Il castello simbolo di rovina romantica, rinato grazie al crowdfunding e a migliaia di piccoli investitori

La Francia è celebre nel mondo per i suoi castelli della Loira, simboli di secoli di potere e trasformazioni artistiche. Queste fortezze, disposte lungo le sponde della Loira, raccontano una storia architettonica che va dal Medioevo alla Rivoluzione francese, fino al Romanticismo ottocentesco, attirando ogni anno milioni di visitatori da tutto il mondo. Tra queste dimore storiche, poche storie sono così particolari come quella del castello della Mothe-Chandeniers, un edificio che da secoli incarna al tempo stesso decadenza e speranza. Situato nella regione della Vienne, nell’Ovest della Francia, questo castello non è soltanto un monumento architettonico, ma anche un simbolo dell'interesse delle persone per l'arte. Struttura immersa nella natura e avvolta dall’acqua, La Mothe-Chandeniers ha attraversato secoli di trasformazioni e soprattutto un incendio devastante e un abbandono quasi totale, fino a diventare negli ultimi anni uno degli esempi più affascinanti di recupero collettivo attraverso un crowdfunding internazionale a cui hanno partecipato più di 25mila persone.

La storia di un castello tra nobiltà e restauri
Il castello della Mothe-Chandeniers si trova presso il comune di Les Trois-Moutiers, nella regione della Nuova Aquitania, immerso nella campagna francese e circondato da un fossato naturale che ne accentua l’aspetto già suggestivo. Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando era conosciuto come La Motte-Bauçay ed era una fortezza medievale legata alla potente famiglia Bauçay. Nel corso dei secoli la proprietà cambiò più volte mano, passando attraverso diverse casate nobiliari e riflettendo le complesse dinamiche della nobiltà francese. Nel Seicento, sotto la famiglia de Rochechouart, il castello assunse un nuovo ruolo: François II de Rochechouart-Chandeniers, esiliato dalla corte reale dopo la sua partecipazione alla Fronda (rivolte contro l'assolutismo monarchico), lo trasformò da semplice roccaforte in una vera e propria residenza nobiliare elegante, raffinata e circondata da giardini e parchi. Le varie vicissitudini economiche e familiari determinarono periodi di abbandono e rapide successioni di proprietari, fino all’inizio dell’Ottocento, quando l’imprenditore François Hennecart avviò un ampio progetto di restauro. Ma fu nella seconda metà del XIX secolo, con il barone Edgard Lejeune e sua moglie, che il castello assunse l’aspetto neogotico che si vede oggi nelle fotografie, grazie a una reinterpretazione romantica ispirata ai celebri castelli della Loira, con torri, mura merlate e un’architettura che univa antico e moderno secondo i canoni estetici del tempo.
Dall’incendio del 1932 al miracolo del crowdfunding internazionale
La storia della Mothe-Chandeniers prende una piega tragica nel 1932, quando un incendio devastante, probabilmente causato da un impianto di riscaldamento difettoso, distrusse gran parte dell’edificio. Sale, arredi, arazzi, dipinti e un’intera biblioteca di grande valore andarono perduti, e la maggior parte delle strutture fu ridotta a rovina; solo la cappella, alcune dépendance e il colombaio sopravvissero all’incendio. Per decenni il castello rimase abbandonato e la natura reclamò lentamente gli spazi: piante rampicanti, alberi e acqua trasformarono le mura annerite in un paesaggio suggestivo, rendendo La Mothe-Chandeniers un simbolo di rovina romantica. La svolta arrivò nel 2017, quando due organizzazioni, Dartagnans e Adopte un Château, lanciarono una campagna di crowdfunding internazionale senza precedenti. L’idea era di permettere a chiunque, con una piccola somma, di "adottare" una parte del castello e diventare co-proprietario. In poche settimane decine di migliaia di persone da oltre cento paesi aderirono al progetto, raccogliendo oltre un milione e mezzo di euro per acquistare e iniziare a restaurare il maniero, trasformandolo di fatto nella più grande proprietà collettiva al mondo. Ad oggi il castello è visitabile grazie a passerelle che consentono di esplorare le rovine in sicurezza e di testimoniare quotidianamente l’evoluzione del progetto di restauro.