Leonardo in bici a Capo Nord: “Ho il diabete, voglio percorrere 9.125 km come le insuline che ho fatto”

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Leonardo Varroni racconta a Fanpage.it il suo viaggio in bicicletta con destinazione Capo Nord, la cui idea nasce dal numero 9.125 che corrisponde ai chilometri da percorrere e alle iniezioni di insulina che ha dovuto fare in 5 anni di diabete da quando ha scoperto di avere il diabete.

Il diabete di tipo 1 è una malattia cronica che inevitabilmente cambia la vita di chi ne soffre ma, nonostante ciò, è possibile comunque condurre una normale quotidianità, magari organizzando anche un lungo viaggio in giro per il mondo. Leonardo Varroni lo ha fatto, con la sua bici è arrivato a Capo Nord e non potrebbe essere più soddisfatto. Naturalmente porta con sé tutto il necessario per tenere sotto controllo i valori della glicemia ma ha deciso di non farsi limitare dalla malattia. Ha raccontato la sua esperienza a Fanpage.it, invitando tutte le persone che si trovano nelle sue stesse condizioni ad affrontare la paura e a non rimanere nella propria zona di comfort.

Come ti è venuta l'idea di andare fino a Capo Nord in bici? Lo progettavi da tempo?

L'idea è nata da un numero, che è 9.125: sono i chilometri che sto percorrendo e sono anche le iniezioni di insulina che mi sono fatto in 5 anni di diabete. Volevo fare una spedizione, un viaggio, un'esperienza, per celebrare questo "anniversario": ogni anno faccio qualcosa per mettermi alla prova, per dimostrare che questa malattia non è un limite. Questa volta ho pensato di fare una distanza molto lunga in bicicletta, ho visto che per fare 9.000 tondi sarei dovuto arrivare a Capo Nord, una meta simbolica per chi cerca avventure su due ruote, e quindi sono partito.

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Leonardo Varroni con la sua bicicletta

Quali sono state le tappe del viaggio?

Attualmente sono ancora in viaggio sono a Rovaniemi, la capitale della Lapponia, in Finlandia. Sono partito il 28 giugno da Spilamberto, in provincia di Modena, il mio paese, da lì ho traversato il Nord Italia, poi ho fatto l'Austria, sono passato per tutta la Germania, poi ho fatto la Danimarca, la costa sud della Svezia e infine tutta la costa norvegese. Ho fatto da Bergen fino a Capo Nord, ora sto rientrando dalla Finlandia.

Avevi pianificato le tappe o ti fermi ogni volta che sei stanco?

Non avevo pianificato con precisione le tappe, ogni giorno è imprevedibile. Mi ero fatto un programma a livello di tempistiche, anche perché stiamo andando verso la stagione fredda, quindi all'andata sono dovuto andare molto veloce sulla tabella di marcia. In media pedalo 100-120 chilometri al giorno, poi dipende dal dislivello. Quando sono stanco mi fermo, metto la tenda e cerco ospitalità. Prima d'ora non avevo mai pedalato, quindi mi sono ritrovato a essere un ciclista improvvisato. Certo, venivo già da attività sportive abbastanza intense, ma la bici mi è arrivata 10 giorni prima del viaggio. Diciamo che, oltre a essere una sfida fisica, è anche una prova mentale: mi sono ritrovato a trascorrere molte ore da solo in Norvegia, col meteo avverso, tantissima pioggia e freddo.

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Leonardo Varroni

Cosa hai portato con te e quali strade hai fatto?

Ho caricato circa una trentina di chili sulla bici. Oltre ai vestiti e alla tenda, ho anche tante medicine con me perché devo essere preparato per il diabete. Per le strade avevo fatto una sorta di itinerario prima di partire, poi nella pratica scelgo le indicazioni del GPS. Scelgo strade secondarie, poco trafficate, in aree rurali, quindi attraverso luoghi molto caratteristici. In Norvegia ho seguito la EuroVelo 1, che è l'unica strada che si può seguire in bicicletta per arrivare a Capo Nord.

Quanto ti manca ancora alla fine del viaggio?

Al momento ho fatto circa 5.500 km. L'obiettivo è fare 9.125 km, quindi ne mancano circa 3.600. Probabilmente viaggerò ancora un paio di mesi. All'andata sono andato molto veloce, quindi magari adesso me la prendo con più calma. L'idea è quella di attraversare mezza Europa per poi tornare a casa.

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Leonardo all'arrivo in Norvegia

In che modo il diabete sta influenzando questa esperienza? Quali problemi ti ritrovi ad affrontare ogni giorno?

I problemi sono tanti: il primo è il peso extra che ho sulla bici. Ho con me le scorte di medicinali per diversi mesi, visto che il viaggio dovrebbe durare 4-5 mesi, così da essere sicuro di rimanere coperto. Ho i vari aghi, dispositivi, insulina e un sistema di raffreddamento per trasportare tutto: in totale sono una decina di chili e sulla bici si fanno sentire, soprattutto in salita. Nel contesto quotidiano, inoltre, c'è da pianificare molto. In Norvegia e in Lapponia, ad esempio, i supermercati sono molto distanti, dunque devo programmare in anticipo cosa mangiare nel corso della giornata. Per me il cibo non è solo benzina, è sopravvivenza, non posso permettermi di rimanere senza zucchero, senza carboidrati, quando sono in mezzo a nulla. Mentre sono sulla bici, devo fare molta attenzione a non andare in ipoglicemia, a non avere dei cali di zuccheri, perché potrebbero mettermi molto in difficoltà. Ho imparato, però, ad ascoltare il mio corpo. Il problema principale è la sera, quando mi fermo: in media brucio 3-4 mila calorie al giorno, anche 5 mila, quindi la sera che ho molta fame e spesso devo improvvisare i pasti. Non ho tempo e modo per fare delle cene equilibrate, il più delle volte mi faccio un enorme piatto di pasta, ma questo significa che devo svegliarmi di notte per controllare la glicemia. Perdendo tante ore di sonno, la cosa influisce sui giorni seguenti. Poi ci sono piccoli dettagli, per esempio, quando dormo in tenda e fuori piove o fa freddo, magari ho la glicemia alta perché ho mangiato tanto e male la sera prima, e durante la notte devo alzarmi spesso per andare a fare pipì per via del diabete. Sembra una cosa da poco, ma insieme agli altri elementi si complica tutto.

Il momento più difficile del viaggio?

L'arrivo in Norvegia: fin da quando ho cominciato a pedalare lungo la costa, ho trovato delle temperature estremamente fredde, percepite anche 3-4 gradi, con pioggia incessante. Andavo a letto che pioveva e mi risvegliavo che pioveva, è stato mentalmente molto difficile, più di quanto aspettassi, soprattutto perché venivo dai 25-30 gradi della costa di Oslo. Il diabete ne risente, quindi ho avuto livelli di glicemia ingestibili, oltre che stress e mal di testa.

L'esperienza più emozionante?

Ovviamente l'arrivo a Capo Nord, nonostante piovesse e mi stessi congelando i piedi. È stato memorabile: il posto è molto suggestivo, poi arrivi lì dopo mesi di pedalata, dopo salute incredibili, e sembra di essere su un'altro pianeta. C'è anche la soddisfazione di avercela fatta in solitaria, è stato davvero un bellissimo momento.

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L'itinerario

Che consiglio daresti a tutti quelli che si trovano nella tua stessa situazione ma non hanno il coraggio per affrontare viaggi così impegnativi?

Io direi sempre di affrontare la paura cercando di organizzarsi, di pianificare. Una volta che si creano delle condizioni sicure e che si ha un buon equipaggiamento, si può partire senza ansia. Lungo la strada ci saranno inevitabilmente dei cambi di programma ma, se si è preparati a tutto, alla fine si riesce a gestire ogni imprevisto. Spesso quando le persone scoprono di avere il diabete, si chiudono in se stesse e si limitano tanto. Effettivamente è una malattia che cambia la vita, che ti porta a controllare tantissime variabili e ad affrontare un certo stress mentale, ma bisogna uscire dalla propria comfort zone dove tutto è controllato. Spero che la mia esperienza possa essere un invito ad avere una vita piena e a inseguire i propri sogni, anche e soprattutto per coloro che soffrono di diabete.

Se anche tu hai fatto un viaggio particolare, hai visitato luoghi lontani con mezzi di trasporto inconsueti, hai visto luoghi indimenticabili o vissuto in un posto remoto del mondo, raccontaci la tua esperienza, condividila con noi cliccando qui.

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