuovo di ideologia gender, che non esiste, e di una presunta dittatura LGBTQIA+, che evidentemente non esiste visto il livello di discriminazioni e violenze che continuano a colpire le persone non eterosessuali.

È stato detto che “Una posizione di lavoro la si guadagna in base al merito, non in base a quello che uno ha sotto le mutande, questa è parità. Perché non mettiamo le quote rosa per i fabbri o per i muratori e invece le mettiamo per i politici o i dirigenti?”. Io vi giuro che mi sento in difficoltà, perché pure qui bisogna dire che il problema della rappresentanza di genere (quote rosa è un termine orribile, e siamo d’accordo) riguarda i luoghi dove il potere viene esercitato. Non a caso si tratta di posti dove non esistono declinazioni al femminile di professioni che un tempo erano prerogativa degli uomini.

Non esiste il merito quando le condizioni di partenza sono differenti. Non esiste meritocrazia in un Paese in cui c'è chi viene discriminata perché ha figli o ne vorrebbe, viene esclusa da percorsi di carriera o addirittura dal mercato del lavoro per il semplice fatto di essere donna. La storiella della meritocrazia, usata per nascondere disuguaglianze evidenti, continua però indisturbata a fare danni.

E poi, puntuale come una cartella esattoriale, è arrivata lei, la pontificazione sulla maternità. Il “reddito produttivo di maternità” buttato lì in mezzo è stato esattamente questo: l’assicurazione della difesa della famiglia tradizionale, della donna come angelo del focolare il cui primo compito è quello di procreare. Ma figli italiani. Tanto che ha aggiunto: "Vi ricordate il panda? Era in estinzione e lo avevano messo come simbolo del WWF. Oggi potremmo mettere un bambino italiano a simbolo del WWF. E non mi venite a dire che dovremmo importare i bambini stranieri, come era stato pianificato dall'Onu, l'immigrazione di sostituzione. La famiglia è la cellula fondamentale della società. Non vi è un solo italiano che non sia stato generato da un padre e da una madre italiani. Vogliamo riattivare il saldo demografico della nazione". Non solo Vannacci è riuscito a riesumare indisturbato il piano Kalergi, la teoria del complotto che se la batte con quella dei rettiliani, e a suggerire che i bambini non siano tutti uguali. Rafforza tramite le sue parole l’idea che le donne non siano persone autonome, ma solo un mero strumento per garantire la sopravvivenza biologica della nazione. Fattrici al servizio della patria.

💜​Angoletto della lettura femminista

Questa settimana il libro che voglio consigliarti è "Perché contare i femminicidi è un atto politico", di Donata Columbro. Secondo me è molto utile perché non affronta solo il tema della violenza di genere e della famosa "punta dell'iceberg", ma anche quello di come (non) vengono raccolti e diffusi i dati sull'uccisione di donne, smontando la retorica della neutralità della statistica.

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Ciao!

Natascia Grbic

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Femminicidi, misoginia e cultura dello stupro dominano la nostra società, intrisa di odio verso le donne. La "caccia alle streghe" non è un fenomeno così lontano nel tempo, perché tra istituzioni indifferenti e media inadeguati o complici, gli uomini continuano ad ammazzare le donne quando non riescono a dominarle.  È ora di accendere i nostri fuochi e indirizzarli dove non si voleva guardare: Streghe è il nostro Osservatorio sul patriarcato, il nostro impegno per cambiare il modo in cui si raccontano le storie alla base di una società costruita a misura di uomo.

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