Trainspotting torna al cinema: sul grande schermo rivive lo stile heroin chic anni Novanta

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La scena iniziale del film Trainspotting
La costumista Rachael Fleming quando ha realizzato i costumi per il film Trainspotting si è rifatta allo stile “heroin chic” degli anni Novanta.

Sono passati 30 anni dall'uscita di Trainspotting, vero e proprio cult, un manifesto sociale della crisi di un'intera generazione. Tornerà restaurato in 4K sul grande schermo per un evento speciale: sarà in sala solo il 19, 20 e 21 ottobre 2026. Mark Renton, Begbie, Spud, Sick Boy e Tommy sono diventati il simbolo di vite senza scopo, vissute cercando costantemente evasione dalla realtà. Il "Choose Life" iniziale diventa con loro l'invito a saper andare contro ciò che la società definisce giusto e accettabile, rivelando ciò che c'è di "altro": dietro le apparenze e il perbenismo, dietro chi chiude gli occhi per non vedere le cose scomode.

Il film comincia con l'indimenticabile scena di due ragazzi che corrono per le strade di Edimburgo, in sottofondo c'è Lust for Life di Iggy Pop e una voce fuori campo recita: "Scegliete la vita". Questo incipit ha cambiato la storia del cinema, portando milioni di spettatori nella realtà nuda e cruda delle dipendenze. Al centro del film le vite precarie, ai margini, all'insegna degli eccessi di un gruppo di giovani nella Scozia degli anni Novanta. Il Paese era in piena crisi economica e culturale, i giovani annoiati e disillusi si rifugiavano nelle droghe e si vestivano tutti uguali con lo stile successivamente ribattezzato non a caso heroin chic.

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I protagonisti del film nel 1996 a Cannes

Che cos'è lo stile heroin chic dei protagonisti di Trainspotting

Prendendo spunto dal modo di vestire tradizionalmente associato a eroinomani e tossicodipendenti, si è fatta avanti questa espressione che descrive un abbigliamento minimalista, anticonvenzionale, disordinato. In Trainspotting si vedono canotte aderenti sgualcite, T-shirt corte che lasciano l'ombelico in vista, giacche di pelle, jeans skinny vissuti, trucco sbavato e capelli spettinati. È un'estetica che comunica una bellezza imperfetta e anticonvenzionale, quella che si è imposta come standard negli anni Novanta, in opposizione a un modello molto più glamour e "perfetto".

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Kate Moss per Calvin Klein Pre Spring 1999

Come è nata l'estetica heroin chic

La costumista Rachael Fleming quando ha realizzato i costumi per il film Trainspotting si è aiutata con le fotografie dell'epoca: quelle dei ragazzi per strada, quelle dei gruppi punk e delle band scozzesi underground. Mark Renton e i suoi amici sono dei tossicodipendenti e ciò che indossano risulta trasandato e disordinato, minimal, senza alcun abbellimento estetico: decisamente la loro ultima preoccupazione, in quelle esistenze dedite all'eroina. È un abbigliamento coerente con le loro possibilità economiche, con le loro vite disordinate, con gli ambienti frequentati.

A differenza degli anni Ottanta, quando sfilavano modelle-dive come Cindy Crawford e Claudia Schiffer, nel decennio successivo si fece avanti questo nuovo ideale estetico che riprendeva proprio quei tratti e quelle caratteristiche tradizionalmente associate all'abuso di sostanze: lo stile di Mark Rent insomma. Prese infatti il nome di heroin chic, espressione molto forte e molto criticata, vista come una glorificazione delle droghe, come un'esaltazione di quello stile di vita. Il giornalista Jacob Sullum scrisse sulla rivista Reason, per smontare quell'equazione: "Non c'è motivo di aspettarsi che le persone attratte dal look promosso da Calvin Klein saranno anche attratte dall'eroina".

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Kate Moss e Johnny Depp

Corpi molto magri, visi scavati, sguardi assenti e persi nel vuoto trovarono posto nella moda diventando degli standard, il materiale preferito di stilisti e fotografi. Le modelle coi visi emaciati e le forme un po' androgine, con le occhiaie scure e la pelle chiara erano ricercatissime: una su tutte Kate Moss. Grande fan di questo filone anche il regista e attore Vincent Gallo, che ha realizzato servizi fotografici per Calvin Klein. Iconico resta quello del 1993 per il profumo Obsession con Kate Moss protagonista, dove emerge perfettamente quell'estetica decadente, trasandata e malinconica. Altri riferimenti sono le modelle Jade Parfitt e James King sul fronte femminile, Johnny Depp e Kurt Cobain sul fronte maschile.

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Gia Garangi nel 1978

Gia Carangi: heroin chic prima che il termine venisse coniato

In realtà, ben prima di tutti questi nomi c'era stata Gia Carangi, famosa modella degli anni Settanta e Ottanta, quando non si parlava di heroin chic e questo fenomeno era lontano dall'esplodere. Eppure lei possedeva proprio quei tratti, condensava proprio quegli elementi: sguardo intenso e malinconico, bellezza androgina. Il suo aspetto quasi sofferente, attraeva proprio perché in contrasto col mondo patinato delle passerelle, con la moda considerata solitamente qualcosa di glamour e scintillante. Il suo nome è accostato al fenomeno heroin chic anche perché la modella ha realmente avuto problemi di dipendenza da eroina. Morì nel 1986, a soli 26 anni, per complicazioni legate all'AIDS.

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